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Al loro arrivo accolti dagli applausi dei colleghi

Escono dalla fabbrica i tre operai di Melfi, per la Fiat non possono tornare al lavoro

Operai di Melfi  Operai di Melfi
ultimo aggiornamento: 23 agosto, ore 21:36
Potenza - (Adnkronos/Ign) - Si sono presentati dopo il reintegro nonostante l'invito a restare a casa, non gli è stato consentito l'accesso: ''Ci appelliamo a Napolitano, non ci faccia vergognare di essere italiani''. L'azienda: ''Provvedimenti legittimi''. E la Fiom denuncia il Lingotto. Il ministro del Welfare Sacconi: ''Giusto che i lavoratori partecipino agli utili''. Ichino: ''Difficile capire la scelta del Lingotto''
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Potenza, 23 ago (Adnkronos/Ign) - Dopo meno di un'ora e mezza dal loro ingresso in fabbrica sono usciti dai cancelli della Fiat di Melfi i tre operai Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte (delegati Fiom Cgil) e Marco Pignatelli (iscritto Fiom), prima licenziati dall'azienda e poi reintegrati dal giudice del lavoro.

L'azienda ha deciso di corrispondere lo stipendio ma di non farli lavorare fino al 6 ottobre, data dell'appello davanti al giudice del lavoro. La Fiat ha messo a loro disposizione una saletta per l'espletamento delle prerogative sindacali ma non ha consentito di riprendere la loro mansione alle linee di montaggio.

Gli operai, uscendo dalla fabbrica, hanno lanciato un appello al presidente della Repubblica. A nome loro ha parlato Barozzino, delegato sindacale della Fiom Cgil. ''Lancio un appello al presidente Napolitano: non ci faccia vergognare di essere italiani'', ha detto riferendosi all'atteggiamento dell'azienda che non ha permesso loro di riprendere le mansioni.

Nel momento in cui i tre operai sono entrati in fabbrica, i molti colleghi che erano davanti ai cancelli della Fiat hanno lungamente applaudito. Gli operai si sono presentati accompagnati dagli avvocati e da un ufficiale giudiziario per l'esecuzione della decisione del giudice del lavoro di Melfi che aveva sancito l'immediato reintegro.

La Fiom Cgil, che ha proclamato un'ora di sciopero, annunciando nuove iniziative legali che si sono tradotte in un esposto-denuncia presso la caserma dei carabinieri di Melfi (Potenza). Nella diffida inviata sabato all'azienda aveva già anticipato che avrebbe fatto ricorso alla magistratura contro una decisione ''inaccettabile'', manifestando l'intenzione di riservarsi ''ogni azione, oltre che sul fronte sindacale, anche in sede penale, civile e di esecuzione''.

"La scelta della Fiat a Melfi è stata grave - sottolinea - il leader della Fiom, Maurizio Landini. Oggi si è assunta la responsabilità di commettere un reato". Via dunque, da parte del sindacato, "all'esposto alla magistratura" contro la Fiat che ha disatteso "un decreto esecutivo del giudice".

Da parte sua Fiat difende la decisione di non consentire il ritorno al lavoro dei tre operai: "L'azienda, fiduciosa che il Tribunale di Melfi, nel giudizio di opposizione, saprà ristabilire la verità dei fatti - spiega in una nota -, ribadisce la ferma convinzione che siano pienamente legittimi i provvedimenti adottati nei confronti dei tre lavoratori e ritiene di poter ampiamente dimostrare nel corso dell'udienza fissata per il 6 ottobre prossimo - continua - che il comportamento tenuto dai tre scioperanti fu un volontario e prolungato illegittimo blocco della produzione e non esercizio del diritto di sciopero".

Per l'Azienda infatti, "i comportamenti contestati ai tre scioperanti sono stati di estrema gravità, in quanto, determinando il blocco della produzione, hanno leso la libertà d'impresa, causato un danno economico e condizionato il diritto al lavoro della maggioranza degli altri dipendenti che non avevano aderito allo sciopero". Fiat sottolinea al tempo stesso come "Sata ha comunque doverosamente eseguito il provvedimento di reintegro emesso dal Tribunale di Melfi, con il ripristino del rapporto con i lavoratori interessati, sia per gli aspetti retributivi sia per l'agibilità completa dell'attività sindacale, dei relativi diritti e connesse prerogative".

La decisione di non avvalersi della sola prestazione di attività lavorativa dei tre interessati, "che costituisce prassi consolidata nelle cause di lavoro e che ha l'obiettivo di evitare ulteriori occasioni di lite tra le parti in causa, trova, nel caso specifico, ampia e giustificata motivazione nei comportamenti contestati che, in attesa del completarsi degli accertamenti processuali, si riflettono negativamente sul rapporto fiduciario fra azienda e lavoratori", prosegue la nota. Comportamenti per i quali, conclude, "è in corso anche indagine penale da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Melfi".

Intanto, una delegazione del Pd lucano guidata dal segretario regionale, Roberto Speranza, e dal presidente del gruppo in consiglio regionale Vincenzo Viti si è recata dinanzi ai cancelli della Fiat di Melfi, per chiedere, si legge in una nota, di "ricostruire un clima di dialogo tra azienda e lavoratori'' indicando ''l'effettivo reintegro dei tre operai licenziati come ''punto di partenza irrinunciabile". ''Abbiamo sperato fino all'ultimo che la Fiat tornasse indietro - sottolinea dal canto suo Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del Pd -. Invece, l'ennesima prova di forza per umiliare i lavoratori reintegrati''. ''In tale contesto - prosegue Fassina - è gravissima la latitanza del governo''.

Dalla parte dei lavoratori si è schierato anche il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo: ''La posizione della Fiat appare immotivata e rischia di compromettere il sereno rapporto tra lavoratori e azienda con inevitabili riverberi nelle relazioni tra Fiat e istituzioni. ''Non posso esimermi - aggiunge - dal denunciare quello che si configura come una vera e propria violazione dei diritti e confido in un pronto ravvedimento dell'azienda''.

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