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Le risorse affluiranno nel Fondo strategico per il Paese

Donne della P.A. in pensione a 65 anni, l'Italia ha accolto le richieste di Bruxelles

ultimo aggiornamento: 10 giugno, ore 16:44
Roma - (Adnkronos) - La novità è contenuta in un emendamento che ha ricevuto il via libera del Cdm e che sarà inserito nel 'decreto conti pubblici' ora all'attenzione del Senato. Lunedì l'ultimatum dell'Ue all'Italia. Per gli statali stipendi cresciuti del 39,7% in 10 anni, nel privato del 25,7%
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Roma, 10 giu. (Adnkronos) - A partire dal 2012 le lavoratrici del pubblico impiego dovranno aver compiuto 65 anni per accedere alla pensione di vecchiaia. E' questa la decisione presa dal governo per ottemperare alla richiesta della Corte di Giustizia europea che ha chiesto all'Italia l'equiparazione dell'età pensionabile fra uomo e donna.

La novità è contenuta in un emendamento che ha ricevuto il via libera del Consiglio dei ministri in mattinata e che sarà inserito nella manovra. Emendamento che riguarderà "una platea di 25mila donne da qui al 2019", ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, il quale - nel corso della conferenza stampa a palazzo Chigi - ha voluto chiarire che la richiesta della Corte di Giustizia europea sull'equiparazione dell'età pensionabile tra uomo e donna "non riguarda in alcun modo il settore privato, non ne è neanche la premessa".

Dal canto suo il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha affermato che questo emendamento non prevede una deroga per la 'finestra mobile' prevista dalla manovra, riferendosi alla decisione del Consiglio dei ministri in merito allo scalone unico. Questa ipotesi di bloccare il meccanismo, della finestra mobile per le dipendenti statali, che costringerebbe ad andare in pensione 12 mesi dopo il raggiungimento del requisito, è stata quindi scartata nell'ambito della riunione di oggi.

Secondo una stima del ministero del Lavoro l'aumento dell'età pensionabile comporterà complessivamente risparmi per 1,450 miliardi di euro a partire dal primo gennaio 2012 per finire all'anno 2019. In particolare l'intervento approvato oggi dal governo avrà un impatto zero nel 2010 e nel 2011. Mentre i risparmi saranno pari rispettivamente a 50 mln nel 2012; 150 mln nel 2013; 250 nel 2014; 350 nel 2015; 300 nel 2016; 200 mln nel 2017, 100 nel 2018 e 50 nel 2019. Impatto zero anche nell'ultimo anno menzionato nella tabella, il 2020.

Il "sacrificio delle donne sarà compensato" dai servizi alla famiglia, alla non autosuffiecienza e all'infanzia che consentiranno di conciliare lavoro e famiglia, ha sottolineato il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna. Da questa scelta, ha quindi spiegato, "è nata l'idea di far affluire le risorse nel Fondo strategico per il Paese, nella consapevolezza che questi servizi serviranno per allegerire il carico familiare che oggi grava quasi interamente sulle spalle delle donne italiane impedendo loro di dedicarsi con la dovuta attenzione alla vita lavorativa".

Di "misura iniqua che si fa scudo, ancora una volta, delle richieste dell'Europa che vengono distorte e interpretate a piacimento dal governo'' parla Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera. ''L'Ue - ha proseguito - ci chiede di equiparare le condizioni salariali e normative di uomini e donne nel lavoro e, mentre di questo non c'è ombra nell'azione concreta di governo, la maggioranza procede sulla strada più facile: l'innalzamento dell'età per le donne". Pronta invece una controproposta del Pd che prevede "di recuperare l'uscita flessibile verso la pensione prevista dalla legge Dini del '95, fissando una età di base comune per uomini e donne di 61 o 62 anni (quota 97 prevista nel 2013 dalla riforma Prodi-Damiano) e oltre questa soglia la possibilità di una scelta autonoma di lavoratrici e lavoratori fino al limite massimo dei 70 anni".

"Un provvedimento grave, aberrante e iniquo che si somma a provvedimenti, adottati con la manovra, che colpiscono pesantemente le lavoratrici e i lavoratori attraverso le 'finestre mobili'", commenta la Cgil.

"L'aumento dell'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego è una forzatura che il Governo avrebbe potuto evitare confrontandosi con il Sindacato e continuando a confrontarsi con la Commissione europea", ha affermato il segretario confederale della Uil. Sulla stessa linea la Cisl secondo cui il governo ha assunto la decisione "in modo perentorio senza alcun confronto con il sindacato" che sta creando "una situazione iniqua e pesante nei confronti delle donne e del pubblico impiego", ha detto il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli.

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