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A scovare la notizia il Messaggero Veneto

Prof licenziato a Pordenone perché usa il dialetto. La Lega: "In classe solo italiano"

ultimo aggiornamento: 11 marzo, ore 19:55
Roma - (Ign) - Scoppia la polemica sul caso dell'insegnante che ha dovuto lasciare l'incarico perché usava troppe espressioni campane in aula. Il responsabile enti locali del Carroccio: "Più della metà dei nostri insegnanti è meridionale, ma in aula usano la lingua corretta". Il sindacalista: "Se l'hanno lasciato a casa è perché non riusciva a tenere sotto controllo gli studenti"
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Roma, 11 mar. - (Ign) - Non ha avuto la stessa capacità di reagire del maestro Marcello D'Orta che della sua disavventura - errori e strafalcioni degli alunni compresi - ne ha fatto il libro bestseller 'Io speriamo che me la cavo'. Anzi. Il suo collega campano, finito al Nord in una scuola di Pordenone, tra richiami e contestazioni, alla fine ha ricevuto una visita ispettiva ed è stato licenziato perché usava il dialetto in classe. A raccontare la vicenda è stato per primo il Messaggero Veneto. Nelle due classi dei plessi primari di Vallenoncello e di via Vesalio nel settembre scorso era scoppiato infatti un putiferio. "Ci parla una lingua strana" aveva detto uno degli alunni. "Non lo capiamo" si era lamentato un altro. Da lì l'intervento dei genitori, il dirigente scolastico e alla fine la visita ispettiva.

Mentre la dirigente scolastica della sede centrale Rosmini, Nadia Poletto oggi si trincera dietro "un no comment" e suggerisce ai suoi collaboratori di fare altrettanto, c'è chi invoca maggior rigore sui banchi di scuola. "Si sforzino di parlare l'italiano in classe - ha detto Claudio Serafini, responsabile enti locali della Lega Nord di Pordenone -, da noi ci sono moltissimi insegnanti meridionali. Più della metà forse anche di più. Non abbiamo niente in contrario al fatto che vengano qua ad insegnare, ma se devono parlare in dialetto lo facciano a casa". Se avessere usato il friulano? "Sarebbe stato lo stesso - aggiunge - di più le dico che avrebbe dovuto essere lo stessso se io che sono di Pordenone fossi andato a insegnare a Napoli. Mica potevo mettermi a parlare in dialetto e pensare di passarla liscia".

I colleghi invocano l'intervento dei sindacati, ma Adriano Zonta della FLC Cgil minimizza. "Non è stato licenziato per quello - dice il segretario provinciale del comparto scuola Cgil -, ma solo perché non faceva bene il suo lavoro. Non conosco direttamente il caso perchè non è un nostro iscritto, ma da quel che ho capito credo sia una vicenda montata dai giornali. Se l'hanno licenziato è probabile che il vero problema sia che non riusciva a tenere la classe. Qualche parola di dialetto - diciamoci la verità - la usiamo tutti. Se c'è stata un'ispezione e ha stabilito che non sapeva insegnare, probabilmente, non si è trattato soltanto dell'uso di qualche parola di dialetto, ma per un'inadeguatezza nel saper controllare la classe e gli studenti".

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