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L'arrivo alle 9,30 all'aeroporto di Ciampino

L'Italia dà l'addio ai parà uccisi a Kabul.

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ultimo aggiornamento: 21 settembre, ore 10:21
Roma - (Adnkronos/Ign) - Al Celio la camera ardente (FOTO). I feretri accolti dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (FOTO). Il ministro della Difesa: "Nato e Usa prevedono di aumentare i militari del contingente internazionale ma non devono essere per forza italiani''. Benedetto XVI: ''Profondo dolore''. Polemiche per la pubblicazione delle foto choc. Invito di Alemanno: "Una bandiera tricolore alla finestra". Domani i funerali solenni (VIDEO). Sei anni fa Nassiriya. Simone commuove l'Italia come il piccolo John - John Kennedy ad Arlington
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Roma, 20 set. (Adnkronos/Ign) -Una fila disciplinata e silenziosa, con i visi fermi e gli occhi lucidi. Molti i giovani. Cittadini comuni, alcuni religiosi, soprattutto migliaia di bandiere tricolore. E' l'omaggio dell'Italia a Matteo e agli altri cinque para' uccisi in Afghanistan giovedi' scorso. Le bare sono arrivate all'ospedale militare del Celio alle 15.45. Poi, dalle 16.10 le porte della piccola parrocchia militare 'Salus Infirmorum' si sono aperte per la gente che voleva esserci che vuole rendere omaggio fino a stasera alle 20 onore a sei ragazzi con il basco amaranto che hanno perso la vita in una strada di Kabul. Tra i primi ad arrivare il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Poi Cesare Prandelli. L'allenatore della Fiorentina mischiato alla folla, spiega che i viola questa sera all'Olimpico contro la Roma giocheranno con il lutto al braccio. Alle 17.30 arriva il ministro Andrea Ronchi, poi il leader della Cgil Guglielmo Epifani.

E poi tanta gente, anche con i bambini in braccio. Qualcuno non trattiene le lacrime: "Siamo qui per salutare sei figli in divisa che oggi sono l'Italia", dice un'anziana signora mentre chiede il permesso ai familiari delle vittime di poggiare una rosa rossa sulle bare avvolte dal tricolore. Qualcuno, piu' anziano, indossa il basco amaranto. Sfila in silenzio si abbracciano i parenti delle vittime, gente semplice che in un momento di grande dolore ha permesso a tanti italiani di salire i cinque gradini della chiesa per piangere con loro i giovani militari della 'Folgore'. Fuori della chiesa, a destra, un registro per chi vuol lasciare la sua firma. Tantissimi fiori e biglietti. Uno di loro dice: "Grazie, ragazzi e tante scuse per coloro che per ignoranza non vi considerano eroi".

In mattinata l'arrivo delle bare a Ciampino. La prima a toccare il suolo italiano è stata quella del capitano Antonio Fortunato; a seguire quelle del sergente maggiore Roberto Valente, del caporal maggiore capo Massimiliano Randino e dei caporal maggiori scelti Matteo Mureddu, Giandomenico Pistonami e Davide Ricchiuto. Benedette dal cappellano militare, monsignor Vincenzo Pelvi, le sei bare sono state poste davanti al velivolo militare fra due ali di persone: da un lato le massime autorità istituzionali, civili e militari con in prima fila il capo dello Stato a fianco dei presidenti dei due rami del Parlamento Renato Schifani e Gianfranco Fini, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, del ministro della Difesa Ignazio La Russa, del ministro della Semplificazione legislativa Roberto Calderoli, del leader dell'Udc ed ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, del governatore del Lazio Piero Marrazzo, del sindaco di Roma Gianni Alemanno; dall'altro, il capo di stato maggiore della Difesa generale Vincenzo Camporini, il capo di stato maggiore dell'Esercito generale Giuseppe Valotto e un picchetto d'onore dei paracadutisti della 'Folgore'.

La mano aperta e posta sul feretro avvolto nel tricolore, quasi ad accarezzarlo: con questo gesto, ripetuto sei volte, sempre accompagnato da un reclinarsi del capo, il presidente Napolitano ha reso omaggio ai sei militari italiani.

Intanto, nell'attentato di giovedì mattina sem­bra certo che alcuni talebani armati avrebbero sparato sui militari. Un conflitto a fuoco durato circa tre minuti che confermerebbe l'ipotesi di una "trappola complessa". E' questo quanto riportano alcuni quotidiani, citando fonti Isaf-Nato coinvolte nelle fasi prelimi­nari dell’inchiesta.

Lo scenario descritto vede la presenza non solo di un'autobomba ma anche di un gruppo di militanti filotalebani, arma­ti di mitragliatori e apposta­ti tra alcune montagnole di terra e detriti un centinaio di metri sulla sinistra della carreggiata rispetto alla di­rezione di marcia dei Lin­ce.

Dopo l'esplosione i militari italiani superstiti sono scesi dal Lince danneggiato e - raccontano alla Folgore - si sono visti bersagliare da colpi di armi leggere. Assordati dalla deflagrazione, stravolti dalla vista del loro mitragliere ucciso dall'onda d'urto, i quattro parà sopravvissuti hanno sparato anch'essi. A quel punto gli aggressori si so­no dileguati. "E' stata una battaglia, durata tre minuti interi, in pieno centro", dicono al contingente italiano.

Gli stessi tale­bani nel loro comunicato di rivendicazione avevano segnalato gli spari da parte degli italiani. E molti dei te­stimoni tra i civili parlano con in­sistenza di "una intensa sparatoria", che avrebbe addirittura impedito per al­cuni minuti di prestare soc­corso ai feriti tra la popola­zione.

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