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L'udienza davanti alla terza Corte d'Assise di Roma
Simonetta Cesaroni
Delitto di via Poma, il corpo di Simonetta giaceva in una stanza in perfetto ordine
Simonetta Cesaroni
ultimo aggiornamento: 24 febbraio, ore 17:47
Roma - (Adnkronos/Ign) - Alla ripresa del processo mostrate le fotografie della vittima in relazione al racconto di uno degli investigatori. Testimoniano gli agenti che si sono occupati dell'omicidio avvenuto il 7 agosto del '90. Un poliziotto: "La portiera ha indugiato prima di consegnarmi la chiavi dell'appartamento". Si torna in aula il 12 marzo
Roma, 24 feb. - (Adnkronos/Ign) - Il corpo di Simonetta Cesaroni giaceva a terra, nell'ufficio di via Poma, in una stanza. Non c'era disordine e non c'erano segni che potessero far pensare ad una colluttazione. Il corpo era a terra supino. Con l'ausilio di una quarantina di fotografie è toccato al sovrintendente di pubblica sicurezza Ciro Solimene raccontare che cosa vide nell'appartamento di via Poma la sera a dieci minuti dopo la mezzanotte quando andò a fare i rilievi, essendo arrivata la segnalazione che in quell'ufficio era accaduto qualche cosa di grave.
Nel corso del suo sopralluogo Solimene fece i rilievi scientifici praticamente in tutti i luoghi. Esaminò anche il corpo della Cesaroni facendo rilievi fotografici tanto che oggi davanti alla terza Corte d'Assise presieduta da Evelina Canale che per l'accusa di omicidio volontario sta processando Raniero Busco, ex fidanzato della Cesaroni, ha potuto fare una particolareggiata descrizione.
Il testimone ricordando quella sera ha detto che il corpo, ormai freddo presentava delle ecchimosi ha descritto la posizione del cadavere e anche l'abbigliamento della Cesaroni, che era senza scarpe. Queste in maniera ordinata erano poste verso un muro. Particolareggiato anche il racconto per quanto riguarda il reggiseno.
"Era rosa pallido - ha detto - la bretellina della spalla destra era abbassata anche la coppa destra era abbassata in parte sino al capezzolo, mentre quella di sinistra scopriva il seno. Al testimone è stato chiesto anche se il computer dell'ufficio presentasse anomalie. La risposta è stata negativa e nell'ultima parte del discorso ha anche ricordato di avere rilevato una impronta di Antonello Barone, fidanzato di Paola Cesaroni, sorella della vittima, ma l'impronta era rimasta perché questi aveva usato il telefono per avvertire la polizia.
Nell'udienza di oggi oltre a Solimene sono stati interrogati altri agenti. Il poliziotto Franco Martinelli ha ricordato che il 27 agosto del '90 con un altro collega si recò nell'appartamento dove fu trovata morta Simonetta Cesaroni ed eseguì rilievi sul pulsante dell'ascensore e all'interno della cabina prelevando tracce di sangue poi mandate all'esame della polizia scientifica.
Tre giorni dopo l'agente Laura Nardi con un collega effettuò rilievi e prelievi di tracce negli uffici repertando tracce di una sostanza rossastra. Erano sui margini di alcuni poster che ritraevano montagne e mare e che erano appesi alle pareti. Anche un altro poliziotto, Sergio Salis, ha ricordato che il 28 settembre del '90 eseguì rilievi, repertando macchie di sangue, nello studio del direttore dell'associazione Alberghi per la gioventù. Lo stesso in cui era stato trovato il corpo di Simonetta.
Il primo ad arrivare in Via Poma insieme con i componenti della sua pattuglia fu Marco Santangelo, Capo della volante 11. Ha ricordato che la 'pantera' fu dirottata verso via Poma dalla sala operativa qui trovò un gruppo di persone agitate e tra queste Paola Cesaroni. Ha ricordato che la portiera dello stabile ha indugiato prima di consegnargli le chiavi. A confermare il racconto di Santagelo e' stato anche il capo della volante 12 Luigi Piccinini
Un altro agente, Cherubino Gagliardi, ha ricordato che nel bagno c'erano dei fazzoletti di carta strizzati. E che tutto era in ordine. Anche le scarpe della Cesaroni erano state messe, una vicino all'altra un maniera ordinata. Inoltre ha detto di aver visto degli stracci ma non si accertò se fossero bagnati.
La prossima udienza è prevista per il 12 marzo. Altri testimoni sono già stati convocati e tra questi gli inquilini del palazzo di via Poma nonché il datore di lavoro di Simonetta, Salvatore Volponi, e anche Giuseppa De Luca, moglie di Vanacore e custode del palazzo.
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