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Si è gettato in acqua in località Torre Ovo, vicino Torricella, in provincia di Taranto

Suicida l'ex portiere di via Poma Vanacore: "Sono stanco di subire continue angherie"

Pietrino VanacorePietrino Vanacore
ultimo aggiornamento: 09 marzo, ore 20:30
Roma (Adnkronos) - Avrebbe dovuto testimoniare il 12 marzo al processo a carico di Raniero Busco, ex fidanzato di Simonetta Cesaroni. Su uno dei biglietti ha lasciato scritto: "20 anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio". Il legale di Busco: "Il suicidio è troppo vicino alla scadenza processuale per non essere collegato". Bocche cucite nello stabile di via Poma 2 (VIDEO).Il corpo di Simonetta giaceva in una stanza in perfetto ordine. I genitori della vittima: "Il rapporto col fidanzato? Burrascoso"
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Roma, 9 mar. (Adnkronos) - Si è suicidato Pietrino Vanacore, l'ex portiere dello stabile di via Poma, nel quale fu trovata uccisa Simonetta Cesaroni(nella foto).

Vanacore, che è stato trovato ancorato a una corda che si era allacciato intorno alla caviglia, si è gettato in acqua in località Torre Ovo, vicino Torricella, in provincia di Taranto, dove risiedeva ormai da anni. Da una prima ispezione, sul cadavere non sono stati riscontrati segni di violenza, ma a eliminare ogni dubbio sarà l'esame autoptico, che potrebbe tenersi già domattina. "Venti anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio", ha lasciato scritto su uno dei messaggi lasciati nell'auto parcheggiata poco lontano dal luogo dove è stato trovato il suo corpo senza vita. E ancora: ''Vent'anni di persecuzioni: sono stanco delle angherie''.

Così a tanti anni dal delitto per cui fu additato come 'mostro' e a pochi giorni dal 12 marzo, quando avrebbe dovuto testimoniare nel processo contro l'ex fidanzato della ragazza, Raniero Busco, rinviato a giudizio, Vanacore ha deciso di farla finita. L'ex portiere viveva a Monacizze, una frazione di Torricella, insieme a una donna che, appena avuta la notizia, ha accusato un malore.

I guai per l'ex portiere iniziano tre giorni dopo l'omicidio. E' ritenuto 'reticente' dagli inquirenti. E' l'ultima persona ad aver visto Simonetta viva. Si contraddice durante gli interrogatori riguardo ad alcuni vasi che avrebbe annaffiato nell'ora del delitto. Sui suoi pantaloni vengono rinvenute due piccole macchie di sangue e poi ha le chiavi dell'ufficio dove lavorava la vittima e sulla porta non ci sono segni di scasso. L'ipotesi degli investigatori è che Vanacore abbia tentato di violentare la ragazza e l'abbia uccisa. Ma le perizie scientifiche smontano la tesi. Dopo una ventina di giorni di carcere l'ex portiere torna libero.

"Si sentiva braccato, vittima di una continua caccia all'uomo. Non aveva più una sua vita da tanto, troppo tempo. Si sentiva come un detenuto al 41 bis. Lui era un uomo libero, eppure non più libero". E' questa la chiave di lettura che l'avvocato Antonio De Vita, legale dell'ex portiere di via Poma, dà alla morte del suo cliente. "Ho parlato con il figlio Mario - racconta all'ADNKRONOS il legale - E' scioccato e ha espresso parole di dolore ma certo nessuno poteva aspettarsela una fine così violenta. E' una morte che fa male ed è peggio di un detenuto che muore in carcere da innocente".

Antonio De Vita seguiva Pietrino Vanacore dall'epoca del delitto di Simonetta Cesaroni e avrebbe accompagnato il suo cliente divenuto ormai un amico anche il prossimo venerdì in Tribunale per essere sentito come testimone. "Ma non era la nuova chiamata a intimorirlo - assicura il legale -. Piuttosto il fatto di doversi nuovamente sentire braccato, accerchiato dai media. Vanacore era psicologiacamente stressato e si sentiva perseguitato, un uomo senza scampo anche se su di lui non c'erano più sospetti".

La testimonianza che avrebbe dovuto rendere venerdì poteva fare chiarezza sul giallo di via Poma? "Vanacore aveva già detto tutto quello che sapeva. Su di lui - ripete - non c'erano più sospetti. Nessun segnale del gesto disperato? "Nemmeno il figlio Mario e la moglie potevano prevedere una cosa del genere - afferma De Vita - Se solo io avessi avuto sentore che Vanacore non ce la faceva più, sarei sceso io in Puglia per fermarlo ma non c'era il minimo sentore di un gesto del genere. Voleva la libertà di dimenticare, non gli è stata concessa", conclude l'avvocato Antonio De Vita.

''Ho sentito i familiari di Simonetta. Il primo sentimento che si prova è di dispiacere. La notizia ci ha colpiti sotto il profilo umano, il suicidio è sempre una cosa drammatica''. Così l'avvocato Lucio Molinaro, legale della famiglia di Simonetta Cesaroni, commenta all'ADNKRONOS la notizia del suicidio di Pietrino Vanacore. ''Il rancore e la contrarietà di quando ci fu il processo a suo carico tacciono di fronte all'emozione di questa notizia'', ha poi aggiunto il legale, spiegando che ''domani incontrerò la madre e la sorella di Simonetta, proprio perché la notizia ci ha colpito molto''. E sulla deposizione di Vanacore prevista per 12 marzo, Molinaro ha detto: ''Avrebbe potuto avvalersi della facolt° di non rispondere''.

"Il suicidio è troppo vicino alla scadenza processuale per non essere collegato", ha commentato con l'ADNKRONOS Paolo Loria, il difensore di Raniero Busco, unico indagato per l'omicidio. "Vanacore doveva essere sentito in aula. Evidentemente non si è sentito di affrontare l'aula, i giudici. Venti anni di peso sulla coscienza sono troppi. E lui sapeva sicuramente qualche cosa", conclude l'avvocato.

Bocche cucite nello stabile di via Poma 2. Nessuno degli inquilini vuole oggi parlare mentre la nuova portiera dello stabile, sotto una fitta pioggia, minaccia di chiamare i carabinieri visto il via vai di giornalisti e fotografi che si sussegue da questa mattina e che perpetua il 'pellegrinaggio' di curiosi che in questi anni si e' sempre ripetuto nello stabile del quartiere Prati. "Ora basta, non ne' possiamo piu''', dice la portiera del palazzo allontanando fotografi e cronisti.

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