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Una generazione ancora 'in costruzione'

Crisi economica: Axa Mps, i giovani rischiano di piu'

ultimo aggiornamento: 16 ottobre, ore 17:54
Nonostante l'elevata soddisfazione per la vita in generale, i ragazzi tra 18 e 34 anni sono insoddisfatti del proprio lavoro; un malessere ancora piu' forte se collegato alla situazione economica e al tipo di consumi
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Roma, 16 ott. - (Adnkronos) - La crisi economica 'pesa' in particolar modo sui giovani, che nel confronto generazionale hanno la peggio. I giovani, tra 18 e 34 anni, che stanno entrando o sono appena entrati nel mondo del lavoro, rappresentano la fascia maggiormente a rischio e piu' colpita dagli effetti della crisi. E' la fotografia scattata dalla ricerca svolta dall'Istituto di Ricerca Gpf per Axa Mps, dal titolo ''Crisi e generazioni'', presentato oggi a Roma. La ricerca ha preso in considerazione quattro fasce di eta': i 'Tween', la generazione dei 15-17enni (giovanissimi), i 'Lost', 18-34enni (giovani), gli 'Overloaded' 35-54enni (adulti) e i 'Gatekeeper', i 55-74 (maturi/anziani).

Nonostante l'elevata soddisfazione per la vita in generale (87,5%), i 'Lost' sono piuttosto insoddisfatti del proprio lavoro (il 60,4% contro il 66,4% degli adulti e il 64,6% dei maturi/anziani). Il malessere e' ancora piu' forte se collegato alla situazione economica (solo il 46,3% e' soddisfatto, contro il 58% degli adulti e il 54,5% dei maturi) e al tipo di consumi (54,9% contro rispettivamente il 62% e il 56,8%). Le carenze sotto il profilo economico non sono inoltre compensate da altri fattori, come ci si potrebbe aspettare, ad esempio, dalla soddisfazione per il tempo libero (67,7%; dato di poco superiore al 64,6% degli adulti e inferiore al 70,2% dei maturi) e soprattutto dal luogo in cui si vive (in relazione alla citta' in cui si vive, soddisfazione del 64,4% contro il 67,4% degli adulti e il 74,4% dei maturi; in relazione alla casa, soddisfazione dell'83% contro rispettivamente l'86,7% e l'88,7%).

Di fatto si tratta di una generazione in costruzione che non ha ancora trovato condizioni favorevoli per esprimere le proprie potenzialita' esistenziali e professionali. Anzi, come afferma la sociologa Monica Fabris: ''Questa generazione piu' di tutte non si sente a casa da nessuna parte e non riesce ad attivare meccanismi di identificazione solidi nei confronti del contesto in cui vive''.

Per i giovani si tratta in sostanza di un sogno infranto. Usciti dalla casa di mamma e papa', le aspettative sono grandi ma la realta' e' molto dura. I ragazzi mantengono il proprio ottimismo grazie all'entusiasmo, l'orientamento edonista e ludico, il vigore fisico e intellettuale, la fiducia nelle proprie capacita' ed una certa dose di incoscienza; ma la felicita', che pure appartiene loro piu' delle altre fasce d'eta' (l'81,6% si dice abbastanza o molto felice), non deriva certo dalla situazione economica e sociale/personale (il 39,1% si sentirebbe piu' felice se questa migliorasse, rispetto al 35,4% e il 35,7% di adulti e maturi) o dalla condizione lavorativa. Da notare che i 18-34enni si trovano in una fase di realizzazione personale non soltanto sul lavoro ma anche negli affetti. Il 24,3% potrebbe essere piu' felice se avesse una vita affettiva piu' soddisfacente.

Di fronte all'insoddisfazione, i giovani hanno le idee chiare su cosa vorrebbero cambiare e al primo posto mettono il lavoro (58% contro il 54,6% degli adulti e il 27,2% dei maturi). Ma questa voglia di cambiamento si scontra con ''una percezione di impossibilita' e di chiusura delle prospettive future che rende difficile costruire una speranza per il futuro'', sempre secondo Monica Fabris.

A fronte di questa situazione, i giovani non si aspettano un contributo dalle istituzioni ma sentono di poter contare solo su di se' e sulle proprie forze. Sono meno interessati a una societa' che garantisca maggiori servizi (54,1% contro il 60,6% e il 58,1% delle fasce superiori) e preferirebbero un sistema in cui ognuno badi a se stesso (44,4% contro il 37,6% e il 40%) e piu' aperto all'innovazione (50,2% contro il 39,9% e il 30,4%).

Quale sia il lavoro ideale e' forse meno chiaro per i 18-34enni che oscillano tra passione e guadagno. Se interessano meno sicurezza (19,6% contro 23,5% degli adulti e 24,3% dei maturi), buoni rapporti umani (4,6% contro 7,6% e 10,1%) e orario flessibile (5,8% contro 7,6% e 7%), risultano assai piu' rilevanti un salario elevato (24,4% contro 23,2% e 18%), un lavoro coinvolgente (15,2% anche se meno elevato rispetto al 18,8% dei maturi), la possibilita' di carriera (7,7% contro 5,2% e 4,6%), la liberta' nell'organizzare il lavoro (6,6% contro il 10,1% degli adulti) e il minor tempo di impiego (6,1% contro il 3,7% e 3,8%). Rimane il fatto che tra un lavoro appassionante, anche se non molto pagato, e un lavoro poco interessante, ma che faccia guadagnare molto denaro, i giovani risultano essere i piu' combattuti (52% contro il 47% del campione totale).

Le preoccupazioni principali degli italiani, divisi per generazioni, confermano le ansie e le problematiche riguardanti soprattutto i 18-34enni. La casa, quale fondamento di un nuovo progetto di vita, e' al centro delle ansie dei giovani che temono di non riuscire a pagare l'affitto e il mutuo (45,9% per giovani e adulti contro il 37,1% dei 55-74enni). Si aggiunge l'ansia di mantenere i figli agli studi (42,1%) e di perdere il lavoro (43,8%).

L'indagine mostra un atteggiamento maturo di fronte alla crisi da parte di tutte le fasce d'eta' considerate (a parte i 15-17enni che risultano essere i meno informati). Anche i giovani sono coscienti del fatto che la crisi avra' effetti duraturi e profondi come l'aumento della disoccupazione e delle disuguaglianze sociali, anche se tra di loro c'e' chi percepisce una situazione piu' sicura rispetto all'anno passato.

Si rileva in questa fascia d'eta' una propensione al risparmio ma allo stesso tempo una difficolta' a realizzarlo: ''preferisco affidarmi ad una pensione integrativa altrimenti non ho la costanza di mettere da parte nulla'' e' quanto dichiara il 52,3%, contro il 49,8% degli adulti e 38,4% dei maturi. Inoltre il 27,5% dei giovani non riesce a risparmiare ''perche' le spese ordinarie e indispensabili assorbono la totalita' o quasi delle entrate''.

A causa della precarieta' di questa fascia di eta' risulta difficile affrontare investimenti a rischio. Per il 34,6% dei giovani e' decisiva la sicurezza di non perdere una parte importante del capitale (per gli adulti il 33,4% e 33,3% per i maturi). Anche se, come visto, i giovani sentono di poter contare solo su se stessi, chiedono allo Stato ammortizzatori sociali piu' efficaci (30,5%) e credono che per fronteggiare la situazione ci sia bisogno di una maggiore collaborazione tra gruppi di persone (34,8%).

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