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Imu, allarme affitti calmierati. Confedilizia: ''Spariranno con aumento tasse del 300%''

ultimo aggiornamento: 10 dicembre, ore 18:52
Roma - (Adnkronos) - Con l'imposizione dell'aliquota ordinaria del 7,6 per mille da sommare alla cedolare secca, scompare la convenienza a proporre sul mercato questo tipo di contratto di locazione. Sunia: ''In 3 anni si prevede un recesso di massa. L'aumento indistinto della tassazione provocherà un ulteriore innalzamento degli affitti scaricando il peso sull'anello più debole della catena''. Stangata Imu su Roma e Milano, 500 euro medi


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Roma, 10 dic.(Adnkronos) - Con la manovra del governo a rischio il mercato delle locazioni. L'allarme contro il provvedimento all'esame del Parlamento arriva unitariamente da proprietari ed inquilini che puntano il dito sulla possibilità che la nuova Imu faccia letteralmente dissolvere i contratti a canone calmierato; quegli stessi introdotti per venire incontro alle esigenze delle fasce più deboli. A scomparire, infatti, di fronte ad un'imposizione che assoggetta questo canale di locazione all'aliquota ordinaria del 7,6 per mille contro il 4 per mille previsto attualmente dall'Ici, e da sommare alla cedolare secca, la convenienza a proporre sul mercato questo tipo di contratto di locazione che comunque rappresenta il 25,3% del complesso degli affitti.

L'aggravio di imposta per i proprietari infatti sfiorerebbe di media il 300%. A fare i conti è Confedilizia: nel caso di un immobile con un contratto a canone calmierato, attualmente soggetto ad un'aliquota Ici del 4 per mille, calcola, l'applicazione della nuova Imu nella misura base del 7,6 per mille comportera' un aggravio di imposta per il locatore, considerato l'aumento del 60% della base imponibile, pari al 204%. Un dato che schizzerebbe al 324% se il Comune interessato portasse l'aliquota al livello massimo consentito (10,6 per mille). Effetto più soft invece per gli immobili affittati con contratto a canone libero, attualmente soggetti ad un'aliquota Ici del 6,5 per mille; l'applicazione della nuova Imu nella misura base del 7,6 per mille comporterà un aggravio di imposta per il locatore , sempre considerato l'aumento del 60% della base imponibile , pari all'87% che potrebbe arrivare al 161% se il Comune dovesse portare l'aliquota al livello massimo consentito. Una situazione per la quale il Sunia è pronta a lanciare un allarme sociale. Un aumento indistinto della tassazione, infatti, non solo rischierebbe di innescare una fuga di massa dei proprietari di immobili dai contratti calmierati verso quelli a libero mercato, nei prossimi 3 anni mano mano che verranno a scadenza i contratti, ma anche di innalzare ulteriormente il livello degli affitti "già oggi ampiamente insopportabili" per le famiglie, scaricando sull'anello più debole della catena l'aumento della tassazione.

Gli aumenti interverranno gioco forza in corso di contratto e potrebbero anche creare, secondo i proprietari immobiliari, gravi tensioni e contenziosi per la revisione dei canoni oltre a stimolare la presentazione di accezioni di costituzionalità della norma. Serve dunque per proprietari e inquilini, ricalibrare quanto previsto dalla manovra prevedendo l'opportunità di una riduzione dell'aliquota Imu per gli immobili locati a contratto calmierato. Una 'correzione' con cui di fatto dimezzare l'aliquota ordinaria prevista che determinerebbe, sempre secondo calcoli elaborati da Confedilizia, "un minor gettito per lo Stato e per i Comuni di soli 230 milioni di euro in tutto".


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