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Severino apre l'anno giudiziario a Catania: ''Al Paese serve spinta nobile dei giudici''

ultimo aggiornamento: 28 gennaio, ore 13:47
Milano - (Adnkronos) - Il Guardasigilli: ''In Sicilia si lavora in prima linea''. Procuratore Corte d'Appello di Milano: la prescrizione è "agente patogeno" che "incentiva strategie dilatorie della difesa''. Protesta degli avvocati contro le liberalizzazioni. Giustizia, Italia agli ultimi posti nel mondo: conto da 96 mld per gli arretrati


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Milano, 28 gen. (Adnkronos) - "Oggi il Paese ha proprio bisogno di recuperare in tutti i settori lo stesso spirito di servizio, questa spinta nobile di chi svolge una qualsiasi pubblica funzione senza altri obiettivi che quello di adempiere al proprio dovere. Con queste parole il ministro della Giustizia Paola Severino ha aperto a Catania l'anno giudiziario.

Per il Guardasigilli "nel mondo della giustizia c'è da vincere una sfida nella sfida: la distanza tra il Sud dell'Italia e l'Europa''. ''Da questo distretto - ha evidenziato Severino - l'Europa può forse sembrare più lontana, ma il miglior modo per accorciare questa distanza è quello di provare a capovolgere l'Italia, a ripartire dal Sud, dalla Sicilia, dalla Calabria, dalla Campania''. Quindi il ministro ha riconosciuto come ''in Sicilia la criminalità organizzata rende diverso e più oneroso il lavoro quotidiano, impone di tenere alta l'attenzione per evitare coinvolgimenti in circuiti di malaffare o peggio infiltrazioni dentro le istituzioni''. ''Qui - ha osservato - si vive in prima linea e i risultati lusinghieri sono stati pagati a caro prezzo dai servitori dello stato. A chi mi chiede chi me lo fa fare rispondo come Falcone: lo spirito di servizio''.

A Milano il Procuratore della Corte d'Appello Giovanni Canzio nella sua relazione si è soffermato sulla prescrizione definita un "agente patogeno" che "incentiva strategie dilatorie della difesa, implementa oltre ogni misura il numero delle impugnazioni in vista dell'esito estintivo''. Secondo il magistrato, "l'attuale disciplina sostanziale della prescrizione del reato non è sostenibile nella parte in cui estende i suoi effetti sul processo penale 'usque ad infinitum', proporzionandone il grado di ineffettività e disincentivandone, mediante una sorta di premialità di fatto, i percorsi alternativi". Quanto alla sovraesposizione dei magistrati Canzio si è detto convinto che "è destinata a stemperarsi laddove vengano, da tutti, osservate le regole deontologiche" quali la tutela dei diritti e le libertà di tutte le persone in uguaglianza, indipendenza, imparzialità. Nel suo intervento a Milano il presidente dell'Anm Luca Palamara ha sottolineato come "le inaugurazioni dell'Anno giudiziario avvengano in un clima politico diverso rispetto agli ultimi anni". Non si parla più "di processo breve, processo lungo, intercettazioni". Oggi ha proseguito "il Paese vive una fase nuova in cui fronteggiare anche i problemi della giustizia".

A Torino il presidente della Corte d'Appello Mario Barbuto ha plaudito alle prime azioni del governo Monti sulla Giustizia definendo la riforma che istituisce 12 Tribunali per le imprese in tutta Italia "ottima, pur con qualche riserva". A intervenire è stato anche il procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli che ha chiesto al governo di fermare "la 'deportazione''' dei magistrati dei pool prevista dalla norma che impone il trasferimento ad altro gruppo di lavoro di tutti i magistrati che operino in un gruppo specializzato da più di 10 anni. Il provvedimento ''dovrà andare a regime entro giugno prossimo. Un margine di intervento, quindi, ancora esiste. Ci domandiamo se il nuovo governo vorrà intervenire. Ci permettiamo di chiederlo formalmente".

Un richiamo contro la corruzione è arrivata dal procuratore generale di Bologna, Emilio Ledonne che nella sua relazione esorta "a un impegno comune: la magistratura e la polizia giudiziaria per prima, le istituzioni tutte, nello spirito di quel dovere di leale collaborazione piu' volte ribadito dalla Corte Costituzionale. E neanche il cittadino dovrebbe essere indifferente rispetto all'esigenza da tutti avvertita di sradicare la pianta della illegalità". Ledonne pone poi l'accento anche sulla "presenza di aggregazioni mafiose in questa regione. Gli esiti dell'attività investigativa condotta dalla Dda - sottolinea - dimostra la presenza di organizzazioni criminali di tipo mafioso su gran parte del territorio dell'Emilia Romagna" dove "si può sostanzialmente affermare che quasi tutte le province sono interessate dal fenomeno criminale che fa capo a quelle organizzazioni nate nel Sud del Paese ('ndrangheta, camorra, cosa nostra) tutte dedite ad attività delittuose di tipo estortivo, al riciclaggio, al reimpiego di capitali illeciti e al traffico internazionale di stupefacenti''.

Il Presidente della Corte d'Appello di Firenze, Fabio Massimo Drago ha puntato il dito contro ''la lentezza dei processi, civili e penali per tutto l'arco del loro iter processuale, dal primo al secondo grado, senza contare l'eventuale fase di cassazione'' e la carenza di organico. A Firenze mancano 82 magistrati, ovvero il 18,3% della cifra complessiva e anche 227 impiegati amministrativi (1900 gli effettivi, contro i 2127 previsti).Gli avvocati hanno disertato la cerimonia per protesta contro le liberalizzazioni.

Da Roma il primo presidente della Corte di Appello Giorgio Santacroce rileva con soddisfazione che "si è smesso di parlare genericamente di riforma della Giustizia e di nuovi codici e si è capito che si possono fare riforme utili con meno enfasi e con più efficacia. Si torna a parlare di giustizia come servizio da rendere ai cittadini e in termini molto concreti". "Un cambio radicale di agenda - continua nella relazione Santacroce - insomma: una specie di filo sottile che è il segno tangibile di quela ritrovata concordia che deve alimentare una stagione di riforme senza chiusure pregiudiziali".

Il presidente della Corte d'Appello di Napoli, Antonio Bonajuto ha posto l'accento sullo "stato di evidente sofferenza in entrambi i settori civile e penale, per l'effetto della grave riduzione dell'organico dei magistrati" alla quale si aggiunge "l'ormai endemica carenza di personale amministrativo che ha raggiunto livelli di vero e proprio allarme, per il continuo esodo verso il pensionamento e il mancato reintegro delle unita' mancanti di personale". Dura la protesta degli avvocati che a Castel Capuano, sono entrati nel Salone dei Busti, dove si svolge la cerimonia, con un bavaglio sulla bocca. "E' assolutamente inaccettabile l'attacco sferrato al funzionamento della giustizia, in danno dei cittadini e dell'Avvocatura", si legge in un documento diffuso in sala a nome del presidente del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Napoli, Francesco Caia.

Sulla prescrizione è intervenuto anche Bruno Finocchiaro, presidente facente funzioni della Corte d'appello di Reggio Calabria : ''La prescrizione (sia breve che ordinaria) è sempre una sconfitta dello Stato''. ''Accorciare i tempi di definizione dei processi -ha aggiunto- non fa altro che aumentare le sconfitte mentre i cittadini, a gran voce, reclamano sempre più giustizia, maggiore sicurezza sociale e l'applicazione del principio della certezza della pena''. Quindi ha ammonito Finocchiaro: ''E' indispensabile che si cambi repentinamente mentalità, si chiuda l'era delle 'vendette incrociate' tra magistratura e politica e si addivenga, in tempi brevi a un serio confronto costruttivo tra gli operatori della giustizia, i magistrati e i soggetti istituzionalmente competenti''.

Da Catania, alla presenza del Guardasigilli, alcune critiche sono state avanzate all'azione del governo dal presidente della Corte d'appello di Catania Alfio Scuto: "Spiace dovere osservare che l'ottica prevalente del legislatore più che di razionalizzare e quindi rendere più efficiente il risalente reticolo giudiziario sia quella di pervenire a risparmi di spesa attraverso un'imprescindibile operazione di riduzione degli uffici".

Una denuncia arriva dal Presidente della Corte d'Appello di Palermo Vincenzo Oliveri: "Siamo stati oggetto di ingiurie di persone di rango politico, come se il pericolo da cui difendersi non sia la corruzione o la crisi economica ma la giustizia e i giudici". "Rifiutiamo le provocazioni ma non possiamo nascondere il fallimento della riforma della giustizia - ha aggiunto - Siamo qui per riaffermare il nostro impegno di osservare e fare osservare la legge". A Palermo è stata inscenata anche una protesta degli avvocati contro le liberalizzazioni. "Il diritto prima del mercato", si legge su decine di manifesti tenuti in bella evidenza dai legali nell'aula magna. Altri striscioni sono stati sistemati in diversi punti della città.


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