Nel 2006, era stato diffuso un filmato in cui un giovane disabile di Torino veniva vessato dai compagni
Video choc, condannati 3 dirigenti Google. Ambasciatore Usa: negativamente colpiti
ultimo aggiornamento: 24 febbraio, ore 18:09
Milano - (Adnkronos/Ign) - I tre manager sono stati condannati per violazione della legge sulla privacy a sei mesi di reclusione con pena sospesa. Il responsabile dei rapporti istituzionali del motore di ricerca: ''Attacco alla libertà del web. I colleghi non hanno niente a che fare con il video''. 'Tiro al bersaglio con bimbi down', oscurato gruppo choc di Facebook
Milano, 24 feb. (Adnkronos/Ign) - Il Tribunale di Milano ha condannato tre tra ex ed attuali manager di Google, il più famoso motore di ricerca al mondo, nell'ambito del procedimento avviato nel capoluogo lombardo dopo la diffusione in rete, nel 2006, di un video in cui un giovane disabile di Torino veniva vessato dai compagni di scuola.
In particolare il giudice Oscar Magi ha condannato gli imputati per violazione della legge sulla privacy a sei mesi di reclusione con pena sospesa e li ha invece assolti dal reato di diffamazione.
Coinvolti sono David Carl Drummond, ex presidente del cda di Google Italia, George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italia (che ha lasciato l'azienda nel 2008), e Peter Fleischer. Assolto, invece, perché accusato solo di diffamazione, Arvind Desikan, responsabile del progetto Google video per l'Europa. Nei loro confronti l'accusa aveva chiesto pene comprese tra 6 mesi e un anno di reclusione.
"Il diritto d'impresa non può prevalere sulla dignità della persona". Questo, secondo il procuratore aggiunto Alfredo Robledo che con il pm Francesco Cajani ha sostenuto l'accusa, è il significato della sentenza.
La decisione del giudice, per il responsabile dei rapporti istituzionali del motore di ricerca, Marco Pancini, rappresenta invece "un attacco ai principi fondamentali di libertà". "Oggi il giudice di Milano - afferma - ha condannato tre dipendenti di Google dichiarando in sostanza che gli impiegati di una piattaforma di hosting di siti internet sono penalmente responsabili per l'attività illecita commessa da terzi. Faremo appello nei confronti di una decisione che riteniamo a dir poco sorprendente dal momento che i nostri colleghi non hanno niente a che fare con il video in questione. Non sono nel video, non lo hanno girato, né caricato né visionato. Riteniamo anzi - aggiunge - che durante l'intero processo i nostri colleghi abbiano dato prova di grande dignità e coraggio. Il solo fatto che siano stati sottoposti a processo è eccessivo dal momento che è l'unico processo del genere nel mondo".
''Qualora i siti venissero ritenuti responsabili del controllo e anche delle questioni legate alla privacy dei video caricati sulla loro piattaforma - ha inoltre osservato Pancini - significherebbe la fine del web così come lo conosciamo, con tutte le conseguenze economiche, politiche, sociali del caso. Per questo sosterremmo fino alla fine i nostri colleghi".
Peter Fleischer, Privacy Counsel di Google, ricostruisce la vicenda: "A fine 2006, alcuni studenti di una scuola di Torino si sono filmati mentre maltrattavano un compagno di classe affetto da autismo e hanno caricato il video su Google Video. Vista la natura assolutamente riprovevole del video, è stato rimosso a distanza di poche ore dalla notifica della polizia. Abbiamo inoltre collaborato con la polizia locale per l'identificazione della persona che lo ha caricato, che è stata poi condannata dal Tribunale di Torino a 10 mesi di lavoro al servizio della comunità, e con lei diversi altri compagni di classe coinvolti. In casi come questo, rari ma gravi, è qui che il nostro coinvolgimento dovrebbe finire".
"Siamo negativamente colpiti dalla odierna decisione di condanna di alcuni dirigenti della Google Inc. per la pubblicazione su Google di un video dai contenuti offensivi", ha affermato in una nota l'ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, David Thorne, che aggiunge: "pur riconoscendo la natura biasimevole del materiale, non siamo d'accordo sul fatto che la responsabilita' preventiva dei contenuti caricati dagli utenti ricada sugli Internet service provider".
"Il principio fondamentale della liberta' di Internet e' vitale per le democrazie che riconoscono il valore della liberta' di espressione e viene tutelato da quanti hanno a cuore tale valore", prosegue Thorne, ricordando che "il Segretario di Stato Hillary Clinton lo scorso 21 gennaio ha affermato con chiarezza che Internet libero e' un diritto umano inalienabile che va tutelato nelle societa' libere".
"In tutte le nazioni -conclude Thorne- e' necessario prestare grande attenzione agli abusi; tuttavia, eventuale materiale offensivo non deve diventare una scusa per violare questo diritto fondamentale".
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| thebestia ha scritto (24/02/2010 - ore 19:16) | segnala un abuso |
| che tristezza leggere queste notizie.... :( | |
| barone rosso ha scritto (24/02/2010 - ore 20:38) | segnala un abuso |
| Ecco... Facciamoci riconoscere anche dagli americani... Ma vi sembre giusto? Se io dico al bar, dunque pubblicamente, quel che penso di Berlusconi, chi se ne deve assumere la responsabilità: me stesso o il barista? O Berlusconi stesso?! (buona questa!) | |
| dempsey ha scritto (03/03/2010 - ore 16:01) | segnala un abuso |
| Aviano c'é, i marines pure, basta poco... Italia governata dagli Usa, che sogno! | |
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