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''Cammino comune tra cattolicesimo e ebraismo è fondamentale''

Papa in sinagoga, appello di Toaff: ''La porta del dialogo resti sempre aperta''

Il rabbino capo emerito di Roma, Elio Toaff (Adnkronos)Il rabbino capo emerito di Roma, Elio Toaff (Adnkronos)
ultimo aggiornamento: 15 gennaio, ore 20:06
Roma - (Adnkronos) - Il rabbino capo emerito di Roma, nell'intervista all'ADNKRONOS sulla visita di domenica di Benedetto XVI al Tempio di Roma, invita a ''superare incomprensioni fra ebrei e cattolici. Un cammino irreversibile dopo il gesto simbolico di Giovanni Paolo II''. (VIDEO). Rabbino Laras: ''Non andrò in sinagoga, negativa la visita di Ratzinger''. Vaticano:"Su Pio XII beato nessun giudizio storico"
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Roma, 15 gen. (Adnkronos) - "Solo dialogando e superando le incomprensioni, si potrà trovare una via comune tra le due religioni: la porta del dialogo deve restare sempre aperta". E' quanto avverte il rabbino capo emerito di Roma, Elio Toaff nell'intervista rilasciata all'ADNKRONOS.

La visita di domenica prossima di papa Benedetto XVI può segnare un nuovo capitolo, nei rapporti tra ebrei e cattolici? "Il cammino comune tra cattolicesimo e ebraismo è fondamentale - sottolinea Toaff - Fondamentale fu la visita di Giovanni Paolo II in Sinagoga, visita che inaugurò un cammino. Ma quando si intraprende un discorso comune - ricorda - possono esserci errori di percorso: il popolo ebraico ha una storia di sofferenze e persecuzioni alle spalle".

Il rabbino capo emerito di Roma, ribadisce l'importanza storica che ebbe la visita di papa Wojtyla in Sinagoga, primo pontefice a compiere tale passo il 13 aprile del 1986. "Credo che la visita del Papa abbia avuto un grande valore storico e simbolico. Per la prima volta, un pontefice varcava una sinagoga, compiendo un gesto di fratellanza verso il popolo ebraico, correggendo secoli di persecuzioni e incomprensioni. Con questo gesto iniziava un cammino di dialogo tra le due fedi che, da quel momento, diveniva irreversibile".

Ma quali ricordi personali Toaff conserva di quella visita? "Il Papa venne verso di me e mi abbracciò. Mentre si accingeva ad entrare nel tempio, mi sentii schiacciato dal peso del dolore che il mio popolo aveva patito per duemila anni". Ma "il volto sorridente del Papa mi rasserenò, mi diede la forza di affrontare l'evento. Salimmo in silenzio verso l'altare; silenzio rotto da un grandissimo applauso di commozione, di speranza e di sentimento fraterno".

Quella visita in qualche modo cambiò anche i rapporti personali fra il Rabbino Capo e il Papa. "Da quel giorno - racconta ancora Toaff - di incontri ce ne sono stati altri, formali, ma anche informali. Quando il pontefice venne ricoverato al policlinico Gemelli, mi recai in ospedale per informarmi sulle condizioni di salute del Papa. Lui seppe che ero lì e volle che salissi nella sua stanza. Discutemmo delle sue condizioni come si farebbe con un amico".

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