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Editoria: Polillo (Aie), pirateria mette a rischio mercato ebook in Italia

ultimo aggiornamento: 03 febbraio, ore 11:58

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Milano, 3 feb. (Adnkronos) - "La pirateria sta mettendo a rischio il mercato nascente degli ebook in Italia, non possiamo non combatterla". E' questo l'allarme lanciato dal presidente dell'Associazione Italiana Editori (Aie) Marco Polillo che per la prima volta fornisce i dati ufficiali del fenomeno. Su 25 best seller in classifica la scorsa settimana, il 75% circa e' gia' piratato in rete. A fronte di 19mila ebook disponibili a fine 2011 (erano 1.619 a fine 2009), circolano, secondo stime prudenziali, 15mila titoli in versione pirata. Ma non e' finita qui: in base all'ultima classifica Ibs.it dei 25 titoli piu' venduti della scorsa settimana, 17 sono gia' disponibili in modo legale in versione ebook (quasi il 70%), 19 hanno gia' versioni pirata (76%). Questo 'tasso di pirateria' non cambia tra i libri per cui esiste una versione legale (si trova quella pirata nel 76,5% dei casi) e quelli per cui non esiste (75%). "Il mercato digitale -spiega Polillo- si puo' sviluppare solo se gli autori e gli editori conserveranno il diritto di sfruttare anche con i nuovi mezzi i contenuti creati e pubblicati. Se la pirateria non sara' limitata, il mercato digitale semplicemente non potra' svilupparsi, con grave danno soprattutto per i lettori. Se gli investimenti che le imprese stanno oggi facendo non avranno un loro ritorno, infatti, il rischio e' che il mercato muoia sul nascere". Per il presidente degli editori "in nessun caso la tutela del diritto d'autore deve dar vita alla possibilita' di censure preventive di quanto viene pubblicato in rete. Pensare d'altro canto che gli editori siano a favore della censura e' semplicemente un controsenso. Riteniamo che sia invece possibile individuare tecniche equilibrate che, al contrario, intervengano ex post su quanto viene pubblicato e che conducano alla rimozione immediata di cio' che viola i diritti d'autore. In questo senso eravamo favorevoli alla sostanza dell'emendamento Fava e proponevamo che si applicasse semplicemente il testo della Direttiva europea, che -conclude- non puo' certo essere accusata di antidemocraticita'".


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