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Direzione antimafia: tornano gli omicidi. Gioco settore grande interesse criminalità

ultimo aggiornamento: 08 febbraio, ore 17:54
Roma - (Adnkronos) - Lo rileva la struttura guidata da Pietro Grasso nella sua relazione al Parlamento sul primo semestre del 2011. Centrale rimane la minaccia della 'Ndrangheta calabrese che ''ha caratteristiche di organizzazione mafiosa presente su tutto il territorio nazionale''. A Roma ''non si può parlare dell'affermazione di una nuova 'banda della Magliana''' perché non c'è ''un gruppo criminale che possa risultare egemone sugli altri''


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Roma, 8 feb. - (Adnkronos) - Il fattore "più inquietante" emerso nel primo semestre 2011 sul fronte mafia è "il ritorno dell'uso dell'omicidio come strumento per la risoluzione di problemi dell'organizzazione". Lo rileva la Direzione nazionale antimafia, guidata da Pietro Grasso , nella sua relazione al Parlamento. E ''quello che preme sottolineare è la loro non unicità ed il ricorso ad essi da parte di una entità complessa e adusa alle scelte di sommersione come Cosa nostra, che evidentemente ripropone l'omicidio come uno strumento di governo e di risoluzione dei conflitti relativi all'organizzazione, dopo un periodo nel quale tale strumento era stato volutamente accantonato''.

Il latitante numero uno è sempre Matteo Messina Denaro, la cui cattura "non può che costituire una priorità assoluta ritenendosi che, nella situazione di difficoltà di Cosa nostra, il venir meno anche di questo punto di riferimento potrebbe costituire anche in termini simbolici un danno enorme per l'organizzazione".

La 'Ndrangheta, sottolinea la Dna, ''ha caratteristiche di organizzazione mafiosa presente su tutto il territorio nazionale, globalizzata ed estremamente potente sul piano economico e militare tanto da potere essere definita presenza istituzionale strutturale nella società calabrese, interlocutore indefettibile di ogni potere politico ed amministrativo, partner necessario di ogni impresa nazionale o multinazionale che abbia ottenuto l'aggiudicazione di lavori pubblici sul territorio regionale''.

''L'organizzazione -rimarca la relazione - si avvale di migliaia di affiliati che costituiscono presenze militari diffuse e capillari ed, al contempo, strumento di acquisizione di consenso, radicamento e controllo sociale''. Inoltre, la ''nuova generazione'' di ndranghetisti, ''pur conservando il formale rispetto per le arcaiche regole di affiliazione, oggi non sono solo in grado di interloquire con altre ed altre categorie sociali, ma anche di mettere a frutto le loro conoscenze informatiche, finanziarie e gli studi intrapresi''.

"L'area di maggiore interesse - prosegue la Dna - continua ad essere quella reggina, ove il tessuto associativo provinciale assume crescenti connotazioni unitarie, sviluppando una logica di sistema che tende a riverberarsi anche sulle proiezioni extraregionali ed estere del fenomeno delittuoso".

Per quanto riguarda la Camorra '' e le strategie di espansione criminale'' che persegue, ''si registra sempre più frequentemente la presenza di settori del mondo imprenditoriale i quali, in un rapporto di reciproco vantaggio, sono portati a condividere gli obiettivi dei programmi criminosi dei clan, mettendo a disposizione il proprio know-how, di cui è componente essenziale anche la rete relazionale con professionisti (commercialisti, notai, avvocati, funzionari di istituti di credito, intermediari finanziari, ecc.) o con esponenti politici, nazionali e locali''.

''Una delle tradizionali caratteristiche del panorama complessivo dei clan camorristici è la mutevolezza delle alleanze e i repentini e violenti contrasti, che spesso si trasformano in vere e proprie faide''.

A Roma, dove ''i sodalizi criminali autoctoni, operanti'' ''si atteggiano ormai con una violenza efferata , come se il livello di conflittualità fosse levitato e non subisse più alcun meccanismo di autoregolazione'', ''non si può parlare - fa notare la Dna - dell'affermazione di una nuova 'banda della Magliana' in quanto non si ravvisa un gruppo criminale che possa risultare egemone sugli altri o tale da assicurare un effettivo controllo del territorio''.

L'industria del gioco, con un fatturato di almeno 70 miliardi per il 2011, "è di preminente interesse della criminalità organizzata, dati gli elevatissimi rapidi guadagni, la possibilità di riciclare ingenti somme provenienti da attività illecite, la penetrazione territoriale connessa alla gestione delle sale gioco, dei corner, degli apparecchi da intrattenimento".

Nella relazione si sottolinea anche l'indispensabilità dell'uso delle intercettazioni per "l'accertamento dei delitti di criminalità organizzata, specie in ambienti connotati da forte omertà, senza le quali l'azione repressiva ed anche preventiva risulterebbe sostanzialmente priva di ogni efficacia".

Anche il regime del 41 bis ''è imprescindibile'' e ''deve essere potenziato e mai attenuato'', perché ''sul fronte della lotta alla mafia si può solo avanzare e non arretrare''. ''Si tratta pertanto di un ruolo -sottolinea la Dna- che va potenziato con nuovi investimenti per la creazione di strutture adatte allo scopo e non certo depotenziato o rispetto al quale si possa addivenire ad una limitazione dei soggetti sottoposti per ragioni diverse dal venir meno della loro capacità di comunicare in maniera efficace con l'organizzazione criminale nella quale continuano ad avere un ruolo di vertice''.


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