
Riccardi, allungare da 6 mesi a 1 anno permesso soggiorno immigrati disoccupati
Roma, 12 gen. (Labitalia) - "Allungare da sei mesi a un anno il tempo per poter cercare un nuovo lavoro" per gli immigrati disoccupati. E' questa la proposta lanciata dal mininistro per l'Integrazione e la Cooperazione, Andrea Riccardi, davanti alla commissione Affari Costituzionali della Camera. Riccardi ha espresso "preoccupazione" per il problema degli immigrati disoccupati cui scade il permesso di soggiorno dopo sei mesi. In questo modo, "si rischia di perdere lavoratori che hanno già fatto un percorso di integrazione", sottolinea il ministro, che dice di non volere un'immigrazione fatta di "braccianti semestrali".
Per il ministro, occorre passare dalla fase dell'emergenza a quella dell'accoglienza lungo un percorso di integrazione che passa attraverso la scuola, la sicurezza, la cooperazione e i rapporti internazionali. La questione della presenza degli stranieri è stata finora affrontata come "un'emergenza, ora ci aspetta la stagione dell'integrazione", ha detto Riccardi, parlando di un percorso che "parte dalla scuola e arriva fino agli anziani". Perché la scuola "è un luogo decisivo per l'integrazione dei bambini e dei genitori". E come la televisione ha fatto molto per la lingua e l'unità dell'Italia, oggi può fare molto per l'integrazione: Riccardi sta già lavorando con il direttore generale della Rai, Lorenza Lei, per costruire "una sinergia sui temi dell'immigrazione".
Un altro aspetto "è la prevenzione dei conflitti sociali nei territorio", la "sfida delle città", dove "alte concentrazioni di immigrati possono diventare un fattore negativo, facili detonatori" di tensioni.
Riccardi ha sottolineato il "bisogno di sicurezza". Ma ha poi parlato dell'importanza di gestire i rapporti con le comunità straniere anche attraverso i rappresentanti dei loro Stati, perché "le relazioni internazionali vanno connesse all'integrazione" e la "missione del ministero si svolge nel contesto della globalizzazione". E, in questo ambito, cooperazione allo sviluppo e integrazione sono collegate, anche perché gli interventi di cooperazione potranno servire "a qualificare i migranti" che poi verranno qui.
Infine, il fondatore della Comunità di Sant'Egidio si è soffermato sul problema della cittadinanza, soprattutto per quei minori che sono cresciuti in Italia. Oggi, ha ricordato, "i minorenni figli di stranieri sono il 7% della popolazione scolastica". Per chi è nato in Italia c'è la possibilità di chiedere la cittadinanza a 18 anni, ma forse questo percorso potrebbe inziare prima "perché pensarsi italiani aiuta a integrarsi". Non più solo 'jus sanguis' (cittadinanza per i figli di cittadini) o, come accade negli Stati Uniti , 'jus soli' (cittadinanza per chi è nato nel territorio dello stato), ma 'jus culturae', afferma Riccardi, che si dice tuttavia consapevole del fatto che in questa materia "il governo non può che appoggiare quello che maturerà in Parlamento".
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