News > CyberNews > 'Drogati del web', è boom di richieste di aiuto: molti s.o.s. da uomini e adolescenti
L'ambulatorio contro le nuove dipendenze è sorto alla fine del 2009
'Drogati del web', è boom di richieste di aiuto: molti s.o.s. da uomini e adolescenti
ultimo aggiornamento: 21 giugno, ore 18:12
Roma - (Adnkronos) - Con 120 contatti in 8 mesi si rivela un successo l'attività dell'Internet Addiction Disorder del Policlinico Gemelli . "Le richieste e l'afflusso dei pazienti sono state costanti, con una media di 20-30 contatti al mese". Pochissimi i contatti 'rosa'
Roma, 21 giu. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Non si fanno attendere nella Capitale gli sos dei 'drogati del web'. Sono state 120 le richieste giunte in otto mesi all'ambulatorio dedicato all'Internet Addiction Disorder, nato a Roma a inizio novembre 2009 presso il Policlinico Gemelli per aiutare i cybernauti a dire addio alla dipendenza da social network, come Facebook e Twitter, ma anche blog, chat, amicizie, sesso virtuale e giochi di ruolo online. Un pianeta high-tech che rischia di rovinare la vita dei 'sempre connessi', e sembra già aver cambiato le abitudini della 'generazione digitale'.
"Le richieste e l'afflusso dei pazienti sono state costanti, con una media di 20-30 contatti al mese, a cui si aggiungono le telefonate dei genitori preoccupati per i figli adolescenti", spiega all'Adnkronos Salute lo psichiatra Federico Tonioni, coordinatore dell'ambulatorio. Nel corso dei mesi si sono delineate ancora di più due tipologie di pazienti: uomini di 25-40 anni, consapevoli di avere un problema anche perché hanno conosciuto un 'prima di Internet', e gli adolescenti stregati in particolare dai giochi di ruolo sul web. E se a sviluppare la web-dipendenza sono soprattutto i giovani adulti sotto i 40 anni "in questi mesi a 'latitare' sono state le donne. Abbiamo ricevuto pochissimi contatti 'in rosa' e questo anche se sappiamo che usano il pc, navigano e non disdegnano social network, blog e chat. Il fatto è che - precisa l'esperto - se anche hanno un problema, non chiedono aiuto".
Il primo gruppo di pazienti individuato è quello di giovani adulti consapevoli di avere sviluppato un rapporto patologico con il web, variegato per età (da 25 a 40 anni) e per sottogruppo di dipendenza: soprattutto sexual addiction, passione per il gioco d'azzardo e i giochi di ruolo.
In queste persone "abbiamo notato una tendenza ad attivare dinamiche di controllo sulla fedeltà via web - segnala lo specialista - Non mancano i casi di chi si finge un altro e, sotto mentite spoglie, contatta la propria fidanzata su Internet, le propone la propria amicizia e ne spia le reazioni per vedere cosa fa".
In generale, nel caso degli adulti scatta la consapevolezza di aver sviluppato un disagio, cosa che agevola la relazione terapeutica e l'adesione alla terapia, spiega lo specialista.
C'è poi il fenomeno degli adolescenti e dei giovani da 13 a 20 anni, che vengono accompagnati in ambulatorio dai genitori, preoccupati per la diminuzione della 'performance' scolastica e della vita di relazione al di fuori della Rete. "Spesso i genitori si limitano a telefonare e a chiederci consigli, preoccupati da un comportamento dei figli che non capiscono", dice Tonioni.
Secondo l'esperto, che rileva come in alcuni casi mamma e papà si siano allarmati senza motivo, ormai il computer è parte dell'evoluzione del pensiero dei giovanissimi, "che ormai piuttosto che tenere un diario scrivono un blog. Ma in alcuni casi è come se si cristallizzasse in una forma patologica".
Sarebbe bene non avere pregiudizi, perché l'uso che i ragazzi fanno della Rete "è nuovo, e non sempre patologico: gli elementi di novità hanno un valore evolutivo. Ad allarmare deve essere lo sviluppo di un pensiero paranoide. Certo - ammette - è come se il web avesse aumentato la frattura tra genitori" pre-digitali e "figli" cybernauti. Non a caso "i ragazzi non si sentono in torto nel passare ore e ore davanti al pc, impegnati negli amati giochi di ruolo web mediati", nei confronti dei quali alcuni hanno sviluppato una dipendenza patologica.
Ragazzi che Tonioni descrive come intelligenti, tendenti all'isolamento e - nel caso di quelli trattati presso il centro - con evidenti segni di una dissociazione dalla realtà prolungata. "Si tratta di un'esperienza che, in forma 'fisiologica' possiamo provare tutti: se ci mettiamo a navigare in Rete, dopo un po' è come sognare ad occhi aperti, come se fossimo 'scollegati'. A un certo punto il nostro timer interno si 'riattiva'. Ma se si è abituati a stare per ore connessi - dice - poi si rischia di subire le conseguenze di questo stato sulla vita reale". Risultato? Si innesca una profonda angoscia tra i genitori" che - conclude - non riescono a entrare in contatto con i figli".
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