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Fare musica a scuola migliora l’autostima e le competenze sociali degli alunni
ultimo aggiornamento: 11 novembre, ore 17:29
(IMMEDIAPRESS) IAS: Fare musica a scuola migliora l’autostima e le competenze sociali degli alunni
Presentati i risultati preliminari di una ricerca dell’IAS
Fare musica a scuola è una chiave semplice, divertente e coinvolgente per aiutare il bambino a stabilire un contatto con il proprio mondo interiore, con le proprie esigenze e difficoltà, e a sviluppare le proprie risorse espressive per una migliore comunicazione e condivisione di esperienze con gli altri. I dati preliminari della ricerca dell’Istituto per gli Affari Sociali sulla pratica musicale per l’educazione interculturale e la socializzazione nelle scuole (Progetto MuMi, Musica e Minori), presentati oggi a Roma in occasione del seminario La pratica musicale per l’educazione interculturale e la socializzazione nelle scuole, rivelano che la musica pratica può influire positivamente sull’autostima e sulle capacità sociali dei bambini.
E’ un viaggio nello spazio e nel tempo attraverso la musica e la fiaba la proposta di metodologia didattica progettata dal gruppo di ricerca dell’IAS. Lo studio, che coinvolge un campione di 306 bambini tra gli 8 e i 10 anni di 9 istituti scolastici di Roma e provincia, ha consentito di verificare, attraverso la somministrazione agli alunni di test psicometrici, una tendenza al miglioramento del livello di autostima e delle competenze sociali dei bambini. Il 25,7% degli alunni, in soli 6 mesi di attività musicale, ha migliorato il livello di autostima, senza differenze sostanziali tra i sessi e tra italiani e stranieri. In particolare, il 5,5% del campione è passato da un livello di autostima inadeguato ad un livello adeguato, mentre il 20,2% è passato da un livello adeguato ad un livello superiore.
"Rispetto alle competenze sociali - dichiara la responsabile Pierangela Ghezzo - la tendenza media al miglioramento, pari al 6,7% del campione suddiviso per sesso e provenienza, è solo apparentemente meno significativa. Il primo impatto della musica è sull’emotività, sulla capacità individuale di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni. Nel nostro campione questo effetto è molto alto ed è pressoché identico in generale per italiani e stranieri, maschi e femmine. Per aumentare il livello di socializzazione, che comunque è già qui un risultato importante, sono necessari più tempo ed un lavoro per piccoli gruppi".
Per quanto riguarda il test sul bullismo, il fenomeno non è stato rilevato in nessuna classe, ma "la percezione di sentirsi aggrediti, giusta o sbagliata che sia - dichiara la psicologa Emanuela Rellini - è comunque diminuita nel 9% del campione, del 16% addirittura nel campione dei maschi italiani e dell’11% nel campione delle femmine straniere. Questo dato è importante perché indicativo di una maggiore integrazione dei bambini nel gruppo-classe". La tendenza positiva generale è confermata dall’analisi classe per classe. L’autostima è migliorata in tutte e 20 le classi, mentre la tendenza al miglioramento dello sviluppo psicosociale è presente in ben 16 classi.
La ricerca prosegue anche nell’a.s. 2009/2010 con la proposta della metodologia ad un campione di circa 1.400 alunni tra i 3 e i 7 anni. Al termine della seconda fase dello studio - conclude Ghezzo - potremo mettere a punto una metodologia unica per tutto il percorso scolare dai 3 ai 10 anni e organizzare, per gli insegnanti interessati, percorsi di formazione specifici sulla pratica musicale per l’integrazione e la socializzazione dei bambini nella scuola".
Dal dibattito in sala, che ha visto la partecipazione di docenti del Conservatorio, consulenti e rappresentanti delle istituzioni, è emerso l’impegno a concretizzare una rete intorno al Progetto MuMi, Musica e Minori per approfondire, condividere e perfezionare forme e criteri di una metodologia didattica foriera fin dalle premesse di interessanti sviluppi. per maggiori informazioni: Dr. Micaela Clemente, Referente Stampa e Comunicazione IAS - Tel. +39 06 3225412 - fax +39 06 3235503 Cell. +39 346 0292128 - E-mail: m.clemente@istitutoaffarisociali.it
E’ un viaggio nello spazio e nel tempo attraverso la musica e la fiaba la proposta di metodologia didattica progettata dal gruppo di ricerca dell’IAS. Lo studio, che coinvolge un campione di 306 bambini tra gli 8 e i 10 anni di 9 istituti scolastici di Roma e provincia, ha consentito di verificare, attraverso la somministrazione agli alunni di test psicometrici, una tendenza al miglioramento del livello di autostima e delle competenze sociali dei bambini. Il 25,7% degli alunni, in soli 6 mesi di attività musicale, ha migliorato il livello di autostima, senza differenze sostanziali tra i sessi e tra italiani e stranieri. In particolare, il 5,5% del campione è passato da un livello di autostima inadeguato ad un livello adeguato, mentre il 20,2% è passato da un livello adeguato ad un livello superiore.
"Rispetto alle competenze sociali - dichiara la responsabile Pierangela Ghezzo - la tendenza media al miglioramento, pari al 6,7% del campione suddiviso per sesso e provenienza, è solo apparentemente meno significativa. Il primo impatto della musica è sull’emotività, sulla capacità individuale di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni. Nel nostro campione questo effetto è molto alto ed è pressoché identico in generale per italiani e stranieri, maschi e femmine. Per aumentare il livello di socializzazione, che comunque è già qui un risultato importante, sono necessari più tempo ed un lavoro per piccoli gruppi".
Per quanto riguarda il test sul bullismo, il fenomeno non è stato rilevato in nessuna classe, ma "la percezione di sentirsi aggrediti, giusta o sbagliata che sia - dichiara la psicologa Emanuela Rellini - è comunque diminuita nel 9% del campione, del 16% addirittura nel campione dei maschi italiani e dell’11% nel campione delle femmine straniere. Questo dato è importante perché indicativo di una maggiore integrazione dei bambini nel gruppo-classe". La tendenza positiva generale è confermata dall’analisi classe per classe. L’autostima è migliorata in tutte e 20 le classi, mentre la tendenza al miglioramento dello sviluppo psicosociale è presente in ben 16 classi.
La ricerca prosegue anche nell’a.s. 2009/2010 con la proposta della metodologia ad un campione di circa 1.400 alunni tra i 3 e i 7 anni. Al termine della seconda fase dello studio - conclude Ghezzo - potremo mettere a punto una metodologia unica per tutto il percorso scolare dai 3 ai 10 anni e organizzare, per gli insegnanti interessati, percorsi di formazione specifici sulla pratica musicale per l’integrazione e la socializzazione dei bambini nella scuola".
Dal dibattito in sala, che ha visto la partecipazione di docenti del Conservatorio, consulenti e rappresentanti delle istituzioni, è emerso l’impegno a concretizzare una rete intorno al Progetto MuMi, Musica e Minori per approfondire, condividere e perfezionare forme e criteri di una metodologia didattica foriera fin dalle premesse di interessanti sviluppi. per maggiori informazioni: Dr. Micaela Clemente, Referente Stampa e Comunicazione IAS - Tel. +39 06 3225412 - fax +39 06 3235503 Cell. +39 346 0292128 - E-mail: m.clemente@istitutoaffarisociali.it
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