News > Cronaca > ''Papa Wojtyla faceva penitenza e si flagellava'': il racconto della suora-governante del Pontefice
Lunedì si è svolta la riunione della Congregazione delle cause dei santi
Papa Giovanni Paolo II
''Papa Wojtyla faceva penitenza e si flagellava'': il racconto della suora-governante del Pontefice
Papa Giovanni Paolo II
ultimo aggiornamento: 21 novembre, ore 09:49
Roma - (Ign) - La superiora delle suore polacche 'Ancelle del Sacro Cuore di Gesù' prestava servizio nell’appartamento pontificio. Lo conferma anche il vescovo africano Emery Kabongo, per alcuni anni secondo segretario di Giovanni Paolo II. Le due testimonianze sono contenute nel libro 'Santo subito' del vaticanista Andrea Tornielli
Roma, 21 nov. (Ign) - ''Molto spesso si sottoponeva a penitenze corporali. Lo sentivamo, a Castel Gandolfo avevo la camera piuttosto vicina alla sua. Si avvertiva il suono dei colpi quando si flagellava. Lo faceva quando era ancora in grado di muoversi da solo''. E' la testimonianza di suor Tobiana Sobódka, superiora delle suore polacche 'Ancelle del Sacro Cuore di Gesù' che prestavano servizio nell’appartamento pontificio, contenuta nel libro 'Santo subito' del vaticanista Andrea Tornielli.
Secondo quanto riporta 'La Stampa', Giovanni Paolo II si infliggeva penitenze corporali, penitenze confermate anche da un altro testimone privilegiato, il vescovo africano Emery Kabongo, per alcuni anni secondo segretario di Giovanni Paolo II. ''Faceva penitenza - racconta - e la faceva in modo particolare prima delle ordinazioni episcopali o sacerdotali. Prima di trasmettere agli altri i sacramenti desiderava prepararsi. Non sono stato testimone diretto di penitenze corporali, ma mi è stato raccontato che vi si sottoponeva''.
Inoltre, continua il prelato, ''quando Karol Wojtyla pregava non era distratto da nulla. Ricordo che quando presi servizio nell’appartamento papale, mi venne subito spiegato che quando il Santo Padre stava pregando, anche se si trattava di qualcosa di importante, bisognava aspettare per avvertirlo, perché per lui la preghiera veniva prima di tutto''. Insomma, sottolinea Kabongo nel libro di Tornielli, ''quando Wojtyla pregava, pregava come qualcuno che sa davvero di che cosa si tratta. Si immergeva in Dio, dialogava con Dio''.
Lo conferma anche il suo fotografo personale, Arturo Mari dell’'Osservatore Romano': ''Pregava in cappella, ma anche seduto sulla poltrona - ricorda - pregava quando moriva qualcuno: per un amico, una persona conosciuta o le vittime di un attentato o di un incidente. Pregava quando veniva a sapere che da qualche parte la situazione politica era grave, quando scoppiava una guerra''; lui ''andava in cappella e ci rimaneva fin quando non aveva risolto la questione''.
Lunedì scorso si è svolta la riunione dei cardinali e dei vescovi membri della Congregazione delle cause dei santi, chiamati a esaminare la causa di beatificazione di Karol Wojtyla. E, tra le migliaia di pagine all’esame in Vaticano per proclamare beato Giovanni Paolo II, c'è anche il libro del vaticanista Andrea Tornielli. L’esito della riunione è stato positivo e i cardinali si sono espressi all'unanimità in favore della proclamazione dell’eroicità delle virtù del Pontefice polacco.
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