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Negli anni Quaranta un rastrellamento della Gestapo

Tra superstizione e mistero, la 'maledizione' di via Poma

ultimo aggiornamento: 16 marzo, ore 12:47
Roma - (Ign) - Nel complesso anni Trenta a pochi passi da piazza Mazzini dove è stata uccisa Simonetta Cesaroni, già un altro delitto irrisolto era stato commesso sei anni prima. E negli ultimi due anni due suicidi si contano tra persone del palazzo. Suicida l'ex portiere Pietrino Vanacore. Bocche cucite nel palazzo (VIDEO)
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Roma, 16 mar. (Ign) - Due delitti, due suicidi, un tradimento e molti misteri. La forma a ferro di cavallo del condominio di via Poma a Roma non è servita a portar fortuna.

C'è chi quel dedalo di palazzi e scale lo ha già bollato come 'il condominio maledetto', ma tra gli inquilini c'è chi scuote la testa: ''Sono sciocchezze''. Nessuno però ha voglia di parlare, di commentare ancora le vicende di cronaca che hanno fatto diventare famosa quella strada dove tra palme e bei terrazzi si cela la vita agiata di molta Roma bene.

Barbara lavora lì, nell'ufficio al terzo piano della scala B di via Poma 2 dove in un caldissimo pomeriggio di agosto di vent'anni fa fu ritrovato a terra, il corpo di Simonetta Cesaroni, trapassato per 29 volte da un fendente.

''Certo, a stare qui da sola un po' di paura ce l'ho - ammette - ma solo per delle mie fobie... Anche a casa se sono sola mi chiudo dentro''. Come Simonetta anche Barbara fa la segretaria e nello studio del notaio Fabrizio Guerritore, che dopo il delitto Cesaroni ha rilevato l'appartamento per trasformarlo nel suo ufficio, ci è entrata nel 1995, a 22 anni. ''I primi tempi mi faceva più impressione - afferma - ma ormai... Questo è un posto tranquillo, le case sono molto belle e la gente si fa i fatti suoi. Insomma, se potessi permettermela una casa in questo stabile me la comprerei eccome''.

Ma la fama che ha contribuito a creare un'aura oscura attorno al condominio di via Poma parte da ben prima che il cadavere straziato di Simonetta Cesaroni venisse ritrovato.

La prima storiaccia risale agli anni della guerra e della Resistenza quando a via Poma abitava, insieme alla moglie Ines Berlinguer (zia di Enrico), l'antifascista del Partito d'Azione Stefano Siglienti, futuro ministro delle Finanze del governo Bonomi. La sua grande casa era, nella Roma 'città aperta' del '43, punto di riferimento della Resistenza romana e rifugio di molti antifascisti. In via Poma si riunì più volte il Cln, vi furono ospitati membri del PdA come Emilio Lussu e Riccardo Bauer. Ci dormì Leo Valiani. Un via vai che non dovette passare inosservato. E qualcuno tradì. Una mattina arrivò la Gestapo. Stefano Siglienti fu portato a via Tasso ma al contrario di altri ne uscì vivo.

Il mistero a via Poma arriva negli anni Ottanta, e precisamente in una domenica sera di ottobre, il 21, dopo la messa del Vespro, quando la signorina Renata Moscatelli, pensionata di anni 68, rientra in casa, al primo piano della palazzina E, dopo aver recitato il rosario come ogni giorno e chiude a doppia mandata la porta per non uscirne viva mai più. Due giorni dopo infatti, sua sorella Adriana, 61 anni, sposata al marchese Giovanni Theodoli Braschi (ramo petroli), la trova morta accanto al telefono in camera da letto, dove s'è trascinata dal salone. In terra i pezzi di vetro di una bottiglia di whisky e un cuscino di raso intriso di sangue. Sulla fronte un profondo taglio. Ma ad ucciderla, spiegherà l'autopsia, è stata tra le diciotto e la mezzanotte del 21 ottobre 1984, una stretta al collo che le ha spezzato il pomo di Adamo. Sulla porta blindata nessun segno di effrazione. In casa nessun oggetto mancante. La stampa si occuperà poco del delitto, tanto che a passare alla storia come 'il delitto di via Poma' sarà, sei anni più tardi, quello di Simonetta. Il delitto Moscatelli resterà senza un colpevole.

In cronaca nera il complesso di palazzi anni Trenta di via Carlo Poma ci torna ancora il 14 novembre dell'anno scorso quando, un avvocato penalista tra i più noti della capitale, entra nel suo studio, si siede alla scrivania, scrive una lettera e poi si tira un colpo di pistola alla testa. Suicidio e nessun mistero, ma ancora una volta in via Poma.

Lontano da questa striscia d'asfalto dove per anni aveva passato la vita ha scelto poi di morire l'8 marzo scorso Pietro Vanacore, ex portiere dello stabile dove fu assassinata Simonetta. Pietrino, come lo chiamavano tutti, la vita s'è l'è tolta nel mare di Puglia. Ma, stando al suo ultimo messaggio, la voglia di vivere l'aveva persa qua, in questo dedalo di palazzi a forma di ferro di cavallo che qualcuno ha già bollato come 'il condominio maledetto'.

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