266 in Italia le famiglie cresciute nelle tende a strisce
(Foto Xinhua)
Trapezi e cerchi di fuoco, a Verona l'Accademia per imparare l'arte del circo
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ultimo aggiornamento: 21 marzo, ore 16:38
Roma (Adnkronos) - Se ancora predominano i circhi a conduzione familiare, come i celebri Togni o Orfei, già da tempo si è diffusa, anche tra i non addetti ai lavori, la passione per questo mondo. Il biennio è riservato all'apprendimento di base di tutte le discipline (giocoleria, acrobatica, danza, clownerie, trapezio, ecc.), mentre gli ultimi tre anni alla specializzazione in una o due materie
Roma, 21 mar. (Adnkronos/Labitalia) - Alzi la mano chi, frugando nella memoria, non si ricorda bambino, attonito e con il naso all'insù ad ammirare sorprendenti acrobazie di trapezisti o meravigliato di fronte a tigri e cerchi di fuoco. Il magico universo del circo, con il suo fascino nomade, ha da sempre incuriosito e incantato con numeri e attrazioni grandi e piccini di tutto il mondo. Sono forse in pochi, però, quelli che sanno come si diventi un circense in piena regola. Un'arte che si tramanda di padre in figlio, e che con il passare degli anni ha visto intere generazioni di artisti spostarsi di città in città per andare incontro a un nuovo pubblico.
Nata in Inghilterra attorno al 1768, quando un ex caporale dei cavalleggeri inglesi, Philip Astley, aprì un anfiteatro equestre nel quale mostrava esercizi equestri, virtuosismi acrobatici e intermezzi comici, questa forma di spettacolo nuova, ma nelle sue varie componenti antica di millenni, ebbe un enorme successo per la sua spontanea e immediata semplicità. Da allora, il circo, mantenendo invariate alcune peculiarità iniziali, si è continuamente evoluto fino ad arrivare ai giorni nostri.
Ma chi è oggi il circense? E soprattutto, circensi si nasce o si diventa? Il titolo del libro di Alessandra Litta Modignani e Sandra Mantovani, 'Il circo della memoria, storie numeri e dinastie di 266 famiglie circensi italiane', potrebbe far credere che sotto i tendoni a strisce lo spazio per chi non è cresciuto a 'pane e segatura' sia destinato solo al pubblico.
In realtà, se ancora predominano i circhi a conduzione familiare, come i celebri Togni o Orfei, inizia già da tempo a diffondersi, anche tra i non addetti ai lavori, la passione per questo mondo e la volontà di farne parte da protagonisti. In Italia, infatti, sono circa 100 gli allievi che frequentano la pluripremiata 'Accademia d'arte circense di Verona, l'unica al mondo ad essere a conduzione convittuale e la prima scuola del genere nel nostro paese: 85 vanno dai 9 ai 13 anni di età, mentre 18 sono adulti e 2 su 10 non sono di estrazione circense.
"Quella circense è un'arte, non un mestiere. Ma un'arte che si può imparare. Per questo, la formazione è importante". Ad affermarlo è Egidio Palmiri, fondatore nel 1988 e presidente dell'Accademia di Verona e dell'Ente nazionale circhi, nato nel 1923 in una famiglia circense e promotore della prima e unica legge italiana sulla funzione sociale del circo, risalente al 1968. Insomma, il papà del circo italiano. "Gli allievi vivono in accademia nove mesi l'anno - afferma il presidente Palmiri a LABITALIA - e questa è la giornata tipo: ore 7,30 sveglia; ore 8 a scuola; ore 13 pranzo; ore 14 compiti per la scuola (con insegnanti di sostegno). Poi alle ore 16 l'inizio dell'attività circense che si conclude, dopo la pausa delle 18 per la merenda, alle 19,15. Infine la cena, alle ore 20.00".
I corsi sono diversi e il biennio è riservato all'apprendimento di base di tutte le discipline (giocoleria, acrobatica, danza, clownerie, trapezio, ecc.), gli ultimi tre anni alla specializzazione in una o due materie con la presentazione, nell'occasione del saggio di fine corso, di un numero finito. Verticalismo, giocoleria, contorsionismo, trapezio, danza, tessuti aerei, clownerie e equilibrismo sul filo, sono solo alcune delle materie che vengono insegnate all'accademia.
"Prima di ammettere gli allievi in Accademia - continua Palmiri - verifichiamo attraverso un colloquio che siano stati realmente loro a scegliere di iscriversi, e che non siano stati forzati dai genitori, facciamo quindi una settimana di prova. La volontà è la cosa fondamentale; per quanto riguarda invece la struttura fisica e le abilità, per i più piccoli tendiamo a non considerarli per l'ammissione. Sono elementi che si svilupperanno in seguito. Mentre è diverso il discorso per gli adulti". Passione, quindi, ma anche lavoro duro e tanta costanza fin da bambini, per apprendere quell'arte che da più di duecento anni diverte e stupisce tutto il mondo.
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