News > Cronaca > Giustizia, De Fiore: ''Nel mio tribunale nessun fannullone, solo stressati''. Brunetta: ''Serve disponibilità ai cambiamenti''
''Troppe dispersioni, il magistrato deve fare solo il magistrato ma non chiamateci narcisi''
Il presidente del Tribunale di Roma Paolo De Fiore
Giustizia, De Fiore: ''Nel mio tribunale nessun fannullone, solo stressati''. Brunetta: ''Serve disponibilità ai cambiamenti''
Il presidente del Tribunale di Roma Paolo De Fiore
ultimo aggiornamento: 19 novembre, ore 17:44
Roma - (Adnkronos) - Il presidente del Tribunale di Roma in un'intervista all'Adnkronos: ''Il lavoro della cancelleria è molto duro e la vita degli avvocati per niente facile''. Sul ddl sul processo breve: ''E' come se per curare l'influenza si buttasse il termometro''. La replica del ministro della Pa: ''Se avrà la cortesia di leggere la legge che abbiamo approvato, scoprirà che ci sono le risposte ad alcune questioni che egli pone''
Roma, 19 nov. (Adnkronos) - Il presidente del Tribunale di Roma boccia senza appello il ddl sul processo breve. "Il concetto è profondamente sbagliato - dice Paolo De Fiore -. E' come se per curare l'influenza si buttasse il termometro. Mica si guarisce. Così si nega la giustizia al cittadino". Il prossimo martedì 24 lui, insieme ai procuratori e ai capi delle principali sedi giudiziarie, è stato convocato dal Csm per fare un quadro sul possibile impatto che il ddl potrà avere sui procedimenti pendenti. A tale proposito De Fiore, pur sottolineando che "è ancora prematuro fare una stima", non può non fare notare che "solo a Roma di processi rilevanti ce ne sono a iosa", dunque l'impatto non sarebbe "indolore", dice.
In un'intervista all'ADNKRONOS, il presidente De Fiore, che ieri ha inaugurato lo sportello anti-liti al tribunale da lui presieduto -"occorrerrà una campagna pubblicitaria sulla figura del conciliatore di cui si è fatta carico la Regione Lazio ma i due uffici stamani erano presi d'assalto dai cittadini"-, parla a tutto campo dei problemi che quotidianamente riscontra nel suo Tribunale e difende a spada tratta il personale.
"Nel mio tribunale non ci sono fannulloni - dice -. Ci sono persone particolarmente sotto stress. C'è una percentuale di gente poco motivata ma io non vedo una particolare disaffezione da parte degli amministrativi. Il lavoro della cancelleria è molto duro. Pure la vita degli avvocati non è per niente facile se si pensa che si devono destreggiare in otto edifici. E comunque non c'è nessuna gratificazione. Io rispondo ovviamente solo del Tribunale di Roma ma qui di fannulloni non ce ne sono. C'e' tanto logorio di una attività che si protrae da tanti anni".
Sulle carenze di risorse e di organico che si registrano in tutti i tribunali del Paese, il presidente di quello romano afferma: "se vogliamo vedere le cause all'origine il problema è legato alla cattiva distribuzione delle sedi giudiziarie. Basti pensare che solo al tribunale civile, e mi riferisco ad uno solo dei tre edifici, si registrano ogni giorno 11 mila passaggi. E pensare che nelle sedi periferiche, come Orvieto o Spoleto, ci sono Tribunali che non hanno ragione d'essere. A questo chi ci pensa? Bisognerebbe concentrarli così si recupererebbero preziose risorse ma nessun governo ha avuto il coraggio di mettervi mano".
De Fiore punta il dito anche sulla dispersione delle forze: "non è vero che i magistrati sono 9 mila: c'è una scopertura di organico, ci sono magistrati impegnati nei concorsi, toghe impegnate in altri versanti. Queste fughe non devono essere consentite, il magistrato deve fare solo il magistrato". Cifre alla mano, fa notare che le toghe che scrivono sentenze, tra le dispersioni varie, sono 378. E sulla riforma Brunetta anti fannulloni, De Fiore prende le distanze: "si fa presto a dire fannulloni quando poi gli straordinari non vengono retribuiti. Io faccio il magistrato da una vita, ma come si fa a non capire che il personale va motivato di più. E poi da oltre dieci anni qui non si registra un turnover del personale. Senza dimenticare che con il personale vecchio è difficile fare passare la informatizzazione".
Lo stesso turnover "fiacco" si registra anche per i magistrati. "Qui da me - osserva Paolo De Fiore - mancano almeno trenta giudici. Fino a pochi giorni fa solo 5 sezioni su 16 avevano il presidente titolare". Troppi narcisi tra le toghe come regolarmente in occasione degli Anni giudiziari si sente accusare? "Il vero problema è che siamo un Paese litigioso. Le sentenze vanno motivate e le cause presentano sempre tante contestazioni. Il giudice deve rispondere a tutto, sempre. Quindi non chiamateci narcisi".
A stretto giro la replica del ministro della Pa Renato Brunetta, che all'ADNKRONOS spiega: "Il problema non è quello di vedere o meno 'particolare disaffezione' nel personale amministrativo, ma di valutare i risultati del lavoro svolto e la disponibilità a quei cambiamenti organizzativi e tecnologici che possono migliorarli''.
''Proprio nel caso del Tribunale di Roma - aggiunge il ministro - abbiamo messo in atto un'utile e spero fruttuosa collaborazione ma ci sono voluti mesi per far partire un'innovazione importante (e nella sostanza non complicata) consistente nel fornire agli avvocati, da parte delle cancellerie gip e riesame, atti non più su carta ma digitalizzati con programmi diffusi e non solo ad uso della procura. Dopo tutti gli sforzi fatti, proprio in cancelleria si sono riscontrati ritardi nella semplice operazione di ordine e messa in opera di un server, per il cui acquisto i soldi erano già disponibili. Difficile credere che questo dipenda dall'età del personale, dal fatto che sia sotto eccessiva pressione o che manchi degli straordinari''.
''Se il presidente De Fiore - conclude Brunetta - avrà la cortesia di leggere con attenzione la legge che abbiamo approvato, scoprirà che in quella ci sono le risposte ad alcune delle questioni che egli pone, a cominciare dalla motivazione economica (e non solo) del personale e dal premio per il merito. Su altre questioni invece, come l'assegnazione dei magistrati ad altri incarichi, condivido il suo dissenso ma l'organo cui riferire il disagio non è parlamentare né governativo, bensì il Consiglio Superiore della Magistratura".
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