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Impennata tra il 2006 e il 2007

Derivati, sono 500 gli enti locali coinvolti.

ultimo aggiornamento: 19 marzo, ore 17:53
Roma - (Adnkronos) - Il dato fornito da Bankitalia durante l'audizione in Senato, nell'ambito dell'indagine conoscitiva della Commissione Finanze. Più esposte le amministrazioni della Campania. Primo processo alla banche. Rinviati a giudizio 4 istituti di credito
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Roma, 19 mar. - (Adnkronos) - Sono quasi 500 gli enti locali che, a fine marzo 2009, utilizzavano strumenti derivati. E' il dato fornito dalla Banca d'italia, durante l'audizione in Senato, nell'ambito dell'indagine conoscitiva della Commissione Finanze. Tra la fine del 2005 e la fine del 2007, sulla base dei dati tratti dalla Centrale dei rischi, il numero di enti che utilizzavano strumenti derivati, quasi sempre swap di tasso di interesse, e' fortemente aumentato, da 349 a 669, per scendere a 474 a fine 2008. Alla fine di marzo 2009 le Amministrazioni locali che utilizzavano strumenti finanziari derivati con controparti operanti in Italia erano 496. Si trattava di: 13 Regioni, 28 Province e 440 Comuni.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, le Amministrazioni con una maggiore esposizione in derivati sono quelle campane (229 milioni), seguite da quelle del Piemonte e del Lazio (rispettivamente 185 e 126 milioni). Alla stessa data facevano ricorso a contratti in strumenti finanziari derivati anche 7 universita', 3 enti del comparto sanitario (ASL e Aziende ospedaliere), 3 comunita' montane, una associazione teatrale e una societa' regionale operante nel settore della viabilita'.

Il valore nozionale, sulla base delle segnalazioni statistiche di vigilanza, e' cresciuto a ritmi sostenuti negli anni scorsi, passando da circa 0,1 miliardi di euro alla fine del 2000 a circa 33 miliardi alla fine del 2006; dalla fine del 2007 si e' registrata una riduzione dell'operativita' in derivati delle Amministrazioni locali, accentuatasi dalla seconda meta' del 2008 in connessione con il blocco all'operativita' introdotto con la manovra finanziaria triennale dell'estate dello scorso anno. Alla di marzo 2009 il valore nozionale era pari a 24,5 miliardi. I valori di mercato negativi, che approssimano l'ammontare che gli enti dovrebbero versare agli intermediari se le operazioni in essere dovessero essere chiuse alla data di rilevazione, sono passati da circa 2 milioni alla fine del 2000, a quasi 1,1 miliardi alla fine del marzo 2009. L'esposizione piu' rilevante e' quella dei Comuni (0,6 miliardi), seguita da quella delle Regioni (0,4 miliardi) e delle Province (0,1 miliardi).

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