Via libera anche a nuovi mestieri
Axa Mps: crisi economica fa emergere capacita' di reinventarsi
ultimo aggiornamento: 16 ottobre, ore 17:37
Tra gli effetti positivi, oltre alla valorizzazione di stili di vita e di consumo piu' sobri e sostenibili, l'indagine 'Crisi e generazioni' presentata oggi a Roma mette in luce una maggiore solidarieta' e cooperazione tra persone, come anche la creazione di migliori norme a tutela dei cittadini
Roma, 16 ott. - (Adnkronos) - Capacita' di reinventarsi, fino ad intraprendere nuovi mestieri. E' l'altra faccia della medaglia della crisi economica, da cui emergono le forze nuove e la vitalita' della societa' che individua una nuova via. Giovani e adulti credono nella possibilita' di cambiare e di trovare nuove prospettive di lavoro. L'indagine ''Crisi e generazioni'' condotta dall'Istituto di Ricerca Gpf per Axa Mps approfondisce il rapporto tra gli italiani e la crisi.
Quest'ultima, secondo gli intervistati, sta producendo soprattutto disoccupazione (95.1%), precarieta' del lavoro giovanile (89.7%), impossibilita' di far fronte ad impegni presi (debiti) (84%) e perdita di potere d'acquisto (82.5%). Durera' a lungo e lascera' ferite molto profonde per diversi anni (82.4%), tra cui l'ulteriore aumento delle differenze sociali (81.8%). Si chiede dunque allo Stato di essere presente oggi piu' di ieri, intervenendo per ridurre le tasse (66.6%) e sostenere famiglie (63.5%) e aziende (44.4%). La situazione attuale sembra invece sconsigliare interventi per creare maggiore concorrenza in tutti i settori (14.8%).
''In realta' gli italiani gia' da dieci anni si sentono in una situazione di crisi e hanno nel frattempo avuto modo di elaborare strategie di risposta'' afferma Monica Fabris. ''La nostra corrente sulle aspettative decrescenti e' infatti salita dal 2002. Questo significa che gli italiani hanno preso coscienza della situazione e stanno gia' cercando a loro modo di cambiarla''. Il realismo e' accompagnato da una minima dose di ottimismo oltre che dalla disponibilita' a combattere le avversita'. Il 65.1% degli intervistati sostiene che la crisi stia stimolando le persone a diventare piu' creative ed innovative, inventando nuove soluzioni, ed e' la fascia d'eta' piu' alta ad esprimerlo piu' chiaramente (67.9%). Il 57.4% concorda sul fatto che la crisi porta a valorizzare comportamenti virtuosi, efficienti ed etici.
Il senso di instabilita', che sta investendo aziende e occupati, promuove un atteggiamento nuovo, piu' collaborativo nei confronti del lavoro e dunque allo stesso tempo piu' responsabile e meno antagonistico. Tra gli effetti positivi, oltre alla valorizzazione di comportamenti di consumo e stili di vita piu' sobri e sostenibili, viene sottolineata una maggiore solidarieta' e cooperazione tra persone, gruppi e famiglie (61,7%), come anche la creazione di migliori norme a tutela di cittadini e consumatori (59,1%).
Il dato piu' interessante tuttavia e' che la perdita - o il forte rischio di perdita - del lavoro genera nel tessuto produttivo e nella realta' sociale una spinta evolutiva/creativa al self improvement che porta a riqualificarsi o a inventarsi 'nuovi mestieri' in risposta ai nuovi bisogni. Emerge infatti la necessita' del cambiamento: in relazione alle proprie conoscenze (50.2%) e al tipo e al modo di lavorare (47.3%) - questa esigenza e' particolarmente sentita dalle fasce intermedie della popolazione (18-34enni rispettivamente 55.9% e 58%, 35-54enni 51.8% e 54.6%). Ma ancora piu' interessante e' il fatto di sentirsi in grado di attuare i cambiamenti desiderati, riguardino le proprie capacita' e competenze (60.9%) o le proprie conoscenze (59.3%). Tutto cio' testimonia una forte predisposizione al rinnovamento e una volonta' di reazione per superare la difficile fase in corso.
Quanto al futuro, gli intervistati ritengono che il benessere puo' essere garantito investendo principalmente in istruzione, competenze e conoscenza (56.6%), sognando una societa' piu' meritocratica (59.4%), piu' equa (39.9%) e in grado di garantire servizi per tutti (57.6%). Parere contrastante invece su cio' che dovrebbe essere maggiormente valorizzato, con una parte (giovani e giovanissimi) maggiormente favorevole ad una societa' innovativa (52.9% i 15-17enni e 50.2% i 18-34enni) e quella piu' matura che auspica una valorizzazione delle tradizioni (68.3% i 55-74enni e 58% i 35-54enni).
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