News > Economia > Fiat, reintegrati lavoratori licenziati a Melfi. Fiom: ''Ora chiedere scusa agli operai''
Licenziati dall'azienda nel luglio scorso
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Fiat, reintegrati lavoratori licenziati a Melfi. Fiom: ''Ora chiedere scusa agli operai''
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ultimo aggiornamento: 10 agosto, ore 21:55
Roma - (Adnkronos/Ign) - Landini: ''Soddisfazione doppia perché innanzitutto viene dimostrata la volontà antisindacale di Fiat e in secondo luogo perché viene confermata l'importanza dello Statuto dei lavoratori''. Un mese di tensioni. Via libera alla newco 'Fabbrica Italia'
Roma, 10 ago. (Adnkronos/Ign) - Immediato reintegro dei tre operai dello stabilimento Fiat di Melfi (Potenza), due dei quali delegati Fiom, licenziati nel luglio scorso. Lo ha stabilito la sentenza del giudice del Lavoro di Potenza che ha definito 'antisindacale' la decisione della Fiat.
Una "grande" sentenza che restituisce "la giusta dignità ai tre lavoratori ingiustamente licenziati. In troppi hanno fino ad oggi parlato a sproposito di sabotaggio, oggi devono chiedere scusa ai lavoratori e anche alla Fiom". E' il leader della Fiom Maurizio Landini a commentare così con l'ADNKRONOS la decisione del giudice del Lavoro. "Una soddisfazione doppia perché innanzitutto viene dimostrata la volontà antisindacale di Fiat e in secondo luogo perché viene confermata l'importanza dello Statuto dei lavoratori in un momento in cui il governo ha annunciato di volerci mettere mano", aggiunge. Ma la sentenza, prosegue Landini, "deve far riflettere anche la Fiat perché la vicenda ha dimostrato come il tentativo di uscire da una crisi cancellando i contratti e le leggi non porti da nessuna parte, né l'azienda né i lavoratori".
Soddisfatti del reintegro anche Fim e Uilm che però guardano oltre Melfi, a una ripresa dei negoziati per il lancio di Fabbrica Italia con una Fiat 'scoraggiata' dalla conflittualità messa in piedi da Fiom.
Sulla sentenza si è poi acceso il dibattito politico. "E' un atto di giustizia, governo e azienda imparino la lezione", ha commentato il Pdci mentre l'Idv, per bocca di Antonio Di Pietro, ha sottolineato come la decisione ponga fine "all'arroganza di un'azienda che con la complicità del governo e di una parte dei sindacati pretendeva di comportarsi come negli anni 50'' oltre a certificare la "preziosa presenza di una magistratura autonoma dai poteri forti".
Anche il Pd ha apprezzato la decisione del giudice. ''La giustizia del lavoro ha fatto il suo corso. Ci auguriamo che da ciò discenda un clima di rapporti improntati al confronto e non allo scontro", ha commentato l'ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, capogruppo del Pd in commissione mentre il responsabile economico, Stefano Fassina, ricorda a Fiat come un "comportamento antisindacale non porti lontano".
E Paolo Nerozzi, ex segretario confederale della Cgil, oggi senatore Pd, chiede che sulla sentenza il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi riferisca in aula visto che la motivazione del reintegro degli operai, e cioè l'antisindacalità della licenziamento Fiat, "è un fatto di una gravità eccezionale".
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