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Marrazzo, i carabinieri in silenzio davanti al pm. Il quinto: ''Non so nulla del video''

ultimo aggiornamento: 03 novembre, ore 18:38
Roma - (Adnkronos) - Tre dei quattro militari dell'Arma coinvolti nel ricatto all'ex governatore del Lazio si sono rifiutati di rispondere alle domande. E Donato D'Autilia si è presentato spontaneamente: ''Non ho tentato di vendere il filmato''
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Roma, 3 nov. (Adnkronos) - Hanno scelto il silenzio i carabinieri Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Testini finiti in carcere nell'ambito dell'inchiesta sul caso Marrazzo. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pubblico ministero Rodolfo Sabelli si erano recati nel carcere di Regina Coeli per porre loro nuove domande sulla vicenda che li ha coinvolti e soprattutto con riferimento alla posizione dell'ex governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Assistiti dall'avvocato Marina Lo Faro, tre dei quattro militari finiti in manette si sono rifiutati di rispondere alle domande. Domani di loro si occupera' il Tribunale del Riesame il quale dovra' decidere sul ricorso presentato dal difensore per ottenere la revoca dell'ordine di custodia cautelare o quanto meno un provvedimento meno pesante.

Da parte sua Donato D'Autilia, il quinto carabiniere coinvolto, indagato nell'inchiesta per l'ipotesi di accusa di ricettazione, si e' presentato oggi spontaneamente al procuratore aggiunto e al sostituto Sabelli per chiarire la sua posizione. In particolare sul tentativo di vendere il video girato nell'abitazione dei trans in via Gradoli. D'Autilia, secondo l'ipotesi accusatoria, si sarebbe incontrato con gli altri carabinieri coinvolti nell'indagine in una sua abitazione per visionare il filmato. A parlare di lui e' stato il fotografo Max Scarfone che a sua volta doveva fare da mediatore per cedere a organi di stampa o televisivi il filmato.

Accompagnato dall'avvocato Remo Pannain, D'Autilia si e' presentato ai magistrati per fare dichiarazioni spontanee e, secondo quanto si e' appreso, ha detto di non sapere nulla di questa vicenda e di non aver mai avuto un ruolo nel tentativo di vendere il filmato. Ha confermato di avere avuto rapporti con gli altri carabinieri coinvolti ma solo per il fatto di avere lavorato con loro prima di finire in carcere e con l'accusa di pedofilia. Si tratta di un'indagine molto complessa parte della quale e' ancora all'esame della Procura della Repubblica di Roma. D'Autilia, che rimane indagato, ha detto tra l'altro di non aver piu' frequentato dal 2006 i suoi ex commilitoni.

E c'è stato un lungo interrogatorio a palazzo di Giustizia di Jennifer, trans che e' stato legato a Gianguarrino Cafasso, l'uomo che secondo i carabinieri coinvolti nel caso Marrazzo giro' il filmato di quanto avveniva nell'appartamento di via Gradoli. Cafasso e' morto nel settembre scorso per un attacco cardiaco, ma la Procura ha disposto nuovi accertamenti anche dal punto di vista tossicologico per conoscere in maniera definitiva quali furono le cause del decesso.

Alla morte di Cafasso Jennifer era presente, da qualche tempo alloggiava con lui in un albergo di via Salaria. Secondo quanto si e' appreso, il trans non avrebbe fornito elementi di rilievo sul presunto coinvolgimento di Cafasso parlando soltanto del suo rapporto con i transessuali. Per Jennifer, clandestina in Italia, si prospetta ora un procedimento per espulsione per l'accusa di immigrazione clandestina.

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