News > Cronaca > Omicidio Meredith, Amanda: ''Mi fa paura la maschera di assassina'' Sollecito: ''Non l'ho uccisa io''
''Non sono un violento, né Amanda-dipendente''
Amanda Knox in aula a Perugia (Iberpress)
Omicidio Meredith, Amanda: ''Mi fa paura la maschera di assassina'' Sollecito: ''Non l'ho uccisa io''
Amanda Knox in aula a Perugia (Iberpress)
ultimo aggiornamento: 03 dicembre, ore 18:50
Perugia - (Adnkronos) - Dichiarazioni spontanee dei due giovani, imputati per la morte della studentessa inglese Meredith Kercher. L'ex studente pugliese: ''Non ero in quella casa quella notte''. La difesa: "Raffaele non ha mai visto Rudy. E' stato incastrato". Il legale di Amanda, visibilmente commossa: "E' una ragazza acqua e sapone. Va assolta". Domani la Camera di Consiglio
Perugia, 3 dic. (Adnkronos) - "Ho paura di essere definita quella che non sono. Ho paura di avere una maschera di assassina forzata sulla mia pelle". Lo ha detto Amanda Knox ai giudici della corte d'Assise di Perugia, davanti alla quale si sta svolgendo il processo che la vede imputata insieme a Raffaele Sollecito per l'omicidio di Meredith Kercher. "Tanti mi dicono - ha continuato Amanda - che se fossero stati loro in quella situazione si sarebbero strappati i capelli, buttati giu' o avrebbero fatto la cella a pezzi. Io non faccio queste cose. Nelle situazioni difficili respiro e cerco di trovare il positivo e questo è uno dei momenti importanti perche' si prende la decisione".
Davanti a voi - ha proseguito Amanda rivolgendosi ai giudici della Corte d'Assise di Perugia - mi sento più vulnerabile ma sono fiduciosa. Ringrazio la mia famiglia e i miei amici che mi salvano la vita tutti i giorni. Ringrazio anche l'accusa percheé sta provando a fare il suo lavoro, ma non capisce. Sta cercando di portare giustizia a una persona tolta dal mondo".
Anche l'ex studente pugliese ha preso la parola. "Non ho ucciso Meredith. Non ero in quella casa quella notte" ha detto Sollecito ai giudici della corte d'Assise. "Spero che il vero colpevole confessi - ha continuato - vi chiedo di restituirmi la mia vita. So che lo farete perche', nonostante tutto, nonostante quello che sto vivendo sia molto pesante, ho ancora fiducia nella giustizia".
Inoltre, facendo riferimento a cosa - secondo l'accusa - lo avrebbe spinto a uccidere Meredith, ha proseguito: "Non trovando alcun motivo dicono che sono una specie di cane al guinzaglio. Un 'Amanda-dipendente'. Avevo conosciuto Amanda solo pochi giorni prima del delitto. Era un rapporto ancora tutto da verificare, erano i primi tempi, primissimi. In un rapporto di questo genere non esiste nessuna dipendenza - ha aggiunto Raffaele - se Amanda mi avesse chiesto di fare qualcosa che non condividevo avrei detto di no. Figuriamoci se mi avesse chiesto di fare qualcosa di terribile, come uccidere una ragazza. Non sono un violento, non lo sono mai stato".
E il pm Manuela Comodi, nel corso della replica, ha sottolineato che la mattina del 2 novembre Raffaele Sollecito chiamò il 112 per denunciare un furto cinque minuti dopo l'arrivo della polizia postale nel casolare di via della Pergola, dove è stata uccisa la studentessa inglese. Raffaele "chiama i carabinieri per allontanare da se' i sospetti - ha spiegato il pm, che ha ricostruito gli orari in base alle telecamere del parcheggio di fronte alla casa del delitto che ripresero l'arrivo degli agenti - per fare questo non serve una mente criminale".
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