CULTURA: A ROMA 'FORUM INTERPRETI NELLE ZONE DI CONFLITTO'
ultimo aggiornamento: 05 gennaio, ore 18:17
Roma, 5 gen. - (Adnkronos) - In tutti i luoghi di guerra del nostro pianeta gli interpreti sono l'anello di congiunzione tra il nostro mondo e il loro. Sono la voce capace di tradurre cio' che arrivera' dentro le nostre case attraverso i giornali, le Tv, le fotografie. A loro, al loro lavoro che non lascia tracce e passa spesso inosservato, non e' tutelato, e' poco considerato e che li espone agli stessi, se non maggiori, pericoli a cui sono esposti gli occidentali alla ricerca di notizie e di storie di altri mondi di cui non conosciamo le lingue, e' dedicato il Forum interpreti nelle zone di conflitto che si svolgera' l'8 gennaio presso le Scuderie di Palazzo Ruspoli in via di Fontanella Borghese.
Fino ai nostri giorni piu' recenti, quando i nuovi scenari di guerra ci raccontano nuove storie e nuovi protagonisti: Hussein Hanoun al-Saadi, l'interprete iracheno rapito con la giornalista francese Florence Aubenas; Wail Salman Al Beiati, l'interprete della giornalista italiana del ''Il Manifesto'' Giuliana Sgrena in Iraq con lei nel 2005; Adjmal Nashkbandi, il ventitreenne giornalista afghano traduttore e interprete di Daniele Mastrogiacomo, decapitato dopo la liberazione del cronista italiano, solo per citarne alcuni.
Ma anche, Sultan Munadi il giovane giornalista afghano che lavorava come interprete per il reporter del New York Times Stephen Farrell ucciso dopo essere stato rapito assieme al giornalista americano: per protestare contro la sua morte un'associazione di giornalisti afghani ha organizzato per la prima volta uno sciopero di tre giorni sulle notizie che riguardano i Talibani necessarie ai media nazionali e internazionali.
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