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E' quanto emerge dal Bilancio sociale

Inca, sempre piu' disoccupati e cassaintegrati

ultimo aggiornamento: 03 luglio, ore 20:01
Ogni anno il patronato conta circa 5 milioni di contatti, cui corrispondono oltre 2 milioni di pratiche avviate (VIDEO)


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Roma, 3 lug. - (Adnkronos/Labitalia) - La crisi occupazionale ha cambiato profondamente l'attivita' di tutela dell'Inca e la sua utenza. Al patronato crescono le domande di cassa integrazione straordinaria e ordinaria, le domande di disoccupazione e di mobilita' e cambia anche la tipologia di chi si rivolge al patronato per avere consulenza personalizzata e sostegno nell'accesso ai diritti. Ogni anno l'Inca conta circa 5 milioni di contatti, cui corrispondono oltre 2 milioni di pratiche avviate. E il patronato della Cgil si conferma come primo patronato per volume di attivita'.

E' quanto emerge dal Bilancio sociale dell'Inca, presentato oggi. Negli ultimi tre anni, alla tradizionale platea, secondo il patronato della Cgil, si sono aggiunti molti giovani alla ricerca di lavoro o con contratti precari, i pensionandi, che devono fare i conti con le nuove norme in materia previdenziale, costretti anche a subire le conseguenze delle numerose crisi aziendali e che non sanno come far fronte all'inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione. Non c'e' lavoro, si sottolinea, mentre si allunga per tutti la prospettiva del pensionamento.

"La legge n. 214/2011, la cosiddetta manovra Monti-Fornero, ha generato -insiste il patronato Inca- un profondo disorientamento tra le lavoratrici e i lavoratori e ha ulteriormente sfiduciato i giovani, tra i quali si verifica il piu' alto tasso di disoccupazione (oltre il 30%) e un livello di precarieta' mai raggiunto finora dal nostro Paese (circa il 30,8%, pari a un milione, ha contratti a tempo determinato o collaborazioni)".

Secondo il Bilancio sociale dell'Inca, "il ricorso al patronato in Italia e all'estero e' altresi' aumentato, in questi ultimi anni, anche per le scelte compiute dagli enti di previdenza, con la chiusura di molti sportelli al pubblico e contemporaneamente con l'obbligo dell'invio telematico delle domande per ottenere le prestazioni previdenziali e assistenziali, senza tener conto del basso tasso di alfabetizzazione informatica degli italiani, che si attesta, secondo studi recenti, al 18° posto nella graduatoria europea: solo il 43% delle famiglie possiede un computer, contro il 54% della media europea".

Peraltro, "anche tra gli stessi utilizzatori di strumenti telematici -continua l'indagine dell'Inca- e' prevalente la scelta di rivolgersi al patronato data la complessita' delle norme previdenziali e assistenziali che richiede competenze specialistiche, senza le quali e' difficile per chiunque riuscire a interpretarle nel modo giusto. Non deve sorprendere, percio', se in questo contesto il patronato e' vissuto come un punto di riferimento importante che, accorciando le distanze tra la pubblica amministrazione e la societa' civile, consente, nonostante la crisi e le numerose modifiche apportate al mercato del lavoro e al sistema di welfare, di rendere esigibili i diritti previdenziali e assistenziali".

L'Inca, "confermandosi come il primo patronato per volume di attivita' -continua la nota- rappresenta uno specchio di questa realta' difficile, fatta di donne e uomini ai quali vengono a mancare certezze finora date per acquisite". "Negli ultimi tre anni, il Bilancio sociale dell'Inca -rimarca- registra un forte sbilanciamento della propria attivita' verso richieste di prestazioni socio-assistenziali, comprensive di quelle di sostegno al reddito, in gran parte con punteggio pari a 0, o non rientranti nel paniere ministeriale delle prestazioni, per le quali non e' riconosciuto alcun rimborso pubblico".

"Se si guarda complessivamente a questi ambiti di intervento -conclude l'Inca- ci si accorge che l'attivita' dell'Inca e' cresciuta in modo significativo: dal 2009, il dato complessivo, che sfiorava 1.100.000 pratiche, e' passato nel 2011 a circa 1.500.000. In questo contesto, la consulenza gratuita e professionale dell'Inca ha rappresentato, quindi, un ingresso indispensabile per impedire che i diritti si trasformassero soltanto in una semplice variabile dipendente dalla crisi".

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