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Nel corso della trasmissione 'L'intervista' di 'Sky Tg24'

Fornero: ''Nessuna demonizzazione del posto fisso. Flessibilità va pagata di più''

ultimo aggiornamento: 04 febbraio, ore 16:34
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il ministro del Lavoro: ''Si parla troppo di art. 18, il mio modello è mercato con 'flessibilità buona'''. Poi sulle pensioni: ''La riforma aiuta i giovani ed è importante per evitare la caduta nel baratro''. Monti: ''Il posto fisso? Credo sia un valore positivo''. Guidi all'Adnkronos: ''Art. 18 frena la crescita dal '70, va abolito''


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Roma, 4 feb. (Adnkronos/Ign) - ''Non c'è nessuna demonizzazione del posto fisso che resta un'aspirazione per molti ma se non può essere per tutti, chi accetta la flessibilità non ne deve pagare i costi''. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, nel corso della trasmissione 'L'intervista' di 'Sky Tg24'.

''Dobbiamo rompere quel meccanismo per cui il lavoro flessibile è quello che costa di meno''. La flessibilità è un fattore importante ma le imprese la devono ''pagare un po' di più e non un po' di meno''. "Il mio modello - ha spiegato - è quello di avere nel sistema economico una flessibilità buona" che ''vuol dire la possibilità di trovare subito un altro posto". "Essere legati a tutti i costi ad un'impresa - ha aggiunto - non è una situazione ottimale nemmeno per i lavoratori".

E ''nessuno potrà mai licenziare per motivi di discriminazione. E' inaccettabile in qualunque paese civile e quindi anche in Italia''. Per Fornero ''si parla troppo di articolo 18''. Quello che può toccare questo articolo ''è la flessibilità in uscita. Non è giusto legare i lavoratori all'impresa in tutte le circostanze. Non è ottimale che un lavoratore sia stretto all'impresa a tutti i costi''. Ma ''chi perde il suo posto di lavoro deve essere aiutato a trovare un nuovo lavoro e perché no dall'azienda stessa. Questo sarebbe la flessibilità buona''.

Fornero ha parlato anche della riforma sulle pensioni che ''è stata importante per evitare che l'Italia cadesse nel baratro'' e ''aiuta i giovani, sottrae loro un onere, quello del debito che era un peso enorme sulle giovani generazioni''.

Quanto all'esecutivo, il ministro ha spiegato che ''questo è un governo tecnico. Non è di parte e non vuole favorire una parte o un'altra della società italiana o partiti a cui non è particolarmente legato. Ovviamente c'è una maggioranza a cui il governo rende conto ma l'esecutivo ha l'ambizione di fare delle politiche per il Paese''.

Quindi la Fiat. ''Sicuramente mi dispiace'' che si possa dire che ora è più americana che italiana, ha affermato Fornero. ''Per quello che sta nell'ambito delle competenze del ministro del Lavoro bisogna fare di tutto perché resti italiana e italiana come realtà produttiva''. ''Abbiamo bisogno di industria in questo Paese'' ha avvertito, e bisogna evitare che le imprese ''vadano nei paesi in cui produrre costa di meno. Bisogna evitare che le nostre imprese vadano a trasferirsi all'estero''.

A 'Sky Tg24' Fornero ha poi detto che quella del viceministro Martone sui laureati è stata ''una frase infelice. Capita a tutti di usare un'espressione infelice. Sicuramente non avrei usato quell'espressione''.

Mentre incidente chiuso con il sottosegretario, Gianfranco Polillo, che aveva affermato nei giorni scorsi riferendosi proprio a Fornero che ''un politico con un pizzico di esperienza non avrebbe mai fatto l'icona della fontana che piange''. ''Polillo, si potrebbe anche dire in una tradizione maschilista, mi ha mandato dei fiori - ha detto - Dei fiori veramente belli. Sarò un po' debole ma l'incidente è chiuso''.

Alle parole del ministro Fornero ha replicato con l'Adnkronos Guidalberto Guidi, imprenditore ed ex vicepresidente di Confindustria. Per Guidi vanno lasciate alle imprese "tutte le possibilità di creare un posto di lavoro, serio, retribuito e in regola". L'ex vicepresidente di Confindustria è convinto che i contratti di lavoro flessibili siano indispensabili per creare occupazione. "Si è ricominciato ad assumere grazie ai decreti legge di Treu", ricorda, evidenziando che "nessuno avrebbe più assunto se non costretto da qualcuno".

Quanto al numero dei contratti disponibili, "le aziende serie ne utilizzano due o tre, quattro al massimo". Riguardo ai costi che devono sostenere le imprese, "i contratti a tempo determinato hanno le stesse retribuzioni di quelli a tempo indeterminato e per il contratto in affitto l'azienda paga il 10% in più, ovvero il margine per l'agenzia che intermedia".

Secondo Guidi, poi, l'articolo 18 frena la crescita, come sostenuto anche da Monti, "non da oggi, ma dal 1970". Se fosse "abolito subito", molte imprese "potrebbero trasformare contratti a termine e atipici in tempo indeterminato".

"Lo sanno tutti, la legge 300 del 1970 è impropriamente detta Statuto dei lavoratori quando in realtà è 'lo Statuto del sindacato': c'è dentro la codificazione della presenza del sindacato nelle imprese e nell'economia, crea la religiosità del sindacato", spiega Guidi, che ricorda: "In nessun altro Paese al momento si può richiedere un decreto della magistratura per comportamento antisindacale". Qualcuno, e lo stesso imprenditore si annovera tra questi, "può ritenere che sia anomalia".

Tutta la discussione sulla riforma del mercato del lavoro, prosegue, "deve essere incentrata su una domanda: come dare più occupazione? La risposta è colpire gli abusi e lasciare tutte le opportunità di assumere alle imprese". L'abolizione dell'articolo 18, insiste Guidi, "non crea un posto di lavoro domani, ma porta immediatamente una conseguenza: molte imprese possono trasformare i contratti a tempo determinato e quelli atipici in tempo indeterminato". A patto, però, che "sia tolto il reintegro e che la sanzione stabilita non sia un incentivo a farsi licenziare". Oggi, invece, chi assume a tempo indeterminato "fa un matrimonio a vita con il lavoro. Una condizione che è scomparsa anche in Giappone ed è rimasta solo in Grecia, che abbiamo visto la fine che ha fatto".

Guidi ripercorre anche la genesi dello Statuto dei lavoratori. "Nasce da una proposta di legge di Nenni, poi il ministro Brodolini la fa sua e, alla sua morte, la completa Donat Cattin", ricorda, per poi sottolineare che "nella prima stesura non c'era il reintegro del lavoratore, che per le imprese è il problema principale, anche perché in tutto il mondo il risarcimento economico è considerato sufficiente".


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