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Sicurezza: nel terzo trimestre 2010 raddoppia lo spam con allegati pericolosi

ultimo aggiornamento: 17 novembre, ore 18:09

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Roma, 17 nov. - (Ign) – Secondo l’ultimo rapporto diffuso da Kaspersky Lab, azienda da sempre impegnata nel settore della sicurezza e delle soluzioni di gestione delle minacce informatiche, la quota di spam con allegati pericolosi nel traffico di posta elettronica è più che raddoppiato nel terzo trimestre del 2010, con una media annua del 4,6% rispetto all’1,9% del secondo trimestre. All’inizio del terzo trimestre 2010, invece - un fatto senza precedenti - questa percentuale ha superato il 6,3% del traffico e-mail generale. Gli analisti di Kaspersky Lab suggeriscono che questo fenomeno sia dovuto agli spammer, che avrebbero semplicemente concentrato di più la loro attenzione dai singoli utenti individuali ai programmi partner, inclusi quelli connessi alla diffusione di malware. Il genere di 'mailing di massa' con il maggiore aumento è quello delle finte notifiche provenienti da fonti apparentemente ufficiali, come Twitter, Facebook, WindowsLive, MySpace e diversi notissimi negozi online. I link contenuti in queste notifiche fasulle dirottano gli utenti ad uno spammer service che scarica il backdoor Bredolab nei computer degli utenti, ed è poi usato a sua volta per scaricare vari altri Trojan. “L’aumento del volume e della qualità di queste mailing di massa conferma l’ipotesi che gli spammer e i cybercriminali hanno iniziato ad agire all’unisono e di comune accordo per creare delle strategie d’infezione nuove e più complesse, come connettere il computer di una vittima a un Botnet inviandogli spam, per rubare i suoi dati personali e via dicendo” dice Darya Gudkova, Head of Content Analysis Research alla Kaspersky Lab.

Complessivamente, il livello di spam nel terzo trimestre è calato rispetto al trimestre precedente, con una media dell’82,3%. Gli utenti hanno quindi trovato nelle proprie caselle di posta elettronica, a settembre, una quantità di spam considerevolmente inferiore rispetto al mese di agosto, con una flessione di 1,5 punti percentuali. La causa della flessione è dovuta principalmente alla chiusura di oltre 20 centri di controllo usati dal Botnet Pushdo / Cutwail, che era responsabile di circa il 10% di tutto lo spam mondiale. Questa minaccia non era solo legata all’enorme volume di spam distribuito, ma anche al suo collegamento con la diffusione di programmi particolarmente dannosi come Zbot (ZeuS) e TDSS. Quando i centri di comando del Bootnet sono stati chiusi, un enorme numero di bot ha smesso di distribuire spam, non essendo più sotto il controllo degli spammer. Un’altra chiusura nel terzo trimestre è stata avviata dagli stessi spammer, quando il programma partner SpamIt, responsabile di enormi quantitativi di spam del settore farmeaceutico, ha annunciato la fine delle sue attività. I siti di questo programma, SpamIt.biz e Spamit.com, hanno anche 'postato' le motivazioni della loro chiusura concentrandole in “una lunga lista di eventi negativi nel corso dello scorso anno e la più intensa e maggiore attenzione prestata alle operazioni del nostro programma partner”. “La chiusura di un programma partner – anche di uno dei maggiori – avrà solo il risultato di fare arrivare meno pubblicità di viagra nella nostra posta ricevuta; ma è un effetto temporaneo, gli spammer non stanno certo abbandonando un business così redditizio” dice ancora la Gudkova. “Facile presumere che i gestori del programma ne apriranno semplicemente uno nuovo che, per un po’, resterà al di sotto dei radar dei venditori di anti-spam e delle forze dell’ordine”.

Il trend principale nel terzo quarto è stato l’allineamento tra l’industria dello spam e i produttori di virus. Lo spam oggi non è più un semplice fastidio, ma è una componente importante usata all’interno di schemi strategici illegali per rubare dati confidenziali, che possono essere usati per fare soldi. In ogni caso, questa situazione sta attirando l’attenzione dei legislatori e delle forze dell’ordine. A questo indirizzo si può leggere la versione completa del rapporto Kaspersky Lab.


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