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Neomelodici, sociologo: business per clan. D'Angelo: canzoni che danneggiano Napoli

Nino D'Angelo nella locandina di 'C'era una volta... Un jeans e una maglietta'Nino D'Angelo nella locandina di 'C'era una volta... Un jeans e una maglietta'
ultimo aggiornamento: 08 febbraio, ore 18:33
Napoli - (Adnkronos) - Amato Lamberti all'Adnkronos: ''Per la camorra non è importante il valore simbolico, le canzoni sono affari''. Ma l'ex 'scugnizzo' e capostipite dei neomelodici precisa all'Adnkronos: ''Questi non sono neomelodici, sono cantanti di malavita, sarebbe meglio ignorarle per evitare che salgano alla ribalta''


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Napoli, 8 feb. - (Adnkronos) - L'ultima in ordine di tempo è 'O Capoclan' di Nello Liberti, nome d'arte di Aniello Imperato: sono le canzoni neomelodiche che narrano storie di camorra o esaltano figure come quella, nel caso di Liberti, del capoclan che "non sbaglia" e che "se ha commesso errori lo ha fatto per necessità".

Un testo che ha attirato l'attenzione dei pm napoletani, che hanno chiesto l'arresto di Liberti e di alcune comparse del video musicale che accompagna la canzone del 2004, per istigazione a delinquere. Una richiesta non accolta dal gip, ma che ha comunque riacceso i riflettori sul rapporto tra camorra e musica. Un rapporto che "significa innanzitutto business", spiega all'Adnkronos Amato Lamberti, ex presidente della Provincia di Napoli, docente della cattedra di Sociologia della devianza e della criminalità presso la Facoltà di Sociologia dell'Università Federico II di Napoli e autore di saggi e ricerche sulla criminalità organizzata, in particolare quella attiva nel Napoletano.

Più che la valorizzazione di certi aspetti della malavita sul piano simbolico, spiega Lamberti, per la camorra la musica "significa affari per centinaia di milioni di euro''. ''Dalla produzione alla distribuzione di queste canzoni, alla circolazione dei cantanti nel giro delle cerimonie, si tratta di un giro controllato da queste organizzazioni e da personaggi borderline fatto di matrimoni, battesimi, prime comunione che costituiscono un giro di affari impressionate", aggiunge. Alle cerimonie e alla presenza fisica dei cantanti si sommano "le radio e le televisioni, tutto un capitolo che andrebbe indagato".

Nelle canzoni neomelodiche, sottolinea Lamberti, "i cantanti non fanno altro che interpretare un immaginario largamente condiviso". Tornano alla mente, oltre al caso di 'O Capoclan', quelli del 'Latitante' di Tommy Riccio e di quello che si può definire il capostipite, Luigi Giuliano, storico boss del quartiere Forcella, "che fu uno dei primi autori di queste canzoni".

Vere e proprie 'canzoni di malavita' che riscuotono grande successo anche su Youtube, dove i video raggiungono le decine di migliaia di visualizzazioni e dove non è raro trovare commenti come "Prufsso', non ti scorderemo mai!" o "Un camorrista ragiona sempre con la mente e mai col cuore", a video che riproducono canzoni inneggianti ai boss della camorra e a Raffaele Cutolo in particolare, introdotti in alcuni casi da scene de 'Il Camorrista' di Giuseppe Tornatore, film d'esordio del regista siciliano e ispirato proprio alla vita del boss della Nuova camorra organizzata.

Così come non mancano messaggi offensivi nei confronti di Roberto Saviano, lo scrittore che ha fatto della lotta alla camorra il suo motivo di vita. Per leggere questo fenomeno, prosegue Lamberti, "bisogna puntare agli affari e non al piano simbolico, che può essere evidente per chi guarda questo mondo dall'esterno. E' un'industria fatta di 'canzoni di malavita', come sarebbero state definite una volta, aggiornate con generi moderni quali pop e rap". Canzoni che viaggiano anche e soprattutto grazie alle radio e alle televisioni, alcune delle quali "vanno avanti anche con finanziamenti pubblici", ricorda l'ex presidente della Provincia di Napoli, e che permettono la trasmissione di messaggi diretti, spesso a persone in carcere, attraverso "i messaggi che vengono letti nelle radio e che accompagnano le canzoni, soprattutto nelle dediche. Messaggi chiaramente in codice diretti a qualcuno che ascolta".

A stigmatizzare canzoni come ''O capoclan' che rappresentano la camorra come fenomeno positivo è anche Nino D'Angelo che all'Adnkronos sottolinea come questi testi ''danneggiano non solo la canzone napoletana ma l'intera città, la gente, tutti i napoletani''.

''Questi non sono neomelodici -spiega D'Angelo- sono cantanti di malavita. Io sono il primo neomelodico, ma cantavo l'amore, mentre questi sono a favore di tutto quello che noi combattiamo. Non mi sento di rappresentare questi personaggi -aggiunge- che non considero neppure cantanti. Questa è gente che si mette a cantare comprando uno spazio di un'ora in una tv locale. Fenomeni da vicolo se non addirittura da singolo condominio'', sottolinea lo scugnizzo della canzone melodica napoletana, attualmente impegnato all'Ambra Jovinelli di Roma con lo spettacolo 'C'era una volta... Un jeans e una maglietta'. Il fenomeno dei cantanti che con le loro canzoni sostengono i 'valori' della camorra è vastissimo. Su Youtube abbondano i video di Lisa Castaldi, autrice di 'Il mio amico camorrista', che è ''un uomo pieno di qualità'', secondo la cantante, interprete anche di 'Femmena d'onore'. E poi c'è 'A società' di Gino Ferrante, apologia dell'organizzazione camorrista, o 'O' re è di Corleone', canzone dedicata a Totò Riina, solo per citarne alcuni. ''Secondo me -conclude D'Angelo- si parla troppo di queste cose e più ne parliamo, più si conoscono. Sarebbe meglio ignorarle, non dare loro importanza, per evitare che salgano alla ribalta''.


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