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Il 19 luglio 1992 la strage di via D'Amelio, a Palermo

J'accuse della vedova Borsellino: ''Paolo abbandonato al suo destino di morte, voglio sapere la verità''

ultimo aggiornamento: 18 ottobre, ore 21:29
Roma - (Adnkronos/Ign) - La signora Agnese a 'La storia siamo noi': ''Ho fiducia nel tempo. Io non voglio vendetta, voglio sapere perché è stato ucciso, chi ha voluto la sua morte e perché lo hanno fatto. Se confessano, se collaborano con la giustizia, io li perdono''. Ciancimino junior consegna ai pm il 'papello' della mafia. Le 12 richieste dei boss
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Roma, 18 ott. (Adnkronos/Ign) - ''Stranamente negli ultimi giorni che precedettero via d'Amelio mio marito mi faceva abbassare la serranda della stanza da letto, perché diceva che ci potevano osservare dal Castello Utveggio''. Così, in un'intervista inedita per 'La storia siamo noi', Agnese Borsellino, la vedova di Paolo Borsellino, ha deciso di infrangere la regola del silenzio che si era imposta. Convinta che suo marito sia ''stato abbandonato al suo destino di morte'', parla davanti alle telecamere per ricordare chi ha dato la vita per il magistrato: la scorta, gli angeli di Borsellino. A 'La storia siamo noi'', su Rai Educational, andrà in onda domani alle 23.30 su RaiDue ''57 giorni a Palermo - La scorta di Borsellino'' di Francesca Fagnani.

Claudio Traina, 27 anni, agente scelto di Polizia, Agostino Catalano, 43 anni, assistente capo di Polizia; Emanuela Loi, 24 anni, agente di Polizia; Vincenzo Fabio Li Muli, 22 anni, agente di Polizia; Eddie Walter Cosina, 31 anni, agente scelto di Polizia. Sono gli angeli di Paolo Borsellino. I suoi agenti di scorta, massacrati insieme a lui nella strage di via D'Amelio, a Palermo, il 19 luglio 1992. Ad accompagnare il racconto di quei 57 giorni che intercorrono fra l'uccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, anche la testimonianza eccezionale dell'unico sopravvissuto al massacro della scorta di Borsellino, Antonio Vullo.

''Per me erano persone, come per mio marito che facevano parte della nostra famiglia - dichiara Agnese Borsellino - e vivevano quasi in simbiosi con noi, condividevamo le loro ansie, i loro progetti. Un rapporto oltre che di umanità, di amicizia e di reciproca comprensione e rispetto''. Come ha saputo della strage di Capaci? ''Mio marito - racconta - si trovava dal barbiere e come tutte le volte che usciva per fatti personali era andato a piedi, da solo. E quando ha sentito dal barbiere che c'era stato l'attentato di Capaci, a piedi da solo era tornato a casa e da solo è andato a Capaci senza scorta. Poi è andato in ospedale e Giovanni è morto tra le sue braccia. La sua vita è cambiata perché ha detto ''adesso tocca a me''.

Ma come era cambiato Paolo Borsellino dopo Capaci? ''Non aveva perso la voglia di lavorare e credere nelle sue capacità, anzi lavorava 24 ore su 24, era una corsa contro il tempo, perché prima di morire voleva concludere una certa indagine che gli stava tanto a cuore. Stranamente - ricorda - negli ultimi giorni che precedettero via d'Amelio, mio marito mi faceva abbassare la serranda della stanza da letto, perché diceva che ci potevano osservare dal Castello Utveggio''.

Dopo Capaci, le misure di protezione sono state all'altezza della situazione? E' stato fatto quello che si doveva fare? ''Ritengo che mio marito è stato abbandonato al suo destino di morte - accusa Agnese Borsellino a 'La storia siamo noi' - Così come lui ha detto. C'erano stati tanti segnali''. Che effetto fa a voi familiari il fatto che non si sia messa ancora la parola fine su questa indagine? ''Ho fiducia nel tempo. Io non voglio vendetta - assicura la vedova del magistrato - Io voglio sapere la verità, perché è stato ucciso, chi ha voluto la sua morte e perché lo hanno fatto e non voglio nient'altro. Ho tanta pazienza e tanta fiducia. Magari subito no, ma con il tempo la verità si saprà, perché gli italiani come me vogliono sapere perché è stato ucciso un uomo che era il simbolo della bontà''.

Paolo Borsellino sa che per lui è iniziato il conto alla rovescia. Sa che la prossima vittima predestinata è lui. Ma con lui, lo sanno anche gli agenti che lo proteggono. ''Mio marito non credeva al 100% che la scorta lo potesse salvare da un attentato. Non perché dubitava della loro attenzione o professionalità, ma quando avrebbero deciso di ucciderlo lo avrebbero fatto, come del resto è stato, con tecniche ultramoderne. Infatti mi diceva ''quando decideranno di uccidermi i primi a morire saranno loro''. Per evitare che ciò accadesse, spesso e alle stesse ore usciva da solo per comprare il giornale, le sigarette, quasi a mandare un messaggio per i suoi carnefici perché lo uccidessero quando lui era solo per la strada e non quando si trovava con i suoi angeli custodi. Mio marito non si poteva rifiutare di farsi proteggere o di farsi accompagnare, le sue capacità finivano qui, non poteva fare altro per salvarli''.

Per la strage di Via D'Amelio sono state condannate in via definitiva 47 persone di cui 25 all'ergastolo. Dal 1992 ad oggi, tuttavia restano ancora aperti molti interrogativi. Chi ha collocato e azionato il congegno esplosivo? E da dove? Chi ha sottratto l'agenda rossa che Paolo Borsellino aveva con sé? Che cosa aveva scoperto Borsellino sulla strage di Capaci? Perché, come accertato dalle sentenze, la mafia ha accelerato il progetto di uccidere Borsellino? Ci sono mandanti esterni? L'inchiesta è ancora aperta.

''Se mi dicono perché l'hanno fatto, se confessano, se collaborano con la giustizia, perché si arrivi a una verità vera, io li perdono - assicura Agnese Borsellino - devono avere il coraggio di dire chi glielo ha fatto fare, perché l'hanno fatto, se sono stati loro o altri, dirmi la verità, quello che sanno, con coraggio, con lo stesso coraggio con cui mio marito è andato a morire, di fronte al coraggio io mi inchino. Io perdono coloro che mi dicono la verità e allora avrò il massimo rispetto verso di loro, perché sono sicura che nella vita gli uomini si redimono, con il tempo, non tutti, ma alcuni si possono redimere è questo quello che mi ha insegnato mio marito''.

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