La decisione della decima sezione civile del Tribunale di Milano
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Lodo Mondadori, Berlusconi: ''Sono allibito, ma vado avanti''
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ultimo aggiornamento: 05 ottobre, ore 21:46
Roma - (Adnkronos/Ign) - Le motivazioni del maxi-risarcimento di 750 mln alla Cir: ''Berlusconi corresponsabile della vicenda corruttiva''. Il presidente del Consiglio: ''Enormità giuridica''. Pdl avverte: ''Nessun disegno eversivo può sconfiggerci''. Franceschini: ''La giustizia è uguale per tutti''. Ghedini: ''Sentenza assurda''. Ciarrapico: ''Ecco come mediai tra De Benedetti e il Cavaliere''.15 consiglieri Csm chiedono di tutelare il magistrato
Milano, 5 ott. (Adnkronos/Ign) - Silvio Berlusconi è da ritenersi ''corresponsabile della vicenda corruttiva per cui si procede'' anche se '''incidenter tantum' (ovvero in relazione al solo giudizio in corso ndr) e ai soli fini civilistici del presente giudizio''. E' uno dei passaggi della corposa sentenza (146 pagine, ndr) emessa dal giudice monocratico Raimondo Mesiano, della decima sezione civile del Tribunale di Milano, che ha 'condannato' Fininvest a risarcire la Cir con 750 mln di euro per il Lodo Mondadori.
Da parte sua, il premier si dice ''letteralmente allibito: e' una sentenza al di la' del bene e del male, e' certamente una enormita' giuridica. Sappiano comunque tutti gli oppositori che il governo portera' a termine la sua missione quinquennale e non c'e' nulla che potra' farci tradire il mandato che gli italiani ci hanno conferito''.
Per il giudice Mesiano, inoltre, ''deve essere in primo luogo affermata la responsabilità della società convenuta (Fininvest, ndr) per la condotta posta in essere da Silvio Berlusconi''. ''Per mero scrupolo motivazionale - spiega ancora il giudice - è qui da aggiungere che la responsabilità della convenuta è qui impegnata perché la condotta del Berlusconi è stata all'evidenza posta in essere nell'ambito dell'attività gestoria di Fininvest, e cioè nell'ambito della cura degli interessi di quest'ultima''.
Passando poi alla sentenza della corte d'Appello che, annullando il Lodo arbitrale favorevole a De Benedetti, diede il via libera al controllo di Mondadori da parte di Fininvest, il giudice scrive: ''Si è dimostrata l'ingiustizia della sentenza Metta e la sua derivazione causale dalla corruzione del giudice Metta, argomento che resiste in ragione del ruolo primario che ebbe il Metta nella formazione della decisione del collegio all'obiezione della collegialità della sentenza''.
''Ciò posto - aggiunge il giudice - deve rilevarsi che se è vero che la Corte d'Appello di Roma emise una sentenza, a parere di questo ufficio, indubbiamente ingiusta come frutto della corruzione di Metta, nessuno può dire in assoluto quale sarebbe stata la decisione che un collegio nella sua totalità incorrotto avrebbe emesso''.
Sul versante politico, la maggioranza fa quadrato. E in una nota congiunta i capigruppo del Pdl al Senato e alla Camera, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, e i vicepresidente vicari, Gaetano Quagliariello e Italo Bocchino, scrivono: "Gli attacchi che fuoriescano dai canoni dell'opposizioni democratica, dura ma rispettosa delle istituzioni, ci portano ad assicurare che, in Parlamento così come nel Paese, forti di un consenso chiaramente e più volte espresso dagli italiani, il centrodestra proseguirà nella politica del fare e del governare, che nessun disegno eversivo potrà sconfiggere".
Dura la replica del Pd. "L'arrogante rivendicazione di impunita' e la patetica denuncia di complotti da parte del Pdl segnala in modo impietoso la consapevolezza del fallimento nella prova di governo. I capigruppo Pdl di Camera e Senato stanno cercando di deformare una sentenza e di trasformarla in un atto politico di parte" affermano in una nota i presidenti del Pd al Senato e alla Camera Anna Finocchiaro e Antonello Soro e i vicepresidenti Luigi Zanda e Marina Sereni.
Per Massimo Donadi, capogruppo dell'Italia dei valori alla Camera: "Se fossimo stati in un Paese normale, o solamente poco anormale, dopo la sentenza Mondadori Berlusconi si sarebbe dimesso. Qui in Italia, invece, si convoca una manifestazione di piazza per difendere un colpevole".
Intanto, vista la "gravità e singolarità" della vicenda, 15 consiglieri del Csm hanno chiesto l'apertura di una pratica a tutela del giudice Mesiano. In un documento i consiglieri non si riferiscono esplicitamente al premier e ai capigruppo del Pdl in Senato ma parlando di dichiarazioni pubbliche di "autorevoli esponenti di Parlamento e governo".
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| carlomagi ha scritto (05/10/2009 - ore 18:27) | segnala un abuso |
| Dicevano i latini summa lex summa iniura. Oggi ancora una volta resta solo la summa iniura. | |
| saracenoM ha scritto (05/10/2009 - ore 21:38) | segnala un abuso |
| Sono stanco come tanti del fatto che gli interessi di un discusso ed ambiguo personaggio condizionino sempre nel male la vita sociale economica e politica del nostro paese.Adesso basta,troppe prescrizioni lo hanno salvato,troppi processi non si sono potuti svolgere,troppe risposte non ha mai dato,in altri paesi non c'è bisogno del lodo Alfano,perchè un personaggio di questa natura,può esistere solo in Italia. Noi ci impoveriamo e lui si arricchisce sempre più i suoi interessi sono ben protetti a discapito della parte sana del paese. | |
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