Eseguite anche oltre 40 perquisizioni
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Blitz contro la cosca di Messina Denaro. Grasso: ''Ci avviciniamo al boss''
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ultimo aggiornamento: 15 marzo, ore 18:09
Palermo - (Adnkronos/Ign) - L'operazione alle prime luci dell'alba a Trapani: 19 fermi. Si stringe il cerchio attorno al superboss latitante dal 1993. In manette anche il fratello e i suoi 'fedelissimi'. Erano incaricati di recapitare e ricevere i 'pizzini' del capomafia. Maroni ottimista: ''Lo prenderemo'' (VIDEO). Su Facebook 24 profili su Messina Denaro, anche 'datore di lavoro: Cosa nostra'. Maxi blitz anti-mafia: clan di Palermo faceva affari tra Italia e Usa. (VIDEO 1/ 2)
Palermo, 15 mar. (Adnkronos/Ign) - Si stringe il cerchio attorno al boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro, numero uno di Cosa nostra. Si è svolta alle prime luci dell'alba una vasta operazione antimafia condotta dagli uomini dalla Squadra mobile di Trapani e dallo Sco di Roma che hanno eseguito 19 provvedimenti di fermo di indiziati di delitto firmati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.
Secondo gli investigatori è stata smantellata una parte della rete di protezione del boss Messina Denaro. I fermati, ritenuti tra i principali favoreggiatori della latitanza del capomafia, latitante dal 1993, sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di società e valori, estorsione, danneggiamento e favoreggiamento personale, aggravati dalle finalità mafiose.
L'operazione denominata 'Golem 2', in quanto seguito dell'inchiesta che la scorsa estate portò a 13 arresti, ha impegnato più di duecento poliziotti. Eseguite all'alba anche oltre 40 perquisizioni nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta, Torino, Como, Milano, Imperia, Lucca e Siena, nei confronti di persone ritenute vicine all'ambito mafioso che fa riferimento Messina Denaro.
Tra i fermati c'è anche il fratello del boss, Salvatore, accusato tra l'altro di avere imposto un'estorsione a un'impresa edile (in particolare avrebbe chiesto il 3% dell'appalto su un lavoro eseguito a Castelvetrano), e due cugini. In manette anche altri 'fedelissimi' di Messina Denaro, che si sarebbero prestati a recapitare e a ricevere la corrispondenza del capomafia, "sia per agevolarne la latitanza - dicono gli inquirenti - sia per assicurare la trasmissione di intese e direttive di indubbia rilevanza per gli scopi precipui dell'organizzazione mafiosa".
In carcere elementi di spicco delle cosche trapanesi, compresi i presunti reggenti delle famiglie mafiose di Castelvetrano, Campobello di Mazara, Partanna e Marsala. Manette anche per l'83enne Antonino Marotta, tra i 'fedelissimi' del bandito Salvatore Giuliano negli anni Cinquanta e oggi fiancheggiatore del boss mafioso.
Dalla sua latitanza dorata, Messina Denaro avrebbe continuato, secondo quanto emerso dalle indagini, la sua azione criminale. "Da alcuni passaggi delle intercettazioni - dicono gli inquirenti - si desume il penetrante controllo del territorio da parte del gruppo criminale capeggiato dal superlatitante; il ricorso sistematico alla violenza per la realizzazione degli obiettivi; il programma di gestione di alcune risorse economiche della zona; l'assoggettamento delle imprese, in molti casi titolari di importanti appalti pubblici, al sistema delle estorsioni e il sistema di riscossione delle relative tangenti; le attività di sostegno alle famiglie dei detenuti con il pagamento delle spese legali e di quelle personali attraverso i proventi delle estorsioni; la ricerca di consenso, di "disponibilità" e mutua assistenza tra i membri dell'organizzazione e verso il capomafia latitante". Seguite dagli investigatori 'in diretta' le modalità di pianificazione e di attuazione di diversi attentati incendiari da parte di quei personaggi risultati coinvolti nel nuovo livello di supporto al latitante.
Gli investigatori spiegano anche che "le importanti risultanze'' raccolte nell'operazione ''hanno trovato pieno riscontro nei 'pizzini' attribuiti al boss '' sequestrati negli ultimi anni ''che hanno consentito di ricostruire lo scambio di messaggi ed il costante collegamento del latitante con gli altri elementi di vertice di Cosa nostra, tra cui Bernardo Provenzano e i Lo Piccolo".
Soddisfatto il dirigente della Squadra mobile di Trapani, Giuseppe Linares che ha condotto l'operazione insieme con lo Sco di Roma: "E' stata un grave colpo per il capomafia", ha commentato. "Si tratta del miglior approfondimento investigativo sulla rete di protezione del boss Messina Denaro - ha spiegato - che può ancora disporre di numerosi contatti e appoggi".
L'operazione ''costituisce una ulteriore tappa di avvicinamento al latitante", conferma all'ADNKRONOS il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. "Con la strategia di avvicinamento che si sta utilizzando per Messina Denaro - ricorda -, in passato si è riusciti ad arrestare il boss latitante Bernardo Provenzano". L'ex Procuratore capo di Palermo, parlando poi della figura di Messina Denaro, lo definisce una "persona molto prudente". "Basti pensare che quando ha degli appuntamenti con i suoi sodali non telefona e non usa i 'pizzini' - spiega -, ma si sa già che ci sono quei tre appuntamenti all'anno. Insomma, evita i contatti di qualunque tipo o, quantomeno, cerca di limitarli al massimo".
Ottimista sulla cattura del capomafia il ministro dell'Interno Roberto Maroni: "Il cerchio si sta stringendo sul numero uno della lista dei latitanti più pericolosi d'Italia: Matteo Messina Denaro - ha sottolineato -. Con l'operazione di oggi gli stiamo facendo terra bruciata intorno e sono ottimista sulla sua futura cattura". ''E' una delle operazioni più importanti degli ultimi 10 anni - ha proseguito - perché lui comunica attraverso l'uso dei pizzini e noi abbiamo fermato la sua 'posta'".
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