News > Cronaca > Sul 'Giornale' e sul 'Riformista' le foto-choc della strage di Kabul, e si apre il dibattito
Il presidente dell'Ordine dei giornalisti: ''Foto come quella aiutano a rendere l'idea di cosa sia successo''
L'immagine choc sul sito del Riformista
Sul 'Giornale' e sul 'Riformista' le foto-choc della strage di Kabul, e si apre il dibattito
L'immagine choc sul sito del Riformista
ultimo aggiornamento: 19 settembre, ore 20:02
Roma - (Adnkronos/Ign) - Politica e mondo dell'informazione divisi sull'opportunità di pubblicare le immagini dell'attentato in Afghanistan. Il sottosegretario alla Difesa Crosetto: ''E' una mancanza di rispetto''. Cirielli: ''Non se ne può vietare la pubblicazione''. Sgarbi: ''La censura è sempre sbagliata''
Roma, 19 set. - (Adnkronos/Ign) - Il corpo di un soldato morto al fianco di un blindato, un troncone di cadavere (forse quello del terrorista) sventrato dall'autobomba: sono le foto arrivate da Kabul e apparse in questi giorni sul 'Giornale' e il 'Riformista' che fanno discutere lettori, politici e operatori dell'informazione.
non ci sono tag per la questa notizia, prova con la ricercaGià ieri i due giornali, a fianco delle cronache dall'Afghanistan, avevano scelto di accompagnare gli articoli con immagini particolarmente 'forti'. Oggi, dopo le reazioni dei lettori e i dibattiti sui media, le due testate ritornano sull'argomento, riportando i commenti raccolti e spiegando le motivazioni della loro scelta. Sul 'Giornale' Giordano Bruno Guerri ricorda l'editoriale di ieri del direttore Vittorio Feltri che affiancava l'immagine del soldato caduto: "Se siamo in guerra, sosteneva il direttore del 'Giornale', mettiamo i nostri soldati in condizione di combatterla davvero, non di farsi ammazzare senza poter reagire. Si condivida o no il punto di vista, non c'è dubbio che la foto è ancora più efficace dell'articolo". Ma lo stesso approccio, aggiunge Guerri, dovrebbe valere anche per i pacifisti, definendo "ozioso il dibattito... perché niente più di quelle immagini rende insopportabile l'idea del conflitto armato".
Anche il 'Riformista' oggi torna sulla decisione in un editoriale dal titolo 'Perche' abbiamo pubblicato questa foto'. "La ragione è che quella foto è la verità. La verità di una strage terroristica. E' esattamente quello che si vede in quello scatto cio' che fanno le autobombe dei kamikaze. E' vero, quell'immagine provoca disgusto, perche' e' disgustoso il terrorismo suicida. E' bene che gli italiani vedano che cosa succede a un essere umano quando e' investito da un'autobomba. E se lo vediamo quando accade a un italiano, puo' essere che saremo un po' meno distratti e indifferenti quando accade a un israeliano, a un iracheno, a un afghano". In ogni caso, si sottolinea sul giornale diretto da Antonio Polito, "una sola cosa non abbiamo fatto, con quella foto: non l'abbiamo messa in prima pagina. Non cercavamo il sensazionalismo" ma "ai nostri lettori abbiamo offerto un documento che parla più di cento articoli".
E la discussione si rianima. Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa, non usa mezzi termini per criticare la pubblicazione delle foto: ''Se esiste un diritto alla privacy quando le persone sono vive, basterebbe un minimo di intelligenza e di buon senso per evitare la pubblicazione di foto di persone che hanno perso la vita in un attacco di questo genere. E' una mancanza di rispetto verso la loro memoria, le loro famiglie e lo Stato tutto''.
Anche Gianfranco Paglia del Pdl, ex ufficiale dei paracadustisti, medaglia d'oro al valor militare per le azioni compiute durante l'attacco nel luglio 1993 al checkpoint ''Pasta'' nell'ambito dell'operazione Ibis in Somalia, dove venne gravemente ferito e perse l'uso delle gambe critica la scelta dei quotidiani: "Mi è venuta la nausea. Capisco - aggiunge Paglia - che per i media il sangue versato dai nostri soldati alla fine paga, anche se non so francamente quanto possa influire sulle vendite. Però penso che a tutto ci debba essere un limite. Qui non si tratta di libertà di stampa, si tratta unicamente di mancanza di rispetto per i nostri uomini che sono li' a combattere e che hanno dato la vita".
A chiedere che la pietà prevalga sul diritto di cronaca è anche Edmondo Cirielli, presidente della commissione Difesa della Camera: ''La prima cosa che ho provato è stato un forte dolore nel vedere certe immagini. A freddo riflettendoci, forse in questi casi la pietà dovrebbe essere superiore al diritto di cronaca''. Cirielli non ha dubbi: ''In ogni caso, deve essere nella libertà individuale decidere cosa fare e cosa non fare. Non si può vietare la pubblicazione di queste foto, perché la scelta dovrebbe essere lasciata al senso di coscienza dei direttori dei singoli giornali''.
Le foto vanno pubblicate invece per Aurelio Misiti, deputato dell'Italia dei valori e componente della commissione Trasporti e telecomunicazioni di Montecitorio. Misiti ritiene che le foto delle vittime di Kabul vanno pubblicate: ''Ritengo in generale che i giornalisti non devono lasciare nulla di intentato per informare le persone. Pertanto, se pubblicano delle foto che possono essere un po' troppo forti, è giusto farlo, anche per dimostrare quanto sia grave e infame il terrorismo contro i civili e le vittime innocenti. Penso - ribadisce l'esponente dell'Idv - che vadano pubblicate le foto e anche commentate proprio per indicare la gravita' di questi atti terroristici contro l'umanità''.
Dello stesso parere Vittorio Sgarbi: "La censura è sempre sbagliata, nell'arte come nella fotografia. La foto è il ritratto della realtà e ciò che essa immortala è giusto che si veda. Chi censura avra' delle motivazioni comprensibili ma chi pubblica ha sempre ragione. Si tratta di scelte".
A promuovere la scelta di 'Giornale' e 'Riformista' è anche il fotografo pubblicitario Oliviero Toscani secondo il quale "bisogna guardare in faccia la realtà: inutile fare come gli struzzi e nascondere la testa nella terra. La realtà resta quella, la si voglia guardare o no. E non si può censurare, perché un Paese è civile quando non censura, né i testi né le immagini" , afferma Toscani all'ADNKRONOS.
In difesa dei due quotidiani interviene anche il presidente dell'Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca: "La pubblicazione di quelle foto non è offensiva né per le vittime né' per le loro famiglie: foto come quelle, semmai, aiutano a rendere l'idea di cosa sia successo e a far capire l'orrore del terrorismo e in generale della guerra". Per Del Boca "è un bene che si sviluppi un dibattito attorno a questi temi e credo che in ogni redazione si sia discusso se metterle o meno sul quotidiano; poi, ciascun direttore ha preso la decisione che ha ritenuto più opportuna nei confronti dei suoi lettori. In questo campo, ci sono le regole ma non possono mai definire i singoli casi, affidati sempre e comunque alla sensibilita' umana e giornalistica della direzione''.
Di parere opposto invece il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Roberto Natale: "Non mi piace e non mi convince. Rispetto le motivazione con le quali i colleghi hanno deciso di mettere in pagina quelle foto. Ma non credo che abbiamo bisogno di vedere brandelli di uomo per sapere cosa sia il terrorismo e cosa sia la guerra. A mio avviso - dice Natale - quelle immagini non aggiungono notizie e tolgono quella 'pietas' che deve continuare ad essere un valore professionale -continua Natale- Trovo che la pubblicazione di quelle foto sia il segno della deriva emozionalistica del nostro giornalismo, di cui grande responsabilita' -ma non esclusiva- ha la televisione''.
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| IuniusBrutus ha scritto (20/09/2009 - ore 20:00) | segnala un abuso |
| La polemica su questo argomento è vecchia quanto la macchina fotografica. In America non si volevano far vedere le centinaia di bare dei ragazzi americani morti in Iraq, qui si vuole fare salotto o roboanti dichiarazioni da parte di autorità, che assicurano che - i figli degli altri - continueranno a fare da bersaglio ai terroristi, senza alcuna strategia di guerra e senza far vedere cosa sia la guerra. Meno male che Obama, nelle ultime ore, pare se ne sia accorto. Da noi si aprono fascicoli penali, come si trattasse di un omicidio durante una rapina; si può immaginare la paura dei terroristi. Se la guerra la fanno i politicanti e i magistrati su comode poltrone, ben altro dolore ci aspetta. | |
| principeepovero ha scritto (20/09/2009 - ore 19:03) | segnala un abuso |
| Io trovo che se una foto mostra realmente ciò che accade, sebbene possa essere sgradevolissima, debba essere sempre pubblicata. La gente, io, le persone coscienti, abbiamo tutti diritto di sapere, abbiamo diritto di vedere, di sentire. Se non fossero state pubblicate le foto dei lager nazisti, con centinaia di migliaia di corpi straziati, di cadaveri rinsecchiti, potrebbe esserci qualcuno che oserebbe negare tutto. E invece no, l'informazione è vitale. La pietas è una cosa, il prosciutto sugli occhi un'altra. E la finta pietas, leggi ipocrisia, è un'altra cosa ancora. | |
| rebyjaco ha scritto (20/09/2009 - ore 18:44) | segnala un abuso |
| Poche parole per esprimere il disgusto di fronte a queste foto. Volevano dimostrare quanto sono miserabili e l'hanno fatto. Non si fanno queste cose per informare ma solamente per vendere più ""copie"". Non pubblicarle, non è "censura" nessuno lo impedisce, come nessuno impedisce a me di definire questi giornali come ""robaccia"" indecente! | |
| Splash ha scritto (21/09/2009 - ore 13:04) | segnala un abuso |
| Le foto aiutano a svegliarsi e forse ci fanno capire che in afghanistan c'è la guerra. Dovrebbero farle vedere durante il TG nazionale della sera. | |
| Ernesto Guevara ha scritto (21/09/2009 - ore 13:09) | segnala un abuso |
| @Splash, la tua è la classica idea del teledipendente...le cose esistono sole se si vedono in TV...che tristezza ecco cosa hanno fatto 20 anni di berlusconismo... | |
| Splash ha scritto (21/09/2009 - ore 13:24) | segnala un abuso |
| Non io ma la società in cui viviamo è teledipendente | |
| Splash ha scritto (21/09/2009 - ore 13:39) | segnala un abuso |
| In se la TV è solo un mezzo. Di sicuro per addormentarci i direttori di Tg ci fanno vedere una serie di notizie fasulle (dai cani, al tempo, alla ricetta di cucina, alle varie fiere in giro per il mondo). Forse uno shock in TV (essendo il mezzo di comunicazione più utilizzato in Italia) potrebbe far riflettere su qual'è la realtà (la società è fatta anche di gente che non ha alcuna intenzione di connettersi ad internet perchè pensa che la TV sia più che sufficiente). | |
| Ernesto Guevara ha scritto (21/09/2009 - ore 13:59) | segnala un abuso |
| Spasch...vuoi fare l'alternativo ma non ci riesci...il tuo primo post è quello che ti rispecchia realmente... | |
| Splash ha scritto (21/09/2009 - ore 14:19) | segnala un abuso |
| L'obiezione di coscienza è un diritto | |
| taloscretese ha scritto (21/09/2009 - ore 18:15) | segnala un abuso |
| Una foto se non taroccata ferma il tempo dando la fermezza non discutibile della verità. E' un fatto che non può essere contraddetto. La guerra comunque la si voglia ammantare è un carnaio, una macelleria dove non c'è tregua ne' pietà per nessuno. Si dovrebbe far vedere ai giovani nelle scuole i reportage dei combact-cameranem della seconda guerra mondiale.Ma cio' non fa piacere alla politica . | |
| Luca80 ha scritto (22/09/2009 - ore 01:39) | segnala un abuso |
| Foto di cadaveri in guerra la storia ne ha visti tantissimi. Basta ricordare il Vietnam. Il problema è che tali foto sono giustificate solo in uno stato di guerra, che in questo momento in Italia c'è ma non si vuole far avvertire. Se posso aggiungere il nostro esercito non ha un chiaro intento in quella terra, e quel terreno è aspro: negli anni '80 l'Afganistan mieteva una media di 2500 militari sovietici l'anno, se non erro è il numero di militari che abbiamo lì sul campo, con la differenza che i nostri hanno armamenti leggeri e non conducono missioni di attacco ben precise. Questo significa che un generale talebano può pianificare di farci piangere un minuto di silenzio al giorno se sapesse cosa scrivono i nostri giornali. A me sembra che si vuole condurre una utopica guerra senza vittime, ma questo è possibile solo nel mondo dei sogni di qualche ingenuo. L'esercito talebano è descritto come bene organizzato ed efficiente, mentre noi come dei bambini ci lamentiamo sulla natura dei loro attacchi, che sono del tutto regolari (sia le autobombe tanto più i kamikaze). Che differenza c'è tra un drone ed una autobomba? Quale legge vieta di immolarsi in battaglia? E se contate quanti civili uccidono, dovremmo contare quanti ne vengono uccisi dagli attacchi della nato. Come reagisce a tutto questo uno stratega? Di sicuro non sceglie una tattica basata sul rinforzare i mezzi, perché si basa sulla stessa utopia sopra descritta, e serve solo a tenere a bada l'opinione pubblica. Come reagirebbe un bravo diplomatico? Metterebbe qualcosa sul piatto delle trattative, tenendo a mente bene cosa vuole, con l'appoggio di vittorie tattiche alle spalle. E noi occidentali lo stiamo facendo? No. Noi siamo in tanti lì, anche gli altri eserciti hanno subito attacchi, ma non teniamo per niente a mente cosa vogliamo da loro, e cosa siamo disposti a cedere: vogliamo tutto, mentendo a noi stessi sulla natura dei nostri desideri, conduciamo male la guerra, ma ci stiamo dentro fino al collo. Peccato che dall'altra parte invece le cose funzionano paradossalmente meglio. Siamo divisi in due, tra chi inneggia all'onore e a cause culturali e chi vuole un ritorno senza se e senza ma. Ambedue le visioni sono nefaste. L'afganistan è già stato attribuito come causa principale della caduta di un impero: adesso vedremo se grazie ai dualismi della "massa" e della gente senza coscienza di sé ci giochiamo l'intero occidente, solo perché un cavolo di oleodotto non glielo volevamo far costruire a loro. | |
| vince79 ha scritto (22/09/2009 - ore 13:26) | segnala un abuso |
| Ma i nostri soldati hanno i mezzi per difendersi realmente da attacchi come questi? O sono mandati con pochi e scarsi mezzi a fare da bersaglio? | |
| Splash ha scritto (21/09/2009 - ore 14:05) | segnala un abuso |
| Nelle prossime settimane partirà per la 4 volta la 173 brigata aviotrasportata USA per il mattatoio afghano. A Vicenza è attivo un ufficio per aiutare legalmente i militari USA che voglio disertare e uscire dall'esercito . | |
| Luca80 ha scritto (22/09/2009 - ore 20:24) | segnala un abuso |
| vince79 ti rispondo. La dotazione più comune dell'esercito italiano è il Lince, un "veicolo tattico leggero". Si tratta di un veicolo tatticamente e tecnicamente molto buono, ma non può sopportare attacchi pesanti. Inoltre sotto attacchi medi o leggeri può garantire la sopravvivenza dell'equipaggio, ma non la mobilità del veicolo (credo che basti far scoppiare 2 ruote per impedirgli la mobilità ed isolarlo). Il problema è la tattica con cui lo si usa: se fosse usato per missioni di attacco, correrebbe in zone sgombre da ipotetiche autobombe guadagnando terreno molto velocemente. La maggior parte delle missioni italiane in Afganistan sono invece di protezione e scorta. Questo mezzo è buono anche per queste missioni, ma nonostante si tratti di un buon equipaggiamento, condurre missioni con l'idea che i soldati non muoiano è ingenuo. Rispetto al tipo di minaccia, al numero di attacchi subiti ed al numero di forze in campo, si può dire che le missioni italiane hanno un alto indice di sopravvivenza e di supporto. La tattica che La Russa voleva seguire dopo l'attacco di qualche settimana fa era quella di aumentare la blindatura dei Lince. Questo si traduce in una forte spesa, un minimo miglioramento della protezione, ma anche a un mantenimento della stessa tattica di guerra e meno soldi da investire in un numero maggiore di forze sul campo. In pratica, con quella blindatura, in un attacco come quest'ultimo, i soldati morirebbero ustionati invece che dilaniati, invece di 6 ne morirebbero 5 (quello in torretta non ha comunque nessuna possibilità di sopravvivere). I mezzi diventerebbero più lenti e consumerebbero di più, richiedendo maggiori sforzi logistico. Avrebbero la stessa possibilità di rimanere isolati in caso di un massiccio attacco medio. Anche l'esercito inglese usa i Lince. L'esercito tedesco ha in dotazione 300 carri armati in Afghanistan e conduce anche missioni offensive; nonostante la maggiore resistenza dei loro mezzi, due mesi fa con un ordigno esplosivo hanno ucciso un militare. Questo significa che l'esercito italiano può essere spinto via dall'Afghanistan in uno-due mesi, ma probabilmente hanno solo scelto di logorarci. | |
| vince79 ha scritto (24/09/2009 - ore 00:48) | segnala un abuso |
| Grazie Luca per il chiarimento sui mezzi. Quindi dovrebbero cambiare le regole di ingaggio, avere un supporto diplomatico maggiore con le varie fazioni, e in Italia far capire chiramente che con tutta la buona volontà ci continueranno ad essere dei morti visto il clima molto teso nella regione. Dovrebbe essere detto anche cosa ci guadagniamo a far morire dei soldati in Afganistan | |
| Luca80 ha scritto (25/09/2009 - ore 02:01) | segnala un abuso |
| L'Afghanistan è sicuramente uno spazio libero per assestamenti geopolitici. La guerra serve a controllare il prezzo delle risorse energetiche fossili, ad impedire che Iran e Pakistan estendano il loro raggio d'azione, che la Cina venga interessata da un conflitto di grosse proporzioni, e che le cellule radicali non arrivino ad infiltrarsi anche nei paesi confinanti dell'ex unione sovietica. Quei territori sono teatro di eventi gioco forza dalla guerra fredda. Prima che vi impiantassimo un governo era una terra di nessuno, pertanto è ancora difficile gestirlo. Non solo ci si muovono dai 6000 ai 12000 talebani, ma è anche il maggiore produttore di oppio. Il problema è che il governo è artificiale, impiantato. Il problema è che quelle areee son un problema per colpa di interventi artificiali precedenti (finanziamento dei talebani per contrastare l'armata russa, finanziamento di Saddam per contrastare Comeini, finanziamento all'Iran per costituire un esercito all'era dello scià, ecc). Personalmente credo che non sia possibile capire se i nostri governi, e soprattutto gli Stati Unito vogliano REALMENTE stabilizzare quel territorio, ma gli interventi militari fanno parte di questo progetto. Un tempo una nazione era interessata alle risorse di un'altra nazione e la attaccava con un intento esplicito. Dalla guerra fredda si trovano maniere indirette con l'ingenuo intento di piegare la nazione ad un intento culturale per loro alieno, per tenere calma l'opinione delle altre superpotenze. Quindi se da una parte stiamo cercando di dare all'Afghanistan i mezzi per difendersi indipendentemente dai talebani, dall'altra loro potranno, come è successo in passato, usare gli stessi mezzi contro chi gliel'ha dati. Ora dopo questa noiosa sequela di frasi mi ricollego all'inizio e sintetizzo: l'occidente si sta solennemente impegnando da anni a creare in Afghanistan un buco nero in grado di divorare la sua stessa struttura portante, fatta di ipocrisie, dualismi e paure, ma non se ne sta rendendo conto. | |
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