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'Sferruzzano' Uma Thurman, Sarah Jessica Parker, Julia Roberts e il 'gladiatore' Russell Crowe
Dal sito di Pippicalzelunghe
Sciarpe, borse e knit cafè: tra arte e benessere il gran ritorno di ferri e gomitoli
Dal sito di Pippicalzelunghe
ultimo aggiornamento: 02 settembre, ore 15:50
Roma - (Adnkronos/Ign) - In Italia dilaga la moda dei locali e laboratori dove si crea socializzando tra una chiacchiera e una tisana. Come Pippicalzelunghe a Roma. Simona Marchini: ''Il lavoro manuale riposa il cervello e al tempo stesso lo fa libero di pensare''. Barbara Tabita: ''In una vita frenetica è rilassante''
Roma, 1 set. (Adnkronos/Ign) - Mani che corrono agili e veloci, tra le dita fili di colori e ferri branditi per creare. Nell'immaginario di una volta il lavoro a maglia era associato a nonnine sagge che trascorrevano così il tempo accanto al focolare, magari narrando favole e filastrocche ad attenti nipotini. Cambiano i tempi e cambia l'immaginario. Sarà forse per un nuovo desiderio di manualità unito al bisogno di trovare spazi lontani dalla frenesia quotidiana, assistiamo a un ritorno in grande stile del lavoro a maglia, una passione che contagia donne e non solo, di ogni status e di ogni età, e che è anche una terapia anti-stress.
Complici le notizie arrivate da Oltreoceano di divi e vip che si dilettano a sferruzzare, la presenza di capi handmade all'interno di collezioni moda come Prada e Dolce & Gabbana, e il moltiplicarsi in tutto lo Stivale di veri e propri cenacoli dedicati a ferri e gomitoli dove ci si incontra tra una chiacchiera e una tisana, i cosiddetti knit cafè. Insomma una vera e propria gomitolo-mania che impazza anche su internet. Non si contano infatti i siti e i blog dedicati all'argomento.
Il knitting (appunto sferruzzare) ha visto intenti attori del calibro di Uma Thurman, Sarah Jessica Parker, Julia Roberts e pure il 'gladiatore' Russell Crowe. Già da un po' la moda dei knit cafè è sbarcata anche in Italia dove pullulano i locali in cui socializzando ci si cimenta con fantasia nella realizzazione di sciarpe, maglioni, coperte, borse e cappelli. E' il caso di Pippicalzelunghe, di via dei Chiaramonti, che per la città di Roma ha tra l'altro di recente organizzato la giornata mondiale della maglia in pubblico, a Villa Pamphili.
''Organizziamo gli incontri ogni sabato pomeriggio'' dice a IGN, testata online del gruppo GMC Adnkronos, Stefania Fantuzzo, sorella e collaboratrice della titolare di Pippicalzelunghe, Paola Fantuzzo. ''C'è l'insegnante di maglia, sia di uncinetto che di ferri, il corso è aperto a tutti ed è gratuito. A volte organizziamo anche dei corsi a tema. Si chiedono consigli, si scambiano pareri, si prendono idee e ci si confronta - dice - e il clima è molto familiare. Le persone entrano subito in sintonia tra loro''.
Ad essere attratte dall'arte del dritto e rovescio ''sono anche persone giovani tra i 25 e i 30 anni - spiega Stefania Fantuzzo - Le persone hanno diverse attività e c'è anche chi fa lavori impegnativi e coglie questa occasione per distrarsi''. E lo scambio è anche interculturale: ''Persone che venivano dalla Russia e dall'Ungheria hanno portato schemi e lavorazioni che qui non si conoscono''. Quanto ai lavori e ai capi, ''l'estate va tantissimo l'uncinetto, l'inverno ha visto la prevalenza di borse in maglia di lana e poi scialli''.
Un'appassionata di ferri e gomitoli è l'attrice Simona Marchini. Parlare con lei dà la misura di come il lavoro a maglia sia molto più di un hobby e abbia in sé un significato più profondo. ''La passione è nata che ero piccolina perché in casa la mamma e le nonne lavoravano a maglia. Mi ricordo che avevo 4 anni e mia nonna Giulia mi dava dei ferri e mi insegnava a lavorare il diritto e il rovescio - racconta Marchini a IGN - Piano piano mi sono appassionata, perché mi piaceva e mi piace realizzare. Vedere che poi c'era un risultato, che qualcosa succedeva e si materializzava, mi entusiasmava. Io e mia sorella abbiamo avuto un'infanzia da fanciulle Ottocento: laboriose, molta manualità, chi ricamava, chi si esercitava a maglia, quindi mi sono sempre più perfezionata''.
''Negli anni - prosegue - ho fatto dei lavori pazzeschi, coperte, pullover complicatissimi, paralumi. Erano molto apprezzati e i miei amici ancora me li chiedono''. Per gli impegni però ''da qualche anno lavoro meno, anche se la sera trovo il tempo magari davanti alla tv. Io trovo che sia meraviglioso lavorare con le mani. Come insegnano i grandi saggi il lavoro manuale riposa il cervello e al tempo stesso lo fa libero di pensare. Mentre si lavora con le mani si riesce a pensare anche ad altro, trovo sia molto bello e stimolante, dà la misura della realizzazione, vedi una cosa che riesci a fare con le tue mani, la tua fantasia e la tua intelligenza. Insomma è una cosa molto meno banale di quanto appaia''.
Quanto al ritorno del lavoro al maglia e a luoghi di incontro come i knit cafè, ''io penso che questo recupero non è un ripiegamento da vecchie signore, è piuttosto un recuperare una dimensione umana, creativa e di rapporto con gli altri''. Per non parlare poi della ''forma di benessere, di piccola gratificazione e di gioia nel lavoro. E' una vita che sappiamo quanto sia penoso il disagio creato dalle catene di montaggio. E poi io lo trovo molto divertente. Insomma - conclude Simona Marchini - lo consiglio fortemente''.
Che l'arte del lavoro a maglia sia una forma di benessere emerge anche dalle parole dell'attrice siciliana Barbara Tabita, anche se la sua passione prevalente è per il cucito. ''Quando era ragazzina ero innamorata di tutti i vestiti che apparivano su Vogue e siccome ero un po' sovrappeso era difficile avere quei vestiti. Quindi me li facevo da sola'' racconta a IGN l'attrice che rivela di avere una vera ''passione per la moda sartoriale''.
Quanto al gomitolo, ''faccio sciarpe, ma più di quello non riesco a fare - dice sorridendo - Dritto e rovescio è il mio forte. Lavoravo a maglia soprattutto quando ero in tournee. A teatro ho avuto una grande maestra in questo che è Tosca, con la quale abbiamo fatto tanti spettacoli. Lei lavora a maglia da paura, dai cappelli alle maglie, di tutto. E' bravissima. E' la più grande lavoratrice a maglia che io conosca. Mi ha regalato delle sciarpe stupende''.
''Con lei - spiega Tabita - realizzavamo queste cose nei momenti di pausa, tra una chiacchiera e l'altra si sferruzzava. E' un modo per rilassarsi. Si potrebbe fare anche un po' come Penelope. La maglia la fai, la disfai, e poi ricominci. In una vita frenetica come la nostra quello sferruzzamento è rilassante. E secondo me fa bene anche all'anima''.
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