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Uno di loro: ''Nel video non ho riconosciuto Marrazzo''

Caso Marrazzo, restano in carcere i quattro carabinieri

ultimo aggiornamento: 24 ottobre, ore 21:09
Roma - (Adnkronos/Ign) - I quattro militari sono stati interrogati oggi a Regina Coeli. Il gip ha convalidato il fermo e disposto che restino agli arresti
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Roma, 24 ott. (Adnkronos/Ign) - Sono stati convalidati i quattro fermi disposti nell'ambito dell'inchiesta sul presunto tentativo di estorsione ai danni del governatore del Lazio Piero Marrazzo. Il provvedimento è del gip Sante Spinaci il quale ha disposto che i quattro carabinieri restino detenuti a Regina Coeli. Il provvedimento è stato preso dal magistrato al termine di un interrogatorio cominciato alle 10 di questa mattina e terminato alle 18.30. Le persone che restano in carcere sono Luciano Simeone, Carlo Tagliente, Nicola Testini e Antonio Tamburrino. Quest'ultimo, rispondendo alle domande del giudice per le indagini preliminari ha dichiarato: "Nel filmato girato (al centro del presunto ricatto, ndr), e che si è cercato di mettere in circolazione, non ho riconosciuto la presenza del governatore Marrazzo... forse c'era una persona somigliante".

Nel corso dell'interrogatorio Nicola Testini, Luciano Simeone e Carlo Tagliente hanno respinto con decisione le accuse. I tre indagati hanno in particolare sostenuto di essere stati proprio loro le vittime di una macchinazione, ordita da persone invidiose dei loro successi nella lotta agli stupefacenti. Hanno detto di essere stati coinvolti da persone "più in alto" che avevano interesse a colpire il governatore Piero Marrazzo pur sapendoli estranei ai fatti. Durante gli interrogatori concordemente i tre carabinieri hanno negato di avere ampie disponibilità finanziarie come ha sostenuto uno dei testimoni chiave della vicenda. Si tratta di un fotografo contattato per la vendita del video realizzato nell'abitazione del trans Natalie in via Gradoli. I carabinieri inoltre contestano il fatto che a loro sono state attribuite colpe inesistenti come ad esempio di aver danneggiato un'automobile appartenente alla prima moglie e a una figlia di Marrazzo.

L'avvocato Mario Grifo, che assiste Tamburrino, ha confermato che al suo cliente oltre all'omessa denuncia è stata fatta la contestazione di essere stato il mediatore incaricato di trasferire a Milano il video girato per commercializzarlo presso qualche emittente televisiva o testata giornalistica.

"Il mio cliente - ha detto il penalista - ha avuto in questa vicenda un ruolo marginale e lo dimostrano anche le contestazioni che gli sono state fatte". L'avvocato ha poi confermato che Tamburrino durante la deposizione ha detto di non essere salito nell'abitazione dove il filmato è stato girato, di non saper nulla del tesserino intestato a Piero Marrazzo e che il cd contenente il filmato gli è stato dato da uno degli altri indagati. L'avvocato Grifo ha aggiunto che l'indagine che ha coinvolto il suo cliente è cominciata praticamente il 20 ottobre scorso quando Tamburrino subì una perquisizione a casa e consegnò il cd contenente la riproduzione del video, cd che però era stato dallo stesso Tamburrino reso inservibile, nonché il biglietto per il viaggio da Roma a Milano. Due giorni più tardi il sottufficiale fu chiamato al Comando generale e tutta la storia è venuta a galla.

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