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Grillo: ''Con la chiusura dei siti violenti stop anche alla Padania''

Internet e cortei, Maroni: ''Meglio un ddl''. Grillo: ''Se toccate il web perdete voti''

ultimo aggiornamento: 16 dicembre, ore 18:52
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il ministro dell'Interno: ''Le norme che puntano a prevenire e a reprimere la commissione di reati via web riguardano delicati aspetti della libertà di espressione''. Fini: ''Non servono norme aggiuntive, applicare quelle esistenti''. Opposizione: ''No alla censura della Rete''
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Roma, 16 dic. (Adnkronos/Ign) - Non sarà un decreto legge, quanto piuttosto uno o più ddl a contenere le norme che puntano a prevenire e reprimere la diffusione dei reati via web. La stessa strada verrà adottata per le nuove regole sulle manifestazioni di piazza. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha spiegato alla Camera come intende procedere domani al Consiglio dei ministri.

"Non farò obiezioni - ha affermato il ministro dell'Interno in Transatlantico - se domani il Cdm decidesse di procedere con un ddl piuttosto che con un decreto legge. Le norme che puntano a prevenire e a reprimere la commissione di reati via web riguardano delicati aspetti della libertà di espressione". "Per questo, sentiti anche altri esponenti del Governo e della maggioranza e considerata l'opinione espressa dai rappresentanti dell'opposizione, ritengo che sarebbe più opportuno procedere con un ddl in maniera che, su questa materia, in Parlamento si possa articolare un confronto approfondito tra maggioranza e opposizione. Sarà il Consiglio dei ministri nella sua collegialità a stabilire cosa è meglio fare".

Come aveva già detto ieri in aula alla Camera e al Senato, Maroni ha confermato che sull'eventuale oscuramento dei siti che inneggiano alla violenza o fanno apologia di reato, sarà il magistrato a decidere. Questo è infatti il punto cardine del provvedimento in cantiere. "Intanto - ha riferito ancora il ministro, nel pomeriggio ricevuto al Quirinale - sto pensando a costituire un tavolo di lavoro costituito dai ministeri e dagli organi istituzionali competenti, operatori e gestori della rete telefonica e del web, per cercare di elaborare e adottare un codice di autoregolamentazione per la rete, sulla falsariga di quanto già fatto nel campo dei messaggi pubblicitari. Resto convinto infatti che la prevenzione sia la strada migliore per evitare la commissione dei reati e per limitare ai soli casi di necessità l'intervento del magistrato".

Per il presidente della Camera Gianfranco Fini, però, non c'è ''necessità nella nostra legislazione di norme aggiuntive, c'è semmai la necessità della corretta applicazione delle norme esistenti".

Il noto comico e blogger Beppe Grillo avverte Maroni: ''Se la Lega farà una battaglia così perderà migliaia e migliaia di voti perché la rete è sviluppata proprio nel suo territorio''. ''La Lega - ha aggiunto da Torino, dove si è recato per presentare il candidato alla presidenza della Regione Piemonte del 'Movimento 5 stelle' - si dà delle mazzate da sola. Maroni ha fatto un discorso per chiudere i siti violenti che io condivido totalmente: credo che la Padania chiuderà a breve'', ha concluso.

Il Cdm di domani valuterà anche l'opportunità di adottare nuove regole per le manifestazioni di piazza. "Ho ascoltato vari pareri - ha riferito ancora Maroni, escludendo anche in questo caso il ricorso al decreto legge - e mi sono giunti vari contributi anche dagli esponenti del governo. Il ministro La Russa ha suggerito ad esempio di estendere le norme adottate per le manifestazioni pubbliche nel periodo della campagna elettorale. Potrebbe essere una soluzione. Ma è un terreno molto controverso e in materia ci sono opinioni molto difformi, sottolineate anche dall'opposizione. Ci rifletteremo insieme domani al Consiglio dei ministri. Mi sembra una materia che va affidata al confronto parlamentare".

Nessuna norma potrebbe invece costringere il premier a rinunciare ai 'bagni di folla'. Maroni ritiene che sarebbe meglio evitare situazioni rischiose ma ''credo che neanche con un decreto legge lo si potrebbe costringere a non fare quello che è nella sua natura (di Berlusconi, ndr)".

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