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Fornero su esodati: "La tutela va estesa ad altri 55mila". Poi attacca l'Inps

ultimo aggiornamento: 20 giugno, ore 08:23
Roma - (Adnkronos/Ign) - La titolare del Welfare al Senato: "Ho detto sempre il vero e non ho mai sottratto dati". E ipotizza un tavolo tecnico per risolvere il problema. Apertura sulla riforma del lavoro: ''Bisogna essere disposti e preparati a monitorarla, serve approccio pragmatico e valutazione in itinere''. Squinzi: "La riforma è una boiata ma va approvata entro il 28". La replica del ministro: ''Sicura che si ricrederà''. Consulenti lavoro: non sotto 370mila, dati Inps reali e veritieri


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Roma, 19 giu. (Adnkronos/Ign) - Sono 55 mila, uno più o uno meno, i lavoratori che ancora rischiano di restare senza pensione e senza reddito, oltre ai 65 mila già salvaguardati con il decreto ministeriale della scorsa settimana. Alla fine di una settimana trascorsa tra accuse e polemiche, è questa per il governo la platea definitiva di quanti potrebbero essere duramente penalizzati dalla riforma delle pensioni e che saranno al centro di interventi di salvaguardia. Ma non a tutti sarà garantita la deroga alla riforma; il governo infatti per i meno anziani studia anche altre ipotesi: dall'estensione degli ammortizzatori sociali all'ipotesi di reimpiego sostenuto da incentivi fiscali e contributi ad hoc.

A cercare di mettere la parola fine al rincorrersi di numeri e sospetti è il ministro del Lavoro Elsa Fornero che ha tentato di presentare, nel corso della sua informativa al Senato, una sorta di 'road map' sugli esodati, anzi meglio, dice, "su quei lavoratori che meritano, pur con costi per la collettività, di essere salvaguardati dagli effetti del recente inasprimento dei requisiti per il pensionamento".

Tentativo che a giudicare dalle reazioni sindacali non è andato a buon fine, nonostante la rassicurazione del ministro per l'avvio di "un serrato confronto con le parti sociali" e la ripetuta disponibilità offerta dal governo per trovare una via d'uscita anche con la creazione di un tavolo tecnico. Per la Cgil, infatti, la questione è ancora "in alto mare", la Cisl parla di "risposte evasive e contraddittorie", la Uil li giudica "dati inaffidabili" mentre l'Ugl constata la "mancanza di volontà a risolvere il problema".

Una platea quella individuata che spazia dai 4.700 lavoratori già in mobilità ordinaria ai 15.300 lavoratori in cassa integrazione guadagni straordinaria fino a marzo 2012, che passeranno al trattamento di mobilità ordinaria della durata di tre-quattro anni; dai 20.000 lavoratori, che si prevede saranno posti in mobilità senza il passaggio per la cassa integrazione guadagni straordinaria, stimati sulla base dei dati numerici indicati nelle liste degli accordi governativi stipulati tra il 2008 e 2011 a disposizione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale ai 1.600 lavoratori del settore finanziario aventi diritto ad accedere a fondi di solidarietà; dai 7.400 preselezioni volontarie con pensione avente decorrenza nel 2014, ai 6.000 lavoratori cessati entro il 31 dicembre 2011, per accordi individuali e collettivi, sempre con pensione con decorrenza entro il 2014.

Tra questi, con "una attenta valutazione" vista la situazione finanziaria del paese, con un bilancio pubblico "messo a dura prova, si procederà alla salvaguardia dei lavoratori che sicuramente riguarderà, come garantisce Fornero innanzitutto i lavoratori interessati da accordi collettivi sottoscritti con l'apporto del Governo, "dato che l'approdo alla pensione al termine della mobilità era in questi accordi considerato elemento essenziale per la loro stessa conclusione". A tirare un sospiro di sollievo dunque, anche i lavoratori del sito siciliano Fiat di Termini Imerese. Per altre categorie, invece, "la salvaguardia potrebbe riguardare coloro che maturano il diritto entro il 2014 o che hanno superato una certa soglia di età".

Per gli esodati "meno anziani", dunque, in arrivo un possibile mix di soluzioni: "dall'estensione del trattamento di disoccupazione a formule di sostegno dell'impiego di queste persone con incentivi contributivi e fiscali", dice ancora il ministro, che non esclude che dal computo possano inoltre essere stralciati alcuni lavoratori che "su base volontaria partecipino a lavori di pubblica utilità, che possono essere gestiti dagli enti territoriali, utilizzando loro fondi, ne', previo accordo con le parti sociali, l'uso dei fondi interprofessionali".

E questo perché "bisogna essere pienamente consapevoli dell'onere che il ripristino dei vecchi requisiti per l'accesso alla pensione di questa nuova platea di lavoratori comporta e della corrispondente sottrazione di risorse rispetto ad altri possibili impieghi, magari egualmente meritevoli di attenzione sotto il profilo sociale", avverte il ministro che attraverso soluzioni alternative intende bypassare quell'aumento dell'aliquota contributiva, previsto dal milleproroghe, con cui finanziare l'intervento sugli esodati.

Ma l'informativa di Fornero è stata anche l'occasione per il ministro di togliersi ufficialmente qualche sassolino dalla scarpa; ha respinto duramente le accuse rivoltegli dai sindacati, "non ho fornito dati falsi ne sottratto dati", ed è tornata ancora ad attaccare l'Inps e le sue previsioni circa i 400 mila esodati che nei giorni scorsi avevano fatto esplodere la polemica. Le tabelle Inps hanno fornito un quadro "parziale e fuorviante". Parziale "perché non contiene tutti gli accordi di mobilità, i cui effetti si perfezioneranno nei prossimi anni, e sui quali il Governo sta facendo la ricognizione" e fuorviante "perché essa individua un insieme eterogeneo di soggetti". Il ministro dunque ribadisce di "non aver trascurato nessuno" ma solo di aver dato priorità a quei lavoratori già usciti con più immediata necessità e maggiore rischio", dice ancora difendendo la sua idea di un intervento sugli esodati in due tempi.

Quello che serve, comunque, e che forse ha innescato per Fornero il tutto, e" una nuova cultura del lavoro che deve liberarsi dall'idea che, superati i 50 anni, ci si avvicini verso un declino progressivo delle capacità e dell'impegno lavorativo, e che pertanto sia impossibile per un sessantenne trovare un lavoro, anche solo part-time".


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