News > Cronaca > Garlasco, i consulenti dell'accusa: "Chiara uccisa con grosse forbici in venti minuti"
A due anni dal delitto un'altra ipotesi dopo il martello e la picozza
Chiara Poggi
Garlasco, i consulenti dell'accusa: "Chiara uccisa con grosse forbici in venti minuti"
Chiara Poggi
ultimo aggiornamento: 04 novembre, ore 21:10
Pavia - (Adnkronos) - Emerge durante l'udienza a Vigevano: l'arma è stata utilizzata per colpire la 26enne, ammazzata nella sua villetta il 13 agosto 2007. Dubbi da parte di altri esperti: le ferite sulla nuca non sarebbero compatibili
Pavia, 4 nov. (Adnkronos) - Un grosso paio di forbici da sarto. E' questa, secondo l'accusa, l'arma usata contro Chiara Poggi, uccisa nella sua villetta di via Pascoli a Garlasco il 13 agosto 2007. Un'aggressione realizzata in venti minuti, secondo il medico legale Lorenzo Varetto che ha firmato, insieme ai colleghi Fabrizio Bison e Carlo Rubino, la perizia super partes chiesta dal giudice delle indagini preliminari di Vigevano, Stefano Vitelli prima di emettere la sua sentenza. A oltre due anni dall'omicidio, in un'udienza interlocutoria, per la prima volta si e' affrontato apertamente il mistero dell'arma con cui Chiara e' stata massacrata. Finora le ipotesi si erano susseguite senza conferme: da una mazzetta da muratore a un martello, fino a oggetti piu' improbabili.
Una novita' contenuta in una consulenza che il pm Rosa Muscio ha affidato al medico legale Marco Ballardini. E' lui, l'esperto che ha eseguito l'autopsia sul corpo della 26enne a indicare, senza dubbi, l'arma mai trovata. Insieme all'ex direttore dell'istituto di Medicina legale di Pavia, Giovanni Pierucci, ha analizzato le ferite riportate sulla testa della vittima. Si tratta di un'arma con ''stretta superficie battente, spigolo molto netto, presenza di punta'' aveva scritto nell'autopsia. Per uccidere Chiara era stato usato un oggetto ''in grado di causare un decesso pressoche' immediato".
Un'aggressione che coglie Chiara di sorpresa. Per lei non c'e' neanche il tempo di difendersi. Un'azione messa segno, precisa l'esperto super partes ''in venti minuti''. L'assassino colpisce Chiara vicino alle scale che portano al primo piano, poi trascina il corpo e infierisce sui gradini che portano in cantina. E' qui che la violenza esplode, che il killer si accanisce fino a sfondarle la nuca. A lungo i sospetti erano stati indirizzati verso un oggetto pesante, come un martello da carpentiere che sarebbe sparito da casa Poggi. Un'arma che, secondo altri consulenti, e' piu' compatibile con le ferite riportate dalla vittima.
Lo scontro, pero', oltre che sulle conclusioni di una perizia medico legale non completamente condivisa dalle parti, resta anche sull'orario della morte. ''In mattinata'', non si spingono oltre i consulenti nominati dal giudice. Un'affermazione che lascia spazio a tutte le teorie. Impossibile sostenere che Alberto non abbia ucciso Chiara alle 9, prima di accendere il suo computer portatile. Difficile ammettere che possa averla ammazzata dopo: dalle 9.36 alle 12.20 salva la sua tesi di laurea ogni due minuti. Gli accertamenti sulla vittima tendono a far escludere che Chiara sia morta piu' tardi. Tutte ipotesi che non trovano certezza.
Quello su cui non ci sono dubbi, invece, e' che Alberto ha davvero provato a chiamare piu' volte la fidanzata la mattina del delitto. Un elemento su cui, nella scorsa udienza, si erano sollevati alcuni dubbi visto che sul display della vittima c'era una sola chiamata persa. Gli esperti informatici, Roberto Porta e Daniele Occhetti, hanno spiegato che e' stata l'assenza di campo il motivo per cui, il 13 agosto 2007, Chiara ha ricevuto solo una delle sette chiamate partite, tra le 10.46 e le 10.47, dal telefonino del fidanzato.
Nessuna bugia dunque da parte da Alberto, mentre non si ha traccia di un paio di cd che i fidanzati si sarebbero scambiati quando Alberto era a Londra per una vacanza-studio. Neanche il materiale trovato sui pedali della bicicletta di Alberto mette d'accordo gli esperti. Oggi, in aula, non e' stata raggiunta nessuna certezza che si tratti di sangue anche se il numero di cellule della vittima, circa 20mila, lascia ipotizzare che quella traccia sia stata lasciata poco prima del delitto. Materiale cerebrale, ma anche semplice muco nasale non databile. Intanto, da analizzare restano le impronte dell'imputato miste al dna della vittima trovate sul dispenser nel bagno della villetta e l'essiccamento delle macchie di sangue sul pavimento di casa Poggi. Due nodi centrali che, nella prossima udienza fissata per martedi', vedranno opposti, ancora una volta, periti del giudice, della difesa, dell'accusa e della parte civile. Si annuncia un'altra udienza fiume pronta a fornire nuovi spunti per un delitto che, a piu' due anni di distanza, conta su pochi elementi certi.
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