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Armato di due pistole ha aperto il fuoco sui suoi compagni che erano disarmati
Strage in Texas: 13 vittime. La zia del killer: ''Provocato perché islamico'' (VIDEO)
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ultimo aggiornamento: 06 novembre, ore 21:26
Washington - (Adnkronos/Ign) - Sono 30 i feriti, tra cui l'autore del massacro, uno psichiatra dell'esercito, Nidal Malik Hasan. Cittadino americano di origine giordana, era sconvolto perché sarebbe dovuto partire per l'Afghanistane aveva chiesto il congedo. Obama: "Orribile violenza''. Sparatoria a Tokyo: uomo ferisce 3 persone e si suicida
Washington, 6 nov. (Adnkronos/Ign) - Doveva partire per l'Afghanistan e non per l'Iraq, come si è detto subito dopo la strage, Nidal Malik Hasan, lo psichiatra dell'Esercito che ieri ha aperto il fuoco nella base di Fort Hood, in Texas, uccidendo 13 persone (12 militari e un civile) e ferendone altre 30. Lo ha riferito la portavoce dell'Esercito americano, il colonnello Catherine Abbott, secondo cui il maggiore Hasan, 39 anni, di origine giordana, avrebbe dovuto far parte di un'unità di riservisti che si occupa dell'assistenza ai militari con problemi psicologici e di stress.
non ci sono tag per la questa notizia, prova con la ricercaUna prospettiva che lo "umiliava", raccontano la zia e altri membri della famiglia di origine palestinese, immigrata da tempo dalla Giordania negli Stati Uniti, perché dopo anni di tormenti e vessazioni da parte di commilitoni e superiori perché islamico in divisa dopo l'11 settembre, il maggiore - che ora è ricoverato in ospedale grave ma ancora vivo dopo che in un primo momento era stata diffusa la notizia che fosse morto - aveva chiesto più volte il congedo. E invece tra qualche settimana sarebbe dovuto partire
"So cosa significa, anche io le ho subite come dirigente in una banca - ha detto Noel Hasan, zia del 39enne psichiatra militare, che vive come tutta la famiglia in Virginia, riferendosi alle vessazioni - alcuni possono sostenerle, altri no. Lui ne aveva subite tante e voleva lasciare l'esercito ma non lo lasciavano andare anche dopo aver ripagato i suoi studi medici". Un portavoce dell'esercito non ha confermato al 'Washington Post' se il maggiore, che si è laureato nel 1997 a Virginia Tech poi passando alla scuola militare di medicina di Bethesda, avesse effettivamente chiesto il congedo.
Armato di due pistole, una delle quali semi-automatica, ha aperto il fuoco sui suoi compagni che erano disarmati, perché ha spiegato un portavoce dell'esercito "non portiamo armi quando siamo nella base. Questa è casa nostra". Prima di aprire il fuoco il Hasan ha gridato 'Allah Akbar' (Dio è grande), come ha confermato il generale Robert Cone, comandante della base di Fort Hood, all'Nbc.
Sulle cause che hanno scatenato la tragedia ancora deve essere fatta piena luce. ''L'inchiesta sulla strage è appena inziata e sarebbe inappropriato fare supposizioni sulle cause di questo terribile crimine", ha sottolineato il segretario per la Sicurezza Interna, Janet Napolitano. Si sa che Hasan era sconvolto perché sarebbe dovuto partire per l'Iraq a breve ed era assolutamente contrario alla guerra in quel Paese. La famiglia ha espresso cordoglio per i parenti delle vittime: "La nostra famiglia ama l'America. Siamo fieri del nostro Paese e provati dalla tragedia di oggi", hanno affermato in un comunicato citato dalla CNN.
Secondo i familiari, il maggiore aveva chiesto aiuto anche ad un avvocato per vedere se era possibile ottenere il congedo prima della fine del contratto, adducendo come ragione proprio le vessazioni subite in quanto musulmano. Ma per il cugino, Nader Hasan, un avvocato 40enne, a far scattare la molla è stato l'ordine di partenza per l'Iraq: "era umiliato dall'idea di dover partire, ogni giorno aveva ascoltato racconti degli orrori visti laggiù", ha detto al 'New York Times' raccontando che il cugino gli disse che "avrebbe fatto qualsiasi cosa per evitarlo, qualsiasi cosa all'interno delle regole per essere sicuro di non partire".
Dal 2003 lo psichiatra militare svolgeva un lavoro di assistenza ai militari tornati dal fronte con sintomi di "traumatic stress" fino alla scorsa estate al Walter Reed - l'ospedale militare di Washington negli anni scorsi al centro di uno scandalo per la scarsa assistenza data ai reduci - e dalla scorsa estate a Fort Hood, la più grande base militare americana.
Nonostante avesse scelto di aiutare gli altri per professione, Hasan viene descritto dai familiari come una persona non forte e problematica: "non è un combattente, anche da piccolo, gli si leggeva subito in faccia che quando stava male" racconta la zia, parlando di un ragazzo che "non aveva molti amici, non faceva amicizia in fretta e non aveva una fidanzata". "Ci diceva che l'esercito fosse la sua famiglia", aggiunge la donna.
I genitori di Hasan, entrambi morti, erano immigrati dalla Giordania ma originari di una cittadina palestinese vicino a Gerusalemme dove la mamma era nata nel 1952. Erano proprietari di diverse attività commerciali, tra i quali ristoranti ed un negozio, in Virginia dove vive uno dei fratelli di Hassan, mentre un altro è tornato a Gerusalemme. "I suoi genitori non volevano che andasse nell'esercito - ricorda il cugino - ma lui disse io sono nato e cresciuto qui, farò il mio dovere per il Paese".
Una devozione per la divisa che non si era incrinata quando, dopo la morte dei genitori nel 1998 e nel 2001, il maggiore ha cominciato a frequentare più assiduamente la moschea di Silver Spring, nel Maryland. Faizul Khan, ex imam della moschea, ha raccontato che Hasan era molto fiero del suo lavoro nell'esercito "molto devoto" tanto che voleva trovare in moschea una donna egualmente religiosa con cui sposarsi.
"Voleva una moglie che pregasse cinque volte al giorno, indossasse il hijab e forse le donne che ha incontrato non accettavano queste cose", afferma ancora l'imam che non esita a dire che aveva "troppe condizioni". Insomma, Hasan è un integralista, tanto che - raccontano i suoi ex colleghi al Walter Reed - non si voleva far fotografare insieme alle colleghe, creando problemi per le foto di rito per esempio a Natale.
Il presidente americano Barack Obama ha definito "tragico" l'episodio ed ha parlato di "un'orribile esplosione di violenza". "E' già abbastanza difficile quando perdiamo questi coraggiosi americani in battaglia all'estero. E' orribile che debbano essere presi di mira in una base dell'esercito sul suolo americano", ha affermato.
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