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Un progetto co-finanziato dalla Commissione europea e coordinato dall'Istituto per gli Affari sociali (IAS)

Disabilità, a Parma le buone pratiche per la inclusione sociale

ultimo aggiornamento: 28 aprile, ore 17:52
In Italia sono quasi tre milioni le persone con disabilità, pari al 5% della popolazione totale. Come i loro coetanei normodotati, i ragazzi hanno il diritto di scegliere, decidere ed ottenere la loro indipendenza. Se ne è parlato oggi in una conferenza svoltasi a Parma
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Parma, 28 apr. - (Adnkronos) - I ragazzi e le ragazze con disabilita' hanno diritto di vivere la maggiore eta' e sognare, come tutti a quell'eta', la loro indipendenza fatta di lavoro, autonomia nelle decisioni, progetti per il futuro. E' quanto emerso oggi durante la conferenza 'La maggiore eta' delle persone con disabilita'', organizzata dal Comune di Parma partner del progetto ''Disability and Social Exclusion'' (DSE) co-finanziato dalla Commissione europea e coordinato dall'Istituto per gli Affari sociali (IAS) in collaborazione con Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus, Coface handicap, Regione Sicilia, Comune di Parma, Comune di Castel Sant'Angelo (RI), West e Regesta, con il supporto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Solo in Italia si contano quasi 3 milioni di persone con disabilita', pari circa al 5 per cento di tutta la popolazione. Secondo l'Istat si osserva un tasso di disabilita' del 5,7% nell'Italia insulare e del 5,2% nell'Italia Meridionale. Tale tasso scende al 4,2% nell'Italia Nord-Orientale e al 4,3% nell'Italia Nord-Occidentale. Nell'Italia Centrale si ha un tasso di disabilita' del 4,9%. Quanti diventeranno maggiorenni nel 2010? Il nostro paese e' pronto a superare i comportamenti discriminatori e favorire una reale inclusione che rispetti anche l'acquisizione di nuovi diritti?

''La maggiore eta' e' una tappa fondamentale per tutti, in cui si inizia a progettare e proiettare nel futuro la propria vita: lavorativa, sociale e affettiva'', ha commentato Isabella Menichini, Direttore Generale dell'Istituto per gli affari sociali, istituto che con il progetto DSE ha dimostrato di aver colto il valore strategico di puntare sulle buone pratiche che si realizzano a livello territoriale. Attraverso la loro diffusione e' possibile sostenere lo sviluppo di politiche a livello nazionale e locale che favoriscano concretamente l'inclusione sociale delle persone con disabilita'.

Il progetto ''Disability and Social Exclusion'' (DSE), co-finanziato dalla DG Occupazione, affari sociali e pari opportunita', oggi presentato a Parma, nasce con l'obiettivo di promuovere un'evoluzione di tipo culturale che porti al superamento di comportamenti discriminatori ancora molto diffusi relativamente alla disabilita'. L'iniziativa sostiene gli enti locali e regionali italiani nella creazione di una rete e consolida il ruolo di coordinamento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

''Il nostro obiettivo principale e' diffondere una cultura che superi gli stereotipi e gli atteggiamenti discriminatori a favore di una vera inclusione e partecipazione alla vita nella societa' - ha dichiarato Isabella Menichini, Direttore Generale dell'Istituto per gli affari sociali -nei confronti delle persone con disabilita'. Ancora oggi sembra prevalere troppo spesso un atteggiamento assistenzialistico e risarcitorio. Bisogna cambiare prospettiva e mettere le persone nelle condizioni di essere protagoniste della propria vita''.

Un concetto nuovo sta alla base del progetto DSE: rendere il soggetto con disabilita' una persona autonoma e in grado di partecipare compiutamente alla vita del paese. ''Solo riconoscendo il valore di una vita indipendente'' ha affermato Menichini, ''si promuove la figura di soggetto di diritto che attivamente sceglie della propria vita, stipula contratti, decide da se' il proprio accompagnatore o di quali ausili servirsi per la propria disabilita'. E da destinatario di risorse economiche -ha concluso- diventa un soggetto capace di creare ricchezza''.

In occasione della conferenza 'La maggiore eta' delle persone con disabilita'', organizzata dal Comune di Parma partner del progetto ''Disability and Social Exclusion'' (DSE) e' stata prefigurata una nuova cultura della disabilita' che mette l'individuo al centro delle proprie scelte trasformandolo da fruitore di assistenza ad organizzatore della propria vita in tutti gli aspetti, dalla scelta del tipo di assistenza alle vacanze.

Non si tratta di semplici indicazioni di principio ma di progetti concreti che fanno riferimento a normative gia' in essere da anni. Come ha sottolineato il sociologo Claudio Caffarena:''Molte Regioni, gia' con la legge del '98 ma soprattutto dopo la Convenzione Onu, mettono a disposizione del disabile un budget. La cifra di solito varia dai 10.000 ai 22.000 euro annui. In questo modo -ha aggiunto- si realizza il vero Stato sociale che abbandona la visione del disabile come oggetto di prestazioni mediche, assistenzialiste, pietistiche. Il disabile che ha un proprio budget diventa esso stesso datore di lavoro. Da destinatario di risorse economiche diventa un soggetto capace di creare ricchezza''.

Lo sviluppo di una nuova cultura della disabilita' si estende anche al tempo libero. Roberto Vitali, coordinatore della Federazione Italiana Superamento Handicap (F.i.s.h.) ha fatto un esempio concreto: ''Un progetto gia' divenuto realta' e' Village for all. 21 campeggi e villaggi accessibili in tutta Italia, dove per la prima volta tutte le persone disabili possono rivolgersi senza la necessita' dell' accompagnatore e a prezzi contenuti. In queste strutture le persone disabili che organizzano le proprie vacanze non devono piu' domandarsi se saranno disponibili servizi adatti alle loro esigenze, come trovare la spiaggia con le passerelle fino all'acqua o se il personale sapra' parlare con loro e capire i loro bisogni''.

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