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Per lui prima notte in carcere

Mafia, Nicchi ai pizzini preferiva i pacchetti di sigarette. L'arresto a Palermo (VIDEO)

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ultimo aggiornamento: 06 dicembre, ore 18:56
Palermo - (Adnkronos/Ign) - Nuovo sopralluogo nel covo vicino al Tribunale di Palermo dove sono stati rinvenuti alcuni telefoni cellulari, un pc e dei documenti. Il numero due di Cosa nostra si complimenta con i poliziotti: ''Sorpreso dalla vostra professionalità''. La Catturandi di Palermo: ''Così lo abbiamo preso''. Latitanza finita per Nicchi e Fidanzati
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Palermo, 6 dic. (Adnkronos/Ign) - Prima notte in carcere per il boss mafioso Giovanni Nicchi, 28 anni, catturato ieri pomeriggio in un appartamento nei pressi del Tribunale di Palermo dagli uomini della Squadra mobile. Il giovane astro nascente di Cosa nostra è stato trasferito ieri sera, intorno alle 22, dalla Questura di Palermo al carcere Pagliarelli, dove ha passato la sua prima notte da detenuto, dopo tre anni e mezzo di latitanza. All'uscita dalla Questura, un gruppo di parenti di Nicchi e degli altri due favoreggiatori, Alessandro Lo Presti 19 anni e Giusi Amato di 27 anni, hanno gridato e inveito contro i poliziotti.

Mentre Nicchi si è complimentato con gli agenti. "Complimenti - sono state le sue uniche parole - Mi ha molto sorpreso la vostra professionalità, la vostra cortesia e la vostra educazione dimostrata al momento del mio arresto. Pensavo di dovermi imbattere in persone scortesi''.

Nell'appartamento di via Filippo Juvara gli uomini della Polizia scientifica hanno effettuato un nuovo sopralluogo. Fin dalle prime ore del mattino, i poliziotti hanno eseguito ulteriori controlli nel covo al primo piano dove sono stati rinvenuti alcuni telefoni cellulari, un computer e dei documenti, ritenuti dagli investigatori "importanti". Materiale che adesso gli uomini della sezione Catturandi della squadra mobile, guidati da Mario Bignone, passeranno al setaccio.

L'appartamento, affittato tempo fa dalla giovane Giusi Amato, finita ieri in carcere, è di poco meno di 70 metri quadri ed è ammobiliato con mobili di scarso valore. Ai muri c'è qualche quadro, anche questi di poco conto. E' stato ritrovato anche qualche sacchetto con i rimasugli della spesa che il giorno prima di essere arrestato Nicchi si era fatto consegnare da un giovane che si tenta di identificare. I poliziotti eseguiranno presto un nuovo sopralluogo in via Juvara, controllata a vista dagli agenti.

Secondo quanto era emerso da un'indagine, condotta dai Carabinieri durante le indagini per la cattura del boss, poi arrestato dalla Squadra mobile, a Nicchi non piacevano molto i 'pizzini'. Ai foglietti utilizzati dal capomafia Bernardo Provenzano, scritti rigorosamente a macchina, o da Matteo Messina Denaro, ancora latitante, il numero due di Cosa nostra preferiva i pacchetti delle sigarette, dentro i quali poi nascondere i foglietti con gli ordini.

Le sigarette, con la posta del giovane boss, erano state sequestrate dagli investigatori a Filippo Burgio, 37 anni, commerciante di motociclette, ma considerato dalle forze dell'ordine 'picciotto' dello Zen di Palermo. Burgio sarebbe stato per molti mesi uno dei principali referenti di Giovanni Nicchi, almeno fino al suo arresto, avvenuto nell'aprile scorso.

I Carabinieri gli trovarono tre pacchetti di sigarette, due di marca 'Benson&Hedges' e un pacchetto di 'Diana'. Su ogni pacchetto di sigarette c'era una parola e all'interno di ogni pacchetto c'erano cinque 'pizzini', alcuni dei quali scritti dallo stesso Nicchi. Dai documenti rinvenuti dagli investigatori emergeva chiaramente che Nicchi era a capo del racket del pizzo nella zona di sua pertinenza. In altri 'pizzini' si parlava anche di droga. E' stato anche grazie alla decriptazione dei bigliettini di Nicchi che gli uomini della Catturandi sono riusciti ad arrivare al giovane boss.

Il gup del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, nella sentenza di primo grado del processo 'Gotha', nel quale Nicchi è stato condannato a quindici anni di reclusione - è pendente, al momento, il processo d'appello - scrive che Nicchi, nonostante i suoi 28 anni appena, era "un affarista" che lavorava per un altro boss, il suo capo, Antonino Rotolo, in carcere da tre anni, "muovendosi in un reticolo di affari e di relazioni che sfuggono pure alle logiche della gestione territoriale di natura piramidale e verticistica della associazione".

Secondo il magistrato, Nicchi e Nicola Mandalà, anche lui in carcere perché accusato di essere tra i fiancheggiatori di Bernardo Provenzano, avrebbero trattato "grossi quantitativi di cocaina sulla rotta Palermo-New York". Inoltre, sempre secondo il gup, sarebbe stata di Nicchi, "l'intuizione di 'mettere le mani' sull'affare degli sbarchi nei porti italiani dei containers con prodotti made in Cina". Per Morosini "Gianni Nicchi è l''uomo nuovo' di Cosa nostra. E' al centro di ogni strategia corleonese, dalla droga alle estorsioni, dai nuovi affari transnazionali agli appalti. Ha contatti con il crimine organizzato a Milano e con i gruppi camorristici a Napoli. E' astuto, aggressivo, prende decisioni in tempi rapidi. E' freddo e senza scrupoli".

Il questore di Trapani, Giuseppe Gualtieri, si è detto convinto che l'arresto di Nicchi "renderà adesso più cauto" l'attuale numero uno della mafia, il boss latitante Matteo Messina Denaro. Il questore di Trapani l'11 aprile del 2006 era a capo della Squadra mobile di Palermo, quando fu arrestato Provenzano nelle campagne di Corleone. E' lui, insieme con il capo della Squadra mobile di Trapani, Giuseppe Linares, a guidare gli uomini che sono sulle tracce del boss di Castelvetrano, nel trapanese.

"Messina Denaro - ha spiegato Gualtieri all'Adnkronos - sa perfettamente che, dopo l'arresto di ieri, è l'ultimo bersaglio da cercare. Quindi starà ancora più attento". "Noi stiamo lavorando molto seriamente, come abbiamo sempre fatto - ha detto ancora il questore di Trapani - Abbiamo molta fiducia in un esito positivo di questa indagine". "Risultati come l'arresto di Nicchi - ha aggiunto - ci danno ulteriore entusiasmo per raggiungere un risultato che stiamo costruendo piano piano".

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