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Societa': maschi italiani in carriera 'drogati' di iPhone e iPad, ecco l'identikit
ultimo aggiornamento: 24 settembre, ore 13:36
Roma, 24 set. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Manager in giacca, cravatta e ventiquattrore, che 'pescano' prede immaginare mentre sono in tram o in taxi, agitando nell'aria l'iPhone o l'iPad, recuperando la lenza con un sorriso soddisfatto sotto lo sguardo stupito dei compagni di viaggio. O muovono nell'aria lo smart phone a ogni melodia curiosa, sfruttando l'applicazione che riconosce titolo e artista. Sono gli italiani 'stregati' dai gioielli della Apple, com spiega all'Adnkronos Salute Stefano Pallanti, associato di Psichiatria Universita' degli Studi di Firenze e direttore scientifico dell'Istituto di neuroscienze. "Un gruppo sempre piu' numeroso e quasi esclusivamente composto da uomini in carriera, tra i 30 e i 40 anni, cosi' affascinati da rischiare la dipendenza. Si tratta - dice l'esperto che sta mettendo a punto uno studio europeo sul gaming patologico - di un fenomeno particolare". Se infatti anche le donne sono affascinate e divertite dalle molte possibilita' offerte da questi dispositivi, riescono pero' piuttosto facilmente a dire basta e a premere il tasto 'off'. "Il problema opposto riguarda per lo piu' gli uomini - precisa Pallanti - perche' questi strumenti high-tech coniugano ragione e fantasia e rappresentano un modo per raggiungere un mondo a parte, per isolarsi in una dimensione autistica prevalentemente maschile - dice il neuropsichiatra - legata a un'eccessiva attivita' di un emisfero del cervello, quello destro, deputato ai calcoli e alle decisioni ragionate". Insomma, al di la' della novita' e della curiosita', iPhone e iPad rappresentano "ponti per un mondo fantastico, protesi per dar sfogo alla propria fantasia con l'aiuto di una macchina e dunque senza dover costruire questo pianeta immaginario da soli nella propria mente'". Un atteggiamento, quest'ultimo, "piu' femminile". Il problema e' che in questo modo i fan dei gioiellini di Steve Jobs rischiano una chiusura rispetto al mondo reale, "come sanno bene le loro compagne", dice con un sorriso il neuropsichiatra.
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