''Abbiamo messo in campo un comportamento adattativo-reattivo che funziona da tempo''
(Xinhua)
Censis: ''L'Italia ha resistito alla crisi ma siamo un Paese che vive in apnea''
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ultimo aggiornamento: 04 dicembre, ore 16:52
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il 43esimo Rapporto annuale dell'istituto: ''Salvi perché non abbiamo esasperato il primato della finanza sull'economia reale''. Sono sempre di più gli italiani che fanno la spesa al discount e rinunciano al secondo figlio per problemi economici (VIDEO)
Roma, 4 dic. (Adnkronos/Ign) - L'Italia ha resistito meglio alla crisi economica perché la finanza non ha vinto sull'economia reale. Ma gli italiani ''sono sempre gli stessi'', siamo una società replicante che ''vive in apnea''. Assistiamo al ritorno degli interessi agiti 'in presa diretta' e al tempo stesso alla ''dura ristrutturazione del terziario e al silenzioso sfarinamento del lungo ciclo dell'individualismo''. Il 43esimo Rapporto annuale del Censis sulla situazione sociale del Paese, fotografa lo stato d'animo degli italiani ad un anno dall'inizio della crisi economica (VIDEO).
Per l'istituto guidato da Giuseppe De Rita ''quel 'non saremo mai più come prima' che un anno fa dominava la psicologia collettiva sembra essersi mutato in un 'siamo sempre gli stessi' che ci appiattisce alla contingenza, ma non ci deprime''. La crisi economica che ha ''squassato la finanza internazionale, e poi la struttura economica e occupazionale dei maggiori Paesi del globo - si legge nel rapporto - ci si aspettava portasse un uragano di problemi sulla 'fragile' e poco competitiva economia italiana. E invece ''è avvenuto che il modello su cui silenziosamente si incardina la nostra società ha ancora una volta funzionato, replicando se stesso - spiega il Censis - Abbiamo infatti resistito alla crisi perché non abbiamo esasperato il primato della finanza sull'economia reale''.
Il Censis, però, avverte ''la presunzione che il peggio sia passato, e si possa ricominciare ad andare avanti senza nulla cambiare'', si scontra con alcune precise constatazioni: ''la finanza italiana, nel suo piccolo, non ha del tutto smaltito quella dimensione tossica che negli ultimi mesi l'ha messa spesso in difficoltà; l'ansia per la chiusura dei bilanci a breve (anno 2009 e prima trimestrale 2010) porta troppi operatori a continuare, o sperare di continuare, quel 'far soldi a mezzo di soldi' che induce una sopravalutazione delle dinamiche finanziarie e speculative; la stessa economia reale, pur considerata un baluardo nella crisi dell'ultimo anno, vive un periodo di grande incertezza''.
Il 2009 è stato un anno tutto in salita. In tempi di crisi, solo per il 71,5% delle famiglie italiane il reddito mensile è sufficiente a coprire le spese. Il dato sale al 78,9% al Nord-Est, al 76,7% al Nord-Ovest, al 71% al Centro, ma al Sud scende al 63,5%. Il 28,5% delle famiglie che hanno avuto difficoltà a coprire le spese mensili con il proprio reddito ha fatto ricorso a una pluralità di fonti alternative. Il 41% ha toccato i risparmi accumulati, in oltre un quarto delle famiglie uno o più membri hanno svolto qualche lavoretto saltuario per integrare il reddito, più del 22% ha utilizzato la carta di credito per rinviare i pagamenti al mese successivo, il 10,5% si è fatto prestare soldi da familiari, parenti o amici, l'8,9% ha fatto ricorso ai prestiti di istituti finanziari e il 5,1% ha acquistato presso commercianti che fanno credito.
Negli ultimi 18 mesi, più dell'83% delle famiglie ha però modificato le proprie abitudini alimentari. Il 40% ha contenuto gli sprechi, il 39,7% ha cercato prezzi più convenienti, il 34,8% ha eliminato dal paniere i prodotti che costano troppo. Per una vasta maggioranza (il 74% di un campione di 500 individui) non vi sono stati tagli sostanziali, ma progressivi aggiustamenti. Nel restante 26% gli aggiustamenti sono consistiti nel ridimensionamento della spesa presso bar e ristoranti, o nel rinunciare a qualche spesa extra. In altri casi si è intensificato un comportamento già molto diffuso, fondato su un effetto ''sostituzione'', ovvero di rimpiazzo di prodotti più noti con marchi meno noti; soprattutto si è andato intensificando il ricorso ai discount.
E, dal punto di vista psicologico, il 36% degli italiani ha subito in questi mesi maggiore stress (insonnia, litigiosità, ecc.) per motivi legati alla crisi (difficoltà lavorative, di reddito, ecc.) e il dato sale a quasi il 53% tra le persone con reddito più basso. I problemi economici inoltre hanno scoraggiato le donne italiane a fare figli. Una volta avuto il primo bebè, mediamente in età relativamente avanzata, molte madri non ne fanno altri pur desiderandoli: circa un terzo di esse cita a questo proposito motivi economici (20,6%) e di lavoro (9,5%).
Infine, dal rapporto emerge anche il problema lavoro. Nell'anno in cui la crisi economica ha di fatto rallentato il sistema produttivo del nostro Paese, il tempo di non lavoro tende a dilatarsi. Del calo sostenuto degli ordinativi, delle esportazioni e degli investimenti il mondo del lavoro ne ha risentito non solo in termini occupazionali, ma anche nella dimensione del tempo complessivamente dedicato alle prestazioni lavorative.
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