"Il rischio è che si identifichi il gesto di un piccolo gruppo con quello di tutti i cristiani"
Vaticano e Cei contro il rogo del Corano: "Sarebbe un atto di follia"
ultimo aggiornamento: 10 settembre, ore 15:53
Città del Vaticano - (Adnkronos) - Padre Federico Lombardi contro il rogo del Corano promosso dal reverendo della Florida, che ora sembra averci ripensato. Monsignor Ambrogio Spreafico sulla moschea a Milano dice: "Non è un affronto alla nostra fede". Proteste e scontri in Afghanistan: un morto. Allarme dall'Interpol: "Alto rischio di attentati in tutto il mondo" . I gruppi radicali islamici: a fuoco bandiere Usa davanti alle ambasciate
Citta' del Vaticano, 10 set. (Adnkronos) - ''Se questo fatto avvenisse sarebbe da definire non solo come un atto di mancanza di rispetto ma direi proprio di follia''. E' quanto ha detto il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, in merito alla giornata del rogo del Corano promossa dal reverendo Terry Jones e ora nuovamente sospesa.
Lombardi, al Gr1, ha spiegato che si tratta di ''un fatto essenzialmente riprovevole, bisogna invece sempre dimostrare molto rispetto per i segni religiosi che sono importanti per le persone delle altre fedi''.
''In questo caso - ha osservato - si tratterebbe di un atto di chi ama odio e violenza invece di essere un contributo, come tutti dovremmo dare, alla comprensione e al dialogo proprio per eliminare le cause della tensione e costruire la pace nel mondo''.
Una dura condanna per la provocvatoria iniziativa di Jones arriva anche dai vescovi. ''Bruciare un libro e' sempre un atto sacrilego. Non dobbiamo dimenticare che la prima cosa che fecero i nazisti, con la Notte dei cristalli, fu quella di bruciare i Talmud, i libri dell'ebraismo'' ha sottolineato all'ADNKRONOS monsignor Ambrogio Spreafico, Presidente della commissione Cei per l'evangelizzazione dei popoli e il dialogo fra le Chiese e vescovo di Frosinone, in merito al rogo del Corano promosso dal reverendo Terry Jones.
''Per fortuna - ha aggiunto mons. Spreafico - c'e' stata un'opposizione chiara da parte di tutti, anche la Santa Sede e' intervenuta. E' stata una rivolta dello spirito e dell'intelligenza''. Quello di bruciare il Corano e' ''un atto contro la religione e le religioni - ha aggiunto il responsabile Cei per l'evangelizzazione - si tratta del gesto di un fanatico, di un piccolo gruppo che mette in pericolo la vita di centinaia di milioni di cristiani in tutto il mondo. Penso alle comunita' cristiane dell'Iraq, del Pakistan o dell'Indonesia, dove pure esiste un Islam piu' moderato''.
Il rischio, ha aggiunto il vescovo, e' che si ''identifichi il gesto di un piccolo gruppo con quello di tutti i cristiani, la stessa pericolosa generalizzazione avviene quando atti di questo tipo vengono fati da estremisti islamici''.
''Si tratta - ha spiegato ancora Spreafico - di un fatto impensabile e ingiustificato. Dobbiamo lavorare - ha detto ancora il vescovo - affinche' le differenze diventino motivo d'incontro pur all'interno delle rispettive identita', e mai motivo di conflitto''.
''Identita' cosi' rigide oggi non esistono, viviamo in societa' meticce e atti del genere accentuano invece una visione del mondo che non esiste piu'''. In merito alla vicenda della possibile costruzione della moschea a Ground zero, che sarebbe all'origine dell'iniziativa del reverendo Jones, Spreafico ha detto: ''non poso entrare nel merito dell'opportunita' della cosa, ma io l'interpreto cosi': e' un'iniziativa che va letta nello spirito americano, con la volonta' di lanciare al mondo un segno di contrasto rispetto a quello che e' avvenuto, possiamo convivere''.
Monsignor Spreafico interviene anche sul tema della costruzione di una moschea a Milano. ''Mi pare che in merito alla vicenda il cardinale Tettamanzi abbia gia' detto l'essenziale esprimendosi a favore della sua costruzione. Non vedo perche' in una grande citta' come Milano non ci possa essere una moschea, non vedo in questo un affronto al radicamento delle radici cristiane o alla nostra fede. Poi pragmaticamente, ma anche con tranquillita', si puo' discutere il dove e il come''. ''E' un problema - ha detto ancora il vescovo - che va affrontato senza conflitto e pragmatismo, il problema di quest'epoca e' che tutto diventa motivo di contrapposizione e' diventato impossibile ragionare. Ci vuole piu' cultura, volonta' di dialogo e di costruire il bene comune''.
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