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Di Girolamo: 1,7 mln dal gruppo Mokbel "Alcuni ex dirigenti Fastweb sapevano"

Nicola Di Girolamo (Adnkronos)Nicola Di Girolamo (Adnkronos)
ultimo aggiornamento: 11 marzo, ore 20:31
Roma - (Adnkronos) - L'ex senatore, interrogato come indagato nel carcere di Regina Coeli, ha detto che i funzionari sapevano delle "operazioni che dovevano consentire di accumulare grosse somme di denaro attraverso il meccanismo della frode dell'Iva". La società di telefonia: "L'ex senatore ha citato solto i due ex-dipendenti Bruno Zito e Giuseppe Crudele"Il Senato accoglie le sue dimissioni
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Roma, 11 mar. (Adnkronos) - "All'interno di fastweb e di Telecom Italia Sparkle a proposito delle operazioni 'Phuncard' e 'traffico telefonico' vi erano dirigenti ben consapevoli della illiceità delle operazioni che dovevano consentire di accumulare grosse somme di denaro frutto dell'attività illecita attraverso il meccanismo della frode dell'Iva. Queste operazioni consentivano alle società di aumentare in maniera rilevante il loro fatturato e di avere dei margini apparentemente legali di guadagno che giustificavano commercialmente le operazioni stesse". E' una delle ammissioni fatte il 9 marzo scorso dall'ex senatore Nicola Di Girolamo, interrogato come indagato nel carcere di Regina Coeli dai pubblici ministeri Giancarlo Capaldo, Giovanni Bombardieri e Francesca Passaniti ai quali è affidata l'inchiesta sul maxi riciclaggio di 2 miliardi di euro. Da parte sua la società di telefonia Fastweb precisa: "L'ex senatore ha citato solto i due ex-dipendenti Bruno Zito e Giuseppe Crudele"

L'ex senatore rispondendo alle domande dei magistrati ha fatto anche i nomi dei funzionari che a suo dire erano al corrente della questione e cioè Stefano Mazzitelli, già amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle, Massimo Comito, già responsabile delle regioni europee della stessa Telecom e Antonio Catanzariti che è stato responsabile del 'Carrier sales Italy'. All'origine di tutta l'operazione, secondo l'accusa, ci sarebbe stato Carlo Focarelli, mente finanziaria del raggiro che ha consentito di sottrarre al fisco 365 mln di euro.

Dal verbale emerge poi che Di Girolamo parla di un compenso personale di 1 milione 700 mila euro in cambio della collaborazione data al 'Gruppo Mokbel'. Di questa somma 200 mila li ebbe per quanto riguarda l'operazione 'Phuncard', anche se lui non svolse un ruolo attivo mentre l'altra somma di 1 milione e 500 mila la ricevette per l'operazione 'traffico telefonico'.

Nel corso dell'interrogatorio Di Girolamo ha riferito che le operazioni legate alla frode iva resero 360 milioni, dei quali, secondo quanto seppe da Mokbel, 140 milioni vennero divisi tra il cosiddetto gruppo Mokbel, il gruppo Focarelli e il gruppo degli inglesi mentre la parte rimanente, depurata dai costi di gestione dell'intera operazione e dal profitto apparentemente lecito che doveva essere guadagnato dalle società che altrimenti non avrebbero avuto ragione di fare quelle operazioni commerciali, sarebbe stato il profitto illecito dei dirigenti delle due società telefoniche. Di Girolamo ha detto di non essere in grado di precisare le modalita' di divisione e di erogazioni di tali somme illecite che spettavano ai dirigenti delle societa' telefoniche.

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ugc
franco_323 ha scritto (12/03/2010 - ore 09:13) segnala un abuso
ugc
E' venuto penso il momento credo di indagare sui conti correnti del signor Parisi che si ritiene estraneo alla vicenda e credo che la procura lo stia già facendo! I signori Crudele e Zito erano i più stretti collaboratori del SIGNOR Parisi e lui non sapeva niente? Non ci credo.
ugc
ugc
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