News > Cronaca > L'ex assessore Prosperini tenta il suicidio: ''Ma non sono riuscito a farla finita''
Ora è ricoverato all'ospedale San Carlo
Pier Gianni Prosperini
L'ex assessore Prosperini tenta il suicidio: ''Ma non sono riuscito a farla finita''
Pier Gianni Prosperini
ultimo aggiornamento: 25 marzo, ore 19:12
Milano - (Adnkronos/Ign) - L'ex assessore lombardo presentava alcune ferite da taglio: non è grave. Trovate alcune lettere, alla figlia, alla moglie e ai magistrati. Attualmente ai domiciliari, era stato arrestato a dicembre per corruzione. L'accusa del gip: "Così potente con le tv locali da far negare lo spazio agli avversari"
Milano, 25 mar. (Adnkronos/Ign) - Pier Gianni Prosperini era da solo nel salotto di casa, dopo una notte insonne, con in corpo una dose doppia di sonniferi rispetto a quella che da anni assumeva. Non si sa se quella doppia pastiglia l'avesse assunta da poco o già da qualche ora. Intorno alle 7 del mattino ha preso un bisturi e ha tentato di suicidarsi procurandosi ferite nei punti piu' 'classici': ai polsi, agli avambracci, ai polpacci, fortunatamente più estese che profonde. E così, sanguinante, lo ha trovato la moglie, l'unica a condividere l'abitazione di famiglia dopo che la figlia era andata a vivere altrove.
Dopo averlo trascinato a letto, la moglie ha subito avvertito gli avvocati e ha chiamato aiuto. Alle 8 circa, al loro arrivo nel suo appartamento, i legali Ettore Traini e Luigi Rossi hanno trovato l'ex assessore disteso, lucido, cosciente, orientato ma probabilmente ancora sopraffatto da quello sconforto psicologico che lo aveva abbattutto da tempo e che, anche in quel momento, gli ha fatto dire "non ce l'ho fatta a farla finita". A quell'ora le ferite avevano smesso di sanguinare ma i legali, la moglie e la figlia di Prosperini, arrivata di corsa a casa dei genitori, hanno faticato a convincerlo a farsi curare.
"Non voleva aiuto perché non voleva che il suo gesto venisse divulgato", chiarisce uno dei suoi difensori. Così Prosperini è stato ricoverato in ospedale, al San Carlo, piantonato. Nei prossimi giorni, almeno fino a quando resterà sotto osservazione, potrà ricevere le visite dei familiari, anche di quelli non stretti, ma nessun politico o estraneo.
Prima di ferirsi, Prosperini aveva lasciato tre lettere: una alla moglie, una alla figlia e una diretta ai magistrati e al gip che hanno condotto l'inchiesta sui presunti illeciti nel marketing del turimo in Lombardia, la stessa che lo ha portato in carcere nel dicembre scorso con le accuse di corruzione e turbativa d'asta. Dal penitenziario di Voghera era uscito il 17 marzo scorso, dopo aver raggiunto con la procura un accordo per un patteggiamento a 3 anni e 5 mesi, patteggiamento che sarà valutato dal gip il 4 maggio prossimo.
Delle lettere ai familiari si sa poco, solo che il politico ha chiesto scusa e ha cercato in qualche modo di giustificare quel gesto estremo che alla fine non gli è riuscito. Quanto alla missiva indirizzata agli inquirenti si sa che è composta da un paio di paginette dattiloscritte. Nelle sue parole, riferiscono nel pomeriggio i suoi difensori e lo stesso procuratore aggiunto Alfredo Robledo, Prosperini non parla di persecuzione giudiziaria, né sembra manifestare timori per altre vicende, ancora molto in 'sordina', che potrebberlo coinvolgere in futuro ma che ancora, formalmente, non lo hanno toccato.
L'ex assessore afferma di non odiare i magistrati e, più che altro, si sente in obbligo di mettere per iscritto che i suoi comportamenti non hanno mai danneggiato la Regione Lombardia. Nella lettera Prosperini parla di costi bassi, nega di aver mai 'falsato' le aste, ricorda che le scelte operative non rientravano tra i suoi compiti e rivendica il buon operato del suo assessorato.
Prosperini, dicono i suoi difensori "soffriva la misura degli arresti domiciliari, che comunque non ha contestato, perché è un uomo molto comunicativo". Negli ultimi tempi però, forse proprio dopo aver lasciato il carcere, l'ex assessore "ha avuto un contraccolpo psicologico - dicono ancora i suoi legali - era di umore altalenante, spesso sconfortato. Ma il suo gesto non è stato né dimostrativo, né strumentale".
Intanto, a Palazzo di Giustizia, il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, che con il collega Storari ha condotto l'inchiesta su Prosperini, ha espresso "dispiacere, al di là delle vicende processuali, per quanto accaduto" e ha augurato a Prosperini "di guarire il più in fretta possibile e di tornare all'affetto dei suoi familiari".
Ma i guai per l'ex assessore lombardo non sono finiti. Concordata la pena per l'inchiesta che lo ha portato in carcere, l'ex politico sembra che presto dovrà fare i conti con un'altra indagine nella quale, formalmente, non è ancora indagato e che lo vedrebbe coinvolto, come procacciatore d'affari privato, in trattative per vendere alla dittatura africana decine di fucili prodotti dalla Beretta, la più famosa fabbrica italiana d'armi. Un'ipotesi che allo stato non si è ancora concretizzata in un'imputazione e nella quale gli inquirenti si sarebbero imbattuti indagando su un traffico d'armi verso l'Iran che, nei giorni scorsi, ha portato in carcere cinque italiani e due iraniani sospettati di essere agenti segreti.
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| 1qaz2wsx ha scritto (25/03/2010 - ore 13:07) | segnala un abuso |
| Questo è un altro esempio della ''ladreria'' che esiste in politica. Alcuni commentatori di questo sito, dicono che sbaglio a non andare a votare. Se Voi siete contenti di votare dei futuri ''ladroni'' fate pure!! | |
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