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Proietti (Uil), il sindacato se riformatore deve lavorare per costruire società aperta

Domenico Proietti segretario confederale UilDomenico Proietti segretario confederale Uil
ultimo aggiornamento: 20 settembre, ore 12:39
In un libro affrontati i temi della riforma fiscale e della previdenza culturale.
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Roma, 20 set. (Labitalia) - "Un sindacato riformatore deve lavorare per costruire una società aperta ed inclusiva, valorizzando le culture e le identità". Lo dice a LABITALIA Domenico Proietti segretario confederale della Uil parlando del suo libro 'Il profilo riformatore del sindacato' (Tullio Pironti editore pp 202). "E' proprio di una forza riformatrice -spiega- saper coniugare continuamente la realtà e la possibilità battendosi, quindi, per un mondo nel quale sia data a tutti una migliore qualità della vita individuale e sociale, senza perseguire l’illusione di una società perfetta".

"Il sindacato - sostiene - deve proporre una nuova sintesi tra azione rivendicativa ed azione di sviluppo per favorire la difesa dei più deboli mediante un nuovo welfare e l'inserimento a pieno titolo delle nuove generazioni nel mercato del lavoro attraverso politiche di redistribuzione efficiente. Promuovere modelli contrattuali che sappiano valorizzare merito, talento e produttività".

"Tutto questo - rimarca - senza smarrire il rapporto continuo con tutti i lavoratori, che è stata ed è la vera forza del sindacato confederale italiano, favorendo sempre una maggiore apertura delle strutture sindacali alla partecipazione dei lavoratori".

"La globalizzazione - sottolinea Domenico Proietti - ha rotto l'equilibrio tra capitalismo e democrazia all'interno dei singoli Stati nazionali. Bisogna lavorare per costruire un nuovo equilibrio tra capitalismo globale e democrazia. Questo impone al sindacato di ridefinire il suo ruolo, sia su scala planetaria che nazionale. Innanzitutto - continua - costruendo un vero e proprio sindacato confederale europeo e mondiale, in grado di interloquire con le istituzioni sovranazionali promuovendo anche il loro consolidamento e battendosi per estendere i diritti dei lavoratori in tutti quei paesi in cui non vengono riconosciuti. Questa è l'unica strada per governare la globalizzazione, dal punto di vista del mondo del lavoro, ed evitare forme di dumping sociale. Sul piano nazionale bisogna lavorare per colmare gli squilibri e le distanze, tra i diversi strati della popolazione, che la globalizzazione di fatto accentua".

"Le sfide che abbiamo di fronte - ammette il sindacalista della Uil - non possono essere vinte rinunciando all'unità del mondo del lavoro. Un'unità che non può essere un totem fine a se stesso ma un valore e uno strumento dell’azione del sindacato per migliorare la vita dei lavoratori. Questa visione deve essere il fondamento di un'auspicabile ripresa dei rapporti positivi tra Cgil, Cisl e Uil. Il sindacato riformatore deve rifiutare la falsa alternativa tra conflittualismo e subalternità ed affermare il ruolo di sindacato della partecipazione".

"L'azione riformatrice del sindacato - osserva Proietti - ha quindi oggi il compito di recuperare e riproporre l’unitarietà dei diritti e dei doveri nel mondo del lavoro come premessa indispensabile allo sviluppo di politiche utili alle generazioni future promuovendo una grande ridistribuzione delle opportunità, condizione essenziale per riprendere la crescita non solo economica ma anche civile del nostro paese".

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