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Il caso riaperto quasi venti anni dopo

Delitto di via Poma, i genitori di Simonetta: "Il rapporto col fidanzato? Burrascoso"

Simonetta CesaroniSimonetta Cesaroni
ultimo aggiornamento: 16 febbraio, ore 16:53
Roma - (Adnkronos) - Al via la seconda udienza, parla la madre: "Litigavano spesso, non era soddisfatta". La terza Corte di Assise di Roma deve decidere se condannare Raniero Busco, l'ex della ragazza che venne uccisa da 29 coltellate il 7 agosto del '90.
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Roma, 16 feb. - (Adnkronos) - Seconda udienza davanti alla terza Corte di Assise di Roma che deve decidere se per la morte di Simonetta Cesaroni, uccisa con 29 coltellate il 7 agosto del '90, debba essere condannato Raniero Busco, ex fidanzato della vittima. Un fidanzato, hanno detto Anna di Giambattista, madre di Simonetta e la sorella Paola, che con Simonetta aveva un rapporto burrascoso, rapporto di cui per le frequenti liti non era soddisfatta.

E questa sua insoddisfazione la descrive anche in una lettera acquisita agli atti del processo e indirizzata a Babbo Natale. Lettera in cui accusa Raniero di indifferenza e chiede amore. "Vorrei che una volta - c'e' scritto tra l'altro nella lettera - mi dicesse 'ti amo'".

Oggi ha testimoniato anche il fidanzato di Paola Cesaroni, Antonello Barone, che la sera del 7 agosto del 1990 insieme con Paola si reco' dopo varie peripezie in via Poma dove fu lui tra i primi a scorgere il corpo che giaceva a terra in una stanza. Oggi si e' cominciato in apertura d'udienza con la visione di tre cassette video mandate in onda nel '90 da 'Telefono giallo' dove i famigliari raccontano i momenti di paura che hanno vissuto prima che venisse scoperta la verita'. E poi e' toccato ad Anna di Giambattista di parlare delle abitudini di Simonetta rispondendo alle domande del pubblico ministero Ilaria Calo'.

Sono stati cosi' ricordati con dovizia di particolari i momenti successivi alle 15 quando per l'ultima volta Simonetta usci' di casa accompagnata dalla sorella fino alla metropolitana che prendeva per andare in ufficio. Si e' parlato dei rapporti famigliari, delle sue abitudini e della sua quasi maniacale igiene personale, dell'abitudine di cambiarsi frequentemente anche due volte al giorno, delle sue amicizie e anche di Raniero conosciuto frequentando un'amica, Donatella.

Inoltre si e' parlato del fatto che Busco non voleva andare in vacanza con Simonetta in Sardegna preferendo andare con i suoi amici e si e' parlato anche del desiderio di Simonetta Cesaroni di prendere anticoncezionali nonche' della visita ginecologica. E ancora si e' parlato delle ansie della madre della vittima quando alle nove di sera, contrariamente alle sue abitudini, non era arrivata a casa.

La deposizione di Anna di Giambattista e' avvenuta senza che Raniero Busco, anche oggi in aula, mostrasse emozioni. Ha ascoltato impassibile tutto quanto veniva detto in aula e i racconti fatti anche successivamente da Paola Cesaroni sui fatti accaduti quel giorno quando nell'ufficio di via Poma che ospitava l'associazione degli ostelli per la gioventu' fu ritrovato il corpo trafitto da 29 colpi di tagliacarte.

E' stata Anna di Giambattista a ricordare che Simonetta si lamentava del comportamento di Raniero Busco. "Simonetta -ha detto- si lamentava perche' Raniero non la trattava bene... Simonetta me lo raccontava e bastava guardarla in faccia quando tornava a casa dopo averlo incontrato. Soffriva per la sua indifferenza".

Queste circostanze emergono anche da due lettere una indirizzata a Babbo Natale e l'altra all'amica Donatella. In entrambi gli scritti dice Simonetta "Vorrei che una volta mi dicesse 'ti amo'... ma ho ricevuto solo indifferenza e sesso da chi amo e mai amore".

E' toccato poi a Paola Cesaroni ricordare i fatti con dovizia di particolari. Alle 19;30 cominciarono le preoccupazioni della madre e lei insieme con il fidanzato ando' in giro per le strade del quartiere fino alla metropolitana senza incontrare Simonetta. Dopo quest'ora furono presi contatti con Salvatore Volponi, datore di lavoro di Simonetta, per avere notizie sul ritardo.

Di Volponi emerge dal racconto fatto da Paola Cesaroni una certa ambiguita' perche' inizialmente sembrava quasi che non condividesse l'ansia della famiglia per quella situazione. Alla fine Volponi riusci' a trovare da un suo socio l'indirizzo di via Poma. Qui si recarono lo stesso Volponi, il figlio di questi Luca, Paola e il fidanzato. Riuscirono a farsi aprire l'ufficio dell'Aiag dalla portiera. Entro' Volponi e Barone era dietro di lui. Fu quest'ultimo in sostanza ad entrare nella stanza e a scorgere a terra una forma, quando riusci' ad accendere la luce si accorse che a terra giaceva Simonetta.

Anche Antonello Barone con dovizia di particolari ha ricordato i fatti accaduti quella sera e anche lui ha raccontato del comportamento non proprio chiaro di Volponi. Fu lui dopo il ritrovamento del corpo di Simonetta a chiamare la polizia. La portiera dello stabile, Giuseppa De Luca, che era salita con loro nell'appartamento all'improvviso disse di avere le chiavi per entrare e apri'. Ci fu l'ispezione delle stanze da parte di Volponi e di Barone e ad un certo punto il primo chiamo' il secondo accompagnandolo verso la porta dove c'era a terra il corpo.

Fatto strano, ha ricordato Barone, che la portiera quando lui allontano' Paola alla quale aveva impedito di vedere il corpo della sorella a terra, abbia richiuso la porta d'ingresso e, quando arrivo' la polizia chiamata da lui, pur avendole in mano abbia detto che non aveva le chiavi dell'appartamento. Fu uno dei poliziotti a farsele dare e poi ci fu l'ingresso degli agenti nell'ufficio.

Nel corso dell'udienza che e' stata poi rinviata al 24 febbraio prossimo, numerose domande sono state poste ai testimoni dagli avvocati di parte civile e anche da Paolo Loria che assiste Raniero Busco e che ha chiesto ulteriori particolari allo scopo proprio di sostenere che Raniero Busco non aveva alcun motivo per compiere quel delitto che ora gli si attribuisce.

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