L'ultima 'battaglia' tra accusa e difesa si è giocata sulla prescrizione
Caso Mills, condanna confermata.
ultimo aggiornamento: 27 ottobre, ore 16:35
Milano - (Adnkronos/Ign) - La sentenza dei giudici di Milano dopo quattro ore di camera di consiglio. In primo grado al legale inglese erano stati inflitti 4 anni e mezzo di reclusione per corruzione in atti giudiziari. I suoi legali: ''Ricorreremo in Cassazione''. Lodo Mondadori, fissata al 1° dicembre l'udienza in Camera di Consiglio per la decisione definitiva sul gruppo condannato a pagare 750 mln di euro alla Cir
Milano, 27 ott. (Adnkronos/Ign) - La Corte d'Appello di Milano ha confermato la condanna già inflitta in primo grado a David Mills a 4 anni e mezzo di reclusione per corruzione in atti giudiziari. La sentenza è stata emessa dopo 4 ore di camera di consiglio dalla terna giudicante La Pertosa-Spina-Maiga.
La triade giudicante ha dunque ritenuto l'imputato colpevole di aver incassato 600.000 dollari Usa per mentire, nella migliore delle ipotesi omettere la verità, per favorire Silvio Berlusconi in due processi dell'immediato post tangentopoli: 'All Iberia' e tangenti alla Guardia di Finanza.
L'ultima 'battaglia' tra accusa e difesa si è giocata sulla prescrizione. Il sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale, nelle sue repliche, questa mattina aveva parlato di tre lettere scritte tra il gennaio e la fine del febbraio 2000 che proverebbero la responsabilità di Mills quale "corrotto da Silvio Berlusconi" per avere reso le due false testimonianze. Una precisazione importante, quella sulla data, per il pg ai fini della prescrizione.
Per la difesa, invece, l'ipotetica corruzione si sarebbe consumata nel '98: quindi, poiché sono passati più di dieci anni, i fatti sarebbero ormai coperti dalla prescrizione. Per di più, sempre secondo la difesa, i flussi finanziari indicati dall'accusa sarebbero stati diversi da quelli al centro del processo.
''Non è finita qui - ha commentato Federico Cecconi, difensore 'storico' di Mills - Qualunque saranno le motivazioni che verranno offerte dai giudici della Corte d'Appello, abbiamo elementi forti che porteranno a una riforma del verdetto in Cassazione''.
''E' una decisione che mette a dura prova la buona fede dello stato di diritto'' ha dichiarato Alessio Lanzi, un altro dei difensori del legale inglese. ''Il mio non può che essere un commento amaro - ha aggiunto - noi comunque andremo in Cassazione, ma quelle di oggi sono decisioni che fanno riflettere''.
E di decisione ''del tutto illogica'' da parte della Corte d'Appello di Milano, che ''nega in radice ogni risultanza in fatto e in diritto'' parla Niccolò Ghedini. ''Un processo svolto in tempi record negando qualsiasi prova e rifiutando qualsiasi possibilità di difesa. Tale decisione non potrà che essere annullata dalla Corte di Cassazione. Comunque, ancora una volta - è l'opinione di Ghedini - si conferma che a Milano non si possono celebrare processi quando, ancorché indirettamente, vi sia un collegamento con il presidente Berlusconi".
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